CLIMA E CONSUMI

Il caldo torrido aumenta il rischio di blackout elettrico

di Jacopo Giliberto

(ANSA)

2' di lettura

Caldo torrido, fiumi secchi, automobili ardenti, in fiamme i boschi ma spesso anche i pensieri. Certamente. Ma l’afa di inzio agosto ha anche un’altra conseguenza. Il rischio di blackout, di rimanere senza luce e — quel ch’è peggio — senza frigorifero e condizionatore. In questi giorni il sistema elettrico è messo a dura prova. Lo stress energetico viene da entrambi i lati, la domanda espressa da noi consumatori e l’offerta che può dare il sistema elettrico. Noi consumatori reclamiamo chilowattora. Ma al tempo stesso le centrali elettriche, i cavi, i trasformatori soffrono il caldo e le reti sono debolissime.

Basta poco per lasciare senza corrente interi quartieri di città o vaste porzioni di campagna. E le quotazioni del chilowattora alla Borsa elettrica seguono le regole classiche della domanda e dell’offerta e rispondono subito con un rincaro che oggi vedono i grandi consumatori industriali di energia, quelli che acquistano direttamente al mercato all’ingrosso, ma che al ritorno dalle vacanze vedranno anche le famiglie sulle bollette autunnali.

Loading...

Il Sole 24 Ore in edicola venerdì entrerà nel dettaglio dei rincari della bolletta: in questi giorni le quotazioni sono raddoppiate.

La richiesta di elettricità corre. Ieri nell’ora più torrida, le 15 del pomeriggio, la domanda degli italiani era orgogliosamente collocata attorno ai 55mila-56mila megawatt, secondo la rilevazione di Terna, la Spa dell’alta tensione. Gran parte della richiesta è stata espressa per produrre freddo. I condizionatori d’aria e il frigorifero sono la parte più piccola ed evidente di un sistema complesso di raffreddamento. Sono raffreddati i computer, con la piccola ventola che dìssipa il calore sviluppato dal processore, e sono tenuti a temperature invernali i centri elaborazione dati. Hanno batterie di molti frigoriferi non solamente le gelaterie ma anche i bar e i ristoranti. La temperatura sottozero è indispensabile per la conservazione dei cibi in tutta la catena del freddo, dalla surgelazione in stabilimento fino a tutta la distribuzione fino al consumatore finale.
E più è calda l’aria, più duramente lavorano tutti questi dispositivi.

Ma anche l’offerta soffre il caldo, in tutta la sua catena. Le centrali termoelettriche con il caldo rendono meno. Ansimano e producono meno chilowattora perché si riduce il “salto termico” che dà efficienza; le centrali sul mare trovano acqua tiepida, e quelle sui fiumi trovano corsi d’acqua impoveriti e secchi.

Le centrali idroelettriche non riescono a supplire a sufficienza all’inadeguatezza di quelle termoelettriche. Le aziende elettriche rilevano che gran parte delle dighe sono quasi vuote e ma l’allarme è soprattutto nelle Alpi Orientali: diversi bacini idroelettrici del Triveneto sono addirittura al fango del fondo. Secondo l’Anbi (l’associazione dei consorzi di bonifica irrigua) i bacini montani dell’area del Piave sono vuoti al 95%.

Prodotti i chilowattora, questi devono viaggiare e quando l’elettricità viaggia produce calore che va dissipato. Ma in questi giorni i trasformatori smaltiscono male il calore, che s’accumula. Gli isolatori e i cavi caldi non riescono a raffreddarsi. E le reti friggono.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti