giornata del malato oncologico

Il cancro non aspetta: nella Fase due si torni a una rinnovata normalità

Associazioni di volontariato e società scientifiche hanno realizzato un documento programmatico per affrontare la Fase 2 e poi per consolidare quei cambiamenti virtuosi che l'emergenza ha imposto

di Elisabetta Iannelli *

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(FOTOGRAMMA)

Associazioni di volontariato e società scientifiche hanno realizzato un documento programmatico per affrontare la Fase 2 e poi per consolidare quei cambiamenti virtuosi che l'emergenza ha imposto


3' di lettura

La situazione Covid va a sommarsi ai motivi di preoccupazione preesistenti che non sono di poco conto per i malati oncologici, consapevoli di essere tra i soggetti più a rischio a causa di una condizione di maggiore fragilità di salute. A questo si aggiunge la necessità non più rinviabile di riprendere le terapie e i controlli, di avere un filo diretto con l'oncologo e con il medico di fiducia, il tutto nel timore che i luoghi di cura possano essere essi stessi ambienti ad aumentato rischio di contagio.

Affrontare la Fase due
La prima medicina, durante l’emergenza Covid, è stare a casa, ma non si può dare vantaggio al cancro che va curato e tenuto sotto controllo anche in questo periodo. La Favo, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, in occasione della XV Giornata Nazionale del Malato Oncologico , insieme alle società scientifiche dei medici oncologi Aiom, dei chirurghi Sico, dei radioterapisti Airo, degli psiconocologi Sipo e con la federazione degli Infermieri Fnopi (Europa Donna Italia e IncontraDonna hanno aderito in rappresentanza di numerose altre associazioni di volontariato), hanno realizzato un documento programmatico condiviso che indica le azioni da realizzare subito per affrontare la Fase 2 e poi per consolidare quei cambiamenti virtuosi che l'emergenza ha imposto e che sta a noi tutti preservare come insoliti doni di una tragica epidemia di proporzioni bibliche.

Il Documento
Nel Documento programmatico per affrontare la cosiddetta Fase 2, curanti e curati hanno insieme evidenziato diversi punti cruciali: potenziamento della telemedicina, delle cure territoriali e dell’assistenza domiciliare; incremento del numero di interventi chirurgici; aggiornamento del parco tecnologico nazionale degli apparecchi di radioterapia; riattivazione urgente di tutti i programmi di screening; eliminazione degli ostacoli burocratici per ottenere le tutele sociali ed effettiva realizzazione delle Reti oncologiche regionali, con investimenti importanti nella medicina di precisione. Le associazioni dei malati di cancro vogliono costituire insieme a medici e infermieri un motore per il cambiamento verso una oncologia innovativa e sempre più a misura di persona, dalla fase 2 post #Covid19 in poi, verso una nuova normalità che non sia un passo all'indietro. È quanto mai opportuno fare tesoro delle buone pratiche socio-sanitarie, avviate per far fronte all'emergenza, che dovrebbero essere in futuro rese permanenti a partire dallo sviluppo della rete territoriale, resa possibile anche dalla figura dell'infermiere di famiglia, in modo che la presa in carico sia vicino al domicilio del malato, con conseguente riduzione degli spostamenti.

La svolta delle tecnologie
L'utilizzo di adeguate infrastrutture e applicazioni digitali che potrà rappresentare un vero e proprio punto di svolta per la presa in carico dei pazienti oncologici e per il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia del servizio sanitario in oncologia che, in tal modo, potrebbe rappresentare un modello replicabile per le altre patologie. L'uso di teleconsulti o videoconsulti medici ad integrazione delle visite in presenza, la consegna di farmaci a domicilio o attraverso le farmacie del territorio, ad esempio per le terapie oncologiche orali che non richiedono la somministrazione in ospedale, l'utilizzo delle case della salute, presenti sul territorio e prossime al domicilio del malato, per la somministrazione di terapie antitumorali a minore impatto e la semplificazione burocratica dei percorsi per ottenere tutele sociali e lavorative oltre che sanitarie sono solo alcune delle proposte la cui realizzabilità è stata dimostrata de facto durante l'emergenza Covid-19.

Ora necessario condividere
La via è tracciata ed il pronto e convinto plauso espresso dal presidente della Fnomceo Anelli al Documento programmatico per l'oncologia post Covid-19 ne dà conferma: «È dovere dei medici sostenere i pazienti oncologici, garantendo, soprattutto in questo momento, la continuità delle cure – afferma Anelli -. Un grazie a Favo e a tutte le associazioni di volontariato per l'opera meritoria che svolgono e che continuano a svolgere anche in tempo di pandemia». Il valore aggiunto dato dalla condivisione di un documento programmatico realizzato congiuntamente da curanti e curati non può che essere, anzi, deve essere apprezzato e valorizzato dai governanti, poiché qualsiasi diversa strategia che non tenesse conto delle indicazioni contenute nel documento sarebbe in re ipsa fallimentare e vanificherebbe, altresì, i sacrifici anche umani causati dalla pandemia.

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