LO SFOGO DI MO FARAH

Il campione olimpico: non posso tornare dai miei figli per Trump

Mo Farah sul podio dei 5mila metri a Rio 2016

1' di lettura

«Il primo gennaio Sua Maestà la Regina mi ha nominato Cavaliere del Regno, il 27 gennaio il presidente Donald Trump ha fatto di me un alieno». Nelle application americane, alien vuol dire che non sei citizen, non hai il passaporto ma Mo Farah, medaglia d’oro 5mila e 10mila metri, passaporto somalo e britannico, casa e famiglia negli Stati Uniti, sembra intendere un’altra cosa.

L’ordine di Donald Trump di chiudere temporaneamente le frontiere americane ai cittadini di Siria, Libia, Iran, Iraq, Sudan, Yemen e Somalia colpisce anche lui che vive da sei anni in Oregon con moglie e figli.

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Mo Farah ha doppia cittadinanza, ha tenuto quella somala quindi quella britannica non gli basta per tornare nella sua casa americana, accusa le misure di Trump di provenire da «un posto di ignoranza e pregiudizi». La Somalia è uno dei sette Paesi a maggioranza islamica colpiti dall’ordine esecutivo di Trump.

Mo Farah ha vinto l’oro nei 5mila e 10mila metri alle Olimpiadi di Londra 2012, si è ripetuto a Rio nel 2016, e ai campionati mondiali del 2013 e 2015. Ha 33 anni, paga le tasse e sta crescendo i suoi quattro figli a Portland. «È profondamente difficile dire ai miei figli che il loro papà potrebbe non tornare a casa. E spiegargli perché il presidente ha introdotto una policy che deriva da ignoranza e pregiudizio».



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