Sale in zucca

Il cambio di rotta della Fed: l’emergenza continua. E la frenata Usa giova anche all’Europa

La sterzata decisa oltreoceano per via delle molte incognite collegate alla diffusione della variante Delta servirà a diradare le tante nuvole che continuano a gravare per l’autunno sull’economia mondiale

di Giancarlo Mazzuca

(AFP)

2' di lettura

Più che le lacrime dell'altro giorno del presidente Biden, pentito per quanto sta succedendo a Kabul, è stata la promessa della Casa Bianca di confermarlo in gennaio al vertice della Federal Reserve: certo è che Jerome Powell, il “numero uno” della Fed, ha fatto marcia indietro e, al meeting dei banchieri centrali di Jackson Hole, ha corretto la rotta sul fronte monetario: l’emergenza continua. È stato lo stesso Powell a confermare che le sue intenzioni iniziali erano comunque diverse: «Durante la riunione del consiglio direttivo di luglio ero dell’idea che sarebbe stato opportuno cominciare a ridurre già quest’anno il ritmo dei 120 miliardi di dollari di acquisti da parte della Fed».

Il rischio boomerang

Poi c’è stato un ripensamento determinato dalle incognite che continuano a gravare sul Covid con la diffusione della variante Delta. Un’opportuna tirata di freni – sottolineata anche da Janet Yellen, ministro del Tesoro Usa - che serve a diradare un po’ le tante nuvole che continuano a gravare per l’autunno sull’economia mondiale perché in questo momento un cambio di marcia della Fed, con un deciso ridimensionamento delle politiche monetarie espansive, avrebbe costretto la Bce a fare altrettanto. E chiudere oggi i rubinetti si sarebbe rivelato un «boomerang» perché avrebbe significato non dare più ossigeno ad un'economia che ancora sta cercando faticosamente di risollevarsi dai disastri della pandemia. Proprio lunedì scorso “Sale in zucca” aveva messo in guardia sui rischi di voltare adesso pagina sul fronte monetario: un giro di vite rischiava di essere per tutti, Stati Uniti ed Europa in primis, una nuova Afghanistan.

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La frenata Usa farà rifiatare anche l’Europa

E, anche se non è bello autocitarsi, abbiamo scritto che, di fronte ad una situazione straordinaria, occorre insistere con misure straordinarie a favore di un mondo produttivo che sta cercando di risollevarsi da una catastrofe senza precedenti. Qualunque sia stato il motivo che abbia convinto Powell a cambiar rotta, la frenata americana è certamente una buona notizia per tutto il Vecchio Continente, a cominciare dall’Italia che vede oggi il premier Draghi impegnato in una specie di bis del «whatever it takes», questa volta in versione tricolore: il miglior utilizzo dei finanziamenti europei del Recovery Fund.

Fari puntati ora sullo snodo di fine settembre

È chiaro, a questo punto, che le banche centrali non potranno sostenere a tempo indeterminato una politica monetaria così espansiva e diversi osservatori sono convinti che, che per la Fed, si tratterebbe solo di un rinvio: bisogna, in effetti, tener presente che l’inflazione americana è già cresciuta del 4,2%, il livello maggiore degli ultimi trent’anni. Il problema di un’inversione della politica monetaria Usa si riproporrebbe così tra meno di un mese, il 21 e il 22 settembre, quando si riunirà la Federal Reserve. Intanto stiamo a vedere: l'importante, in questo frangente, è avere comunque preso tempo.


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