il graffio del lunedÌ

Il calcio tra lealtà, goliardia e feste rimandate

di Dario Ceccarelli


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2' di lettura

Meno male. Meno male che l’Inter non ha imitato la Juventus: e che, pur con qualche affanno, ha battuto il non formidabile ma volitivo Frosinone. Perché con l'Inter non si sa mai. Qualcosa per stupire lo inventa sempre. Luciano Spalletti, che poi ha parlato di «partita fondamentale e decisiva», sarebbe stato capacissimo, per far vedere che non è di meno di Allegri, di convocare tutti i baby della Pinetina, compreso il lavapiatti. Ma ormai è acqua passata. Spalletti fa perfino giocare Icardi. Anche se poi non gli fa battere i rigori. Per quelli Maurito deve aspettare ancora un po', magari quando ad andar via sarà Spalletti

A proposito della Juventus, e della mancata festa scudetto: quante storie! Sarà libera o no, la Juve, di far giocare tre ragazzini contro la Spal? La accusano di tiranneggiare, di non lasciar spazio agli avversari, di aver il ucciso il campionato, una volta che perde, tutti a criticarla!

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Poi le feste, che barba: è da settembre che diciamo che ci sarà la festa per l’ottavo scudetto consecutivo. Ma bisogna farla proprio poco prima della partita con l'Ajax ? Spostiamola a Ferragosto, a Natale. Insomma, quando non c'è la Champions…

Stiamo scherzando, naturalmente. Lo diciamo perché il calcio è sempre capace di trasformare il divertimento in polemiche rissose. Un Re Mida all'incontrario che trasforma l'oro in metallo meno nobile. Certo, la Juve può mettere in campo chi vuole, tutelare i suoi interessi, poi però anche accettare le critiche. Perfino degli ipocriti che, al suo posto, avrebbero probabilmente fatto la stessa scelta.

Vicenda molto più censurabile è quella di San Siro, dove due milanisti - Kessie e Bakayoko - dopo aver scambiato la maglia con Acerbi, lo sbeffeggiano davanti alla curva esibendola come un trofeo. Una goliardata, ma di pessimo gusto. Adesso naturalmente ci sarà una multa, la solita inchiesta, il solito polverone. Ma questa non è un ragazzata come invece ha minimizzato con un comunicato la società rossonera. Ha ragione Gattuso: così non si fa. Quello che è stato colpito, con quel gesto, è la lealtà, il senso ultimo dello sport. La domanda è banale: ma perché queste cose accadono sempre nel calcio?

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