intervista

Il calore della casa visto (anche) dall’esterno: firmato Raf Simons

di Chiara Dal Canto, How to Spend it


(AFP)

3' di lettura

Dopo anni di collaborazione intensa tra Raf Simons e l’industria tessile danese Kvadrat, in occasione del Salone del Mobile, Milano ospiterà per la prima volta la presentazione delle novità 2019 con un’installazione dal titolo “No Man’s Land” di cui lo stilista è autore. Appassionato di arte, musica, architettura, design e grafica, lui stesso collezionista e con studi d’industrial e furniture design, Simons non è nuovo alle manifestazioni performative e la sua carriera di direttore artistico di marchi quali Jil Sander e Dior, e del brand che porta il suo stesso nome, lo ha visto interagire frequentemente con artisti e istituzioni culturali. Simons ha sempre espresso una visione personalissima, ha modificato il modo di vestire maschile e ha mixato couture e cultura giovanile. In questo allestimento i nuovi tessuti sono collocati in un orizzonte ampio, in un set che fa riferimento all’architettura e alla natura e offre lo spunto per una riflessione tra ciò che è naturale e ciò che è creato dall’uomo, tra natura e città, interno ed esterno. Che lo stilista sintetizza in queste risposte .

La passione di Raf Simons per i tessuti color natura

La passione di Raf Simons per i tessuti color natura

Photogallery17 foto

Visualizza

Come nasce un tessuto?
La creazione di un tessuto ha certamente come punto di partenza un ambiente o un mood, ma solitamente mi piace lavorare con una gamma di toni che offrano la possibilità di scegliere. Nella stessa serie convivono colori classici e neutri oppure più estremi, polverosi o shocking o melange. Come accostarli tra loro è sempre stato per me estremamente interessante. Io stesso li ho utilizzati per progetti diversi, per capi d’abbigliamento o anche per tende. È appassionante lavorare a qualcosa che è destinato a permanere nel tempo e che non cambia ad ogni stagione.

Come si presenta l’installazione ?
Ho pensato a una situazione ambientale in cui sentirsi contemporaneamente dentro e fuori, un paesaggio domestico che prevede la convivenza di spazi interni e di un giardino vero.

Che significato ha l’inserimento di tre piccole case prefabbricate progettate da Jean Prouvé negli anni ’50 ?
Sono di dimensioni contenute, simili a case per vacanza, concepite anche per scopi sociali come scuole, ospedali, alloggi di emergenza, il cui interno è visibile anche dall’esterno. Testimoniano quel senso di calore e di intimità che intendo visualizzare.

“No Man’s Land ” fa riferimento alle tematiche ambientali?
È un modo per suscitare interesse verso questi temi. E lo faccio a modo mio. Non voglio suggerire come si debba vivere, questo lo fanno i designer e gli architetti e io non lo sono. Vorrei indicare quanta bellezza c’è nella natura, quanto di accogliente e confortevole ci offra. A partire dai colori che non possono essere più belli: in un ambiente fiorito, in un bosco e anche sott’acqua la bellezza non viene meno.

Tra i nuovi tessuti Phlox è un cotone di velluto a coste che evoca gli anni Settanta, abbastanza inusuale in ambito domestico.
È un materiale che nel campo dell’arredo non gode una grande reputazione ma è estremamente confortevole e credo possa giocare un ruolo interessante specialmente nelle tonalità audaci.

Come è arredata la sua casa ?
Da molto tempo nella mia abitazione convivo con le sedute che Jeanneret ha disegnato per Chandigarh e con mobili disegnati da George Nakashima. Entrambi li hanno pensati solidi e pratici da usare ogni giorno in famiglia, vivendo insieme ai bambini o agli animali. Oggi la gente ha spesso una percezione errata di questi arredi perché li vede esposti nelle gallerie ma non era questo a cui aspiravano i progettisti. Nakashima non avrebbe avuto nulla in contrario nel vedere l’impronta di un bicchiere sul piano di un suo tavolo.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti