IL GRAFFIO DEL LUNEDÌ

Il calcio deve ripartire? Sì, dal taglio degli stipendi

Non sappiamo neppure se domani possiamo uscire di casa senza incorrere in qualche infrazione, e di quanti altri morti avremo stasera, e qui si parla di Jovic e di Ibra

di Dario Ceccarelli

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(Ipp)

Non sappiamo neppure se domani possiamo uscire di casa senza incorrere in qualche infrazione, e di quanti altri morti avremo stasera, e qui si parla di Jovic e di Ibra


3' di lettura

Fa un effetto surreale leggere, nella bufera di questi giorni, le notizie che riguardano il calcio mercato e i vari nodi della (ipotetica) ripresa dei campionati. “Il Napoli insegue Jovic”, “ Milik dopo Ibra nel Milan”, “le armi di Conte per vincere lo scudetto…”
Viene da dire. Ma quale scudetto? Ma quali armi? Ma quale Jovic? Non sappiamo neppure se domani possiamo uscire di casa senza incorrere in qualche infrazione, e di quanti altri morti avremo stasera, e qui si parla di Jovic e di Ibra. E di affari super convenienti e di giostra degli scambi. È tutto surreale. Fuori contesto. Spiazzante.

Spiazzante come Matteo Salvini che da qualche tribuna della domenica ha detto che, per la prossima Pasqua, si potrebbero riaprire le chiese ai fedeli. Una splendida idea. Che piacerà sicuramente al governatore della Lombardia Fontana fautore, al contrario, della massima severità.
Papa Francesco nella domenica delle Palme prega nella solitudine di piazza San Pietro proprio per dare l'esempio, di non abbassare la guardia; e lui, Matteo, come un nuovo evangelista, dice che a Pasqua si può stare in chiesa tutti assieme. Ma con quale autorità?

Va bene ostentare il rosario come fosse il distintivo del Milan; va bene (ma parli per lui), invocare l'eterno riposo con Barbara d'Urso. Ma che ora Salvini, dopo aver indossato ogni divisa e ogni costume (da poliziotto al Mago Zurlì), voglia indossare anche l'abito talare del Papa, è un passo decisamente ardito. Una caricatura del Medio Evo che riporta alle antiche sfide tra papi e imperatori. Solo che in questo caso manca l'imperatore. E poi Papa Francesco non scherza con le invasioni di campo. Soprattutto quando ha in mano il bastone pastorale.

Cose un po' surreali, insomma. Come questa ansia da parte delle società A di riprendere il campionato. O di fissare delle date plausibili in in uno scenario dove sono saltate tutte le marcature. Chiaro che qui ballano cifre pazzesche, e che se non arriva l'ultima tranche 300 milioni di Sky e Dazn, il fallimento di molte squadre diventa uno scenario concreto. Tutto comprensibile, ma che ripeto uno schema già visto. Quello dell'ostinazione a non guardare la realtà. E ben fa Claudio Ranieri, allenatore della Sampdoria (otto giocatori positivi) a dire con fermezza: calma e gesso. “Il governo può dire quello che vuole, ma spetta ai medici deciderlo. Questo virus può dare complicazioni di cuore. Ha fatto bene il presidente Conte a emanare quel decreto sul divieto agli sportivi professionisti, in modo di togliere idee strane. Di fronte alle migliaia di morti, in questo momento i giocatori hanno solo un dovere: stare a casa”.

Gli allenamenti (da casa) per la pallavolo

Parole sacrosante, quelle di Ranieri, ma difficili da far entrare nella testa. Il mantra è sempre quello: bisogna ripartire. Come in Nicaragua o in Bielorussia?
Bisogna ripartire. Sì, ma senza cadere nei clamorosi errori di prima. Come far giocare alcune partite a porte aperte, quando l'allarme era già incombente. O altri che sappiamo. Il calcio, visto che è sempre sull'orlo del fallimento anche senza virus, qualche piccolo esame, per ricominciare meglio, se lo potrebbe fare. A partire dagli Ingaggi clamorosi non per Ronaldo (che ci può stare) ma per mezze pippe (ognuno metta la sua…) che poi a gennaio cambiano casacca per un ingaggio ancora più cospicuo. Tutte cose risapute, ma sempre accettate come una legge non scritta del mondo reale, che solo gli ingenui non capiscono. E difatti siamo qua, noi ingenui, a guardare il Titanic che affonda senza neanche l'orchestrino che suona.

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