decreto dignità

Il calcio perde 100 milioni con lo stop alle pubblicità di giochi e scommesse

Dal 15 luglio scorso in Italia è vietata qualsiasi forma di pubblicità di giochi o scommesse con vincite di denaro

di Emanuele Cuomo


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4' di lettura

Il dibattito sul business del gioco d’azzardo si è riacceso con l’entrata in vigore del Decreto Dignità. Dal 15 luglio scorso in Italia è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche.

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Le misure disposte dal Governo, per contrastare il fenomeno della ludopatia, non consentono la promozione di attività e prodotti legati al gioco d’azzardo nemmeno tramite le trasmissioni tv o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet (la normativa è stata introdotta dall’articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96).

L’inosservanza delle disposizioni comporta a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell’organizzatore della manifestazione l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a 50 mila euro.

Per il settore audiovisivo l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni sottolinea come l’introduzione del divieto comporti, in termini di ricavi pubblicitari, una consistente perdita a carico dei broadcasters, stimata da Confindustria Radio Tv in circa 60 milioni di euro. Le nuove disposizioni impattano negativamente su diversi settori, con una riduzione della competitività delle aziende italiane. Inoltre, vanno considerate le inevitabili ripercussioni occupazionali su tutta la filiera del comparto delle scommesse, che ne esce indebolita rispetto a quelle straniere.

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Il divieto si applica anche alle sponsorizzazioni delle società di scommesse, che rappresentano una fonte di guadagno importante per i club delle massime divisioni calcistiche europee. Dalla segnalazione fatta pervenire dall’Agcom al Governo si evince che con l’entrata in vigore del Decreto il sistema calcio italiano dovrà fare a meno di 100 milioni di euro all’anno. Anche la Lega Serie A ha criticato l’introduzione delle norme che bandiscono le citazioni acustiche, la sovraimpressione di nomi, marchi e simboli di società di scommesse durante gli eventi sportivi.

Dal World Football Report, realizzato da Nielsen Sport, emerge che dal 2008 al 2017 le aziende attive nel settore del betting e delle lotterie hanno investito 633 milioni di dollari per sponsorizzare le divise dei club delle sei principali Leghe europee (Premier League, Serie A, Liga, Ligue 1, Eredivisie e Bundesliga). Dal Report Calcio 2019, sviluppato dal Centro Studi Figc in collaborazione con Arel e PwC, si può notare che al 31 dicembre 2018 si contano 15 accordi commerciali siglati tra i club di Serie A e le società di scommesse. Lo scorso anno su un totale di 756 contratti di sponsorizzazione, gli sponsor appartenenti al comparto del betting incidevano del 2 per cento. Stessa percentuale anche al 31 dicembre 2017, con 13 sponsorizzazioni sulle 681 totali.

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In particolare la Roma, che in allenamento utilizzava divise marchiate Betway, ha dovuto rinunciare a 4,5 milioni nella stagione 2019/2020 e complessivamente a 15,5 milioni. La scorsa stagione il logo di Marathonbet è comparso sulle maglie della Lazio, con la società di scommesse che per il 2019/20 ha spostato un budget da 4,5 milioni dall’Italia all’estero. Infatti, il 25 giugno 2019 Marathonbet ha annunciato di essere il nuovo Official Betting Partner del Siviglia. Nella Liga spagnola sono 19 i club che hanno legato il proprio nome a marchi presenti nel settore delle scommesse. Tuttavia, va segnalato che in Spagna alcuni media regionali hanno preso decisioni volte a tutelare i più vulnerabili dai problemi di dipendenza. A maggio l’emittente pubblica basca Euskal Irrati Telebista (EiTB) ha deciso di non trasmettere più diverse pubblicità inerenti al gioco d’azzardo. TeleMadrid, invece, da aprile ha ritirato tutti i contenuti relativi ai giochi a pagamento. In Inghilterra lo sponsor Betway versa oltre 10 milioni di sterline a stagione nelle casse del West Ham.

In Premier League 10 squadre su 20 vestono divise sponsorizzate da società di scommesse. Dal settore del betting i club del massimo campionato inglese ricevono 69 milioni di sterline a stagione. Nella Sky Bet Championship, la seconda divisione inglese, ben 17 club su 24 hanno firmato accordi di sponsorizzazione con società di scommesse. La dipendenza da gioco d’azzardo patologico preoccupa anche gli inglesi. Secondo la Gambling Commission, nel Regno Unito ci sono 430mila giocatori problematici, mentre altri 2 milioni di britannici sono a rischio. Dai dati pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si evince che il volume di denaro giocato dagli italiani nel 2017 è di 101,8 miliardi di euro. Il Report FIGC evidenzia che nel 2018 la raccolta di scommesse sul calcio ha toccato quota 9,1 miliardi di euro, con un gettito erariale di 211 milioni.

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