SALE IN ZUCCA

Il calo dello spread è anche effetto della recessione tedesca

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

“Mors tua, vita mea”. Mai come in questi ultimi sprazzi d'estate abbiamo ricordato il motto latino a proposito dello spread, il differenziale tra i bund tedeschi e i nostri buoni del Tesoro decennali. In queste settimane abbiamo registrato un altro tornado, questa volta politico, in grado di abbattere tutti i pini di qualsiasi litorale del Belpaese.

Tra la crisi del governo scoppiata alla vigilia di Ferragosto, le grandi manovre dei partiti, l'alleanza tra giallorossi con l'incarico a Conte, il Palazzo è stato colpito da forti scosse di terremoto che hanno fatto vittime dappertutto, tranne che sul fronte del differenziale dei tassi.

Anche negli ultimi giorni d'agosto, in effetti, lo spread tra bund e Btp 10 anni si è mantenuto, pur con qualche oscillazione (è il caso di venerdì scorso), sotto “quota 200”: che fine hanno fatto le onde provocate dalle tempeste di Palazzo? In certi giorni, sembrava quasi che lo spread si fosse trasferito sul Colle dove, invece, le fibrillazioni sono state tante, così come le notti insonni di Mattarella.

Come spiegare, allora, questo spread in letargo (o quasi) a dispetto della stagione caldissima? Certo, lo scenario meno conflittuale e più stabile con l'Europa ha contribuito ad allentare la tensione, ma un altro motivo potrebbe, appunto, essere stato il fatto che mal comune è mezzo gaudio nel senso che anche la Germania, la Germania ùber alles dell'economia, è entrata in recessione, una recessione conclamata.

Il vecchio adagio latino, lo debbo ammettere, può anche fuorviare perché se è vero che, al momento, il differenziale non si è mosso molto per la contemporanea caduta di Berlino e dintorni, la crisi economica tedesca avrà comunque contraccolpi sempre più forti pure in Italia. Basti pensare che l'indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese della Germania, è al livello più basso dal novembre 2012: con la recessione che rischia di diventare ancora più pesante, herr Muller sarà costretto ad importare sempre meno e il “made in Italy” subirà, così, forti contraccolpi. A complicare la situazione, ci sono pure le minacce di Trump, come se non bastasse la guerra Usa-Cina, che vuole imporre dazi anche a certi prodotti europei.

Proprio i bracci di ferro a ripetizione che stanno scuotendo il commercio mondiale sono, quasi paradossalmente, un'altra causa del congelamento dello spread. Una simile situazione d'incertezza, causata proprio dall' “impasse” del commercio a livello globale, ha finito, infatti, per creare una certa liquidità in attesa degli investimenti giusti. Ergo: i titoli di Stato, compresi quelli italiani, sono oggi molto appetibili. Senza contare che, a breve, potrebbero anche esserci nuove emissioni di Eurobond. Per concludere, vorrei ripetermi: pur con gli opportuni distinguo come abbiamo rilevato sopra, resta il fatto che, in molti casi, “mors tua” è “vita mea”.

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