intervista a Anna Sapino

Il campus della ricerca che è diventato ospedale

Anna Sapino, direttore scientifico del Candiolo, illustra le strategie della struttura nata a Torino grazie alla Fondazione per la ricerca sul cancro

di Filomena Greco

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La presentazione della collaborazione tra Candiolo e Italian Institute for Genomic Medicine (IIGM) di Compagnia di San Paolo. Da sin. Andrea Agnelli, Anna Sapino, Francesco Profumo e Ruggero De Maria

Anna Sapino, direttore scientifico del Candiolo, illustra le strategie della struttura nata a Torino grazie alla Fondazione per la ricerca sul cancro


4' di lettura

Centocinquanta trial clinici all’anno, 200 ricercatori sul campo, tra medici, fisici e biotecnologi, circa 9 milioni di risorse grazie al 5 per mille nel 2019, un legame forte con Torino e con il tessuto imprenditoriale del Piemonte. «Abbiamo costruito in questi anni un rapporto di fiducia con chi decide di sostenerci» , racconta Anna Sapino, docente di anatomia patologica e direttore scientifico della Fondazione del Piemonte per l’Oncologia-Irccs di Candiolo. «Il nostro mandato è fare della ricerca traslazionale, che possa dare dei risultati applicabili sul paziente», aggiunge. Una ricerca, dunque, focalizzata sui percorsi di diagnosi e cura. E così negli anni Candiolo è diventato un campus dedicato all’oncologia, dove pazienti e ricercatori vivono fianco a fianco, dove ricerca in laboratorio e ricerca clinica si incontrano in maniera naturale.

Il centro oncologico IRCCS Istituto di Candiolo

Candiolo nasce inizialmente come Istituto di ricerca, poi, grazie all’impegno della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro presieduta da Allegra Agnelli, si arriva all’ospedale. «Ci siamo resi conto che i risultati della ricerca potevano essere traslati direttamente sui pazienti - racconta Sapino - e così è nata una competenza clinica che si è concretizzata grazie ad una convenzione con la Regione Piemonte». Candiolo dunque è diventato un ospedale, parte della rete oncologica piemontese, con all’attivo 6.600 interventi chirurgici, quasi 8mila ricoveri, 1,8 milioni di prestazioni specialistiche. In parallelo ha avviato con il ministero della Salute il percorso di accreditamento come Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs), unico in Piemonte - oggi presieduto da Andrea Agnelli - con una produzione scientifica di alto livello che si concretizza in termini di punti di Impact factor (952,755 nel 2019) e oltre 6.500 citazioni.

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Duecento i ricercatori in campo tra medici, fisici, veterinari, biotecnologi, biologi. Da qualche mese nel gruppo di lavoro sono entrati anche i ricercatori dell’Italian institute for genomic medicine (Iigm), ente strumentale della Compagnia di San Paolo dedicato alla ricerca nel campo della genetica, della genomica e della medicina traslazionale. Candiolo è stato tra i primi Istituti a provare come il tumore origini da alterazioni del Dna. «La ricerca in Istituto è nata studiando le alterazioni del Dna che potevano essere causa dell’insorgenza dei tumori» spiega Sapino. In un secondo momento l’evoluzione della ricerca ha permesso di partire da queste alterazione per sviluppare dei test e valutare la risposta del tumore a quei trattamenti che negli anni si sono sviluppati come i farmaci intelligenti.

La cornice è quella della “medicina personalizzata” e della “genetica applicata” nei percorsi di terapia. «Il passo successivo che stiamo facendo è quello di curare il tumore del paziente e di offrire, in caso di una recidiva, una risposta terapeutica nuova e si spera ancora più efficace; il tumore è una malattia cronica - aggiunge Sapino -: alcune volte si guarisce, altre volte la malattia si cronicizza ma non provoca la morte del paziente. Il nostro obiettivo è di garantire la continuità della cura e la qualità di vita».

Il fine ultimo della ricerca traslazionale è il disegno di un trial clinico. «Ogni mese abbiamo un incontro definito Clinical research council aperto a tutti, durante il quale chi deve attivare il trial presenta il background, le caratteristiche del percorso, i pazienti elegibili e quindi la necessità del trial per le esigenze dei pazienti stessi. La decisione deve essere unanime, altrimenti si passa ad uno step successivo di approfondimento». L’ultima parola spetta al Comitato etico, organo di fondamentale importanza per studi che vedono i pazienti come protagonisti. I trial dunque rappresentano percorsi di ricerca applicata che puntano a migliorare la qualità e l’efficacia delle terapie e dei farmaci.

«In questo momento con gli altri Irccs oncologici stiamo lavorando ad un progetto che ci ha affidato il ministero - racconta - e cioé produrre un test molecolare multigenico che possa diventare uno strumento diagnostico innovativo, capace di offrire ai pazienti oncologici una diagnostica avanzata e di competere sul mercato». Dal canto suo Candiolo è capofila della fase traslazionale di un altro progetto di frontiera sulle Car T: si tratta della possibilità di programmare i linfociti del paziente affetto ad esempio da un tumore al sangue, come il linfoma, in maniera che possano attaccare le cellule tumorali. «Si tratta di una procedura terapeutica d’avanguardia - spiega Sapino - che sfrutta lo stesso sistema immunitario come farmaco contro le malattie oncologiche, il prossimo passo è lo studio applicato ai tumori solidi, una nuova frontiera».

Il lavoro dei team di ricerca è organizzato in base a confronti periodici. «Per innovare le linee di ricerca abbiamo aperto un bando internazionale - spiega Sapino - per selezionale direttori di programma oncologici, con un budget dedicato alto che rende attrattivo il progetto». Candiolo lavora su tutte le patologie oncologiche, al netto di pediatria e neurologia. Ambizioso il progetto sul tumore al seno: «Vogliamo costruire una piattaforma di ricerca traslazionale - spiega Sapino - e abbiamo aperto un bando per due working group che possano implementare questa struttura nell’arco di tre anni». La ricerca applicata ai percorsi di cura, dunque, accanto all’uso delle nuove tecnologie per potenziare l’attività chirurgica. Rientra in questo obiettivo l’iniziativa sviluppata a partire dalle patologie di tumore alla prostata: «Con il Politecnico di Torino abbiamo avviato un progetto per simulare attraverso la realtà aumentata l’intervento chirurgico in robotica così da guidare in modo altamente preciso la resezione e ridurre le conseguenze post operatorie» spiega Sapino. Grazie alla collaborazione con il più grande Centro di simulazione di chirurgia robotica in Florida, Candiolo realizzerà un’area dedicata alla simulazione, che sarà messa a disposizione dei medici che vorranno implementare le proprie competenze.

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