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Il caos dei viadotti sull’A6 continua, da rifare o ristrutturare 157 ponti

Di qui al 2036 (anno di scadenza della concessione) tutti i viadotti degli Anni Cinquanta verranno rifatti o ristrutturati, spendendo circa 500 milioni di euro

di Maurizio Caprino

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3' di lettura

Sull’A6 i lavori non sono finiti, anzi. L’inaugurazione del nuovo viadotto Madonna del Monte chiude solo un capitolo, quello non previsto aperto dal crollo del 24 novembre a causa della frana che ha interrotto per giorni i collegamenti autostradali tra Ponente ligure e Piemonte. In base ai risultati delle verifiche periodiche, tre viadotti sono già stati ricostruiti da zero, uno sarà completato entro l’anno e per un altro si sta per decidere di farlo. Di qui al 2036 (anno di scadenza della concessione) tutti i 157 viadotti degli Anni Cinquanta verranno rifatti o ristrutturati, spendendo circa 500 milioni di euro. L’equivalente di quanto speso dall’attuale gestore (Autofiori, gruppo Gavio) in manutenzione dal 2013, quando è subentrato ad Autostrade per l'Italia (Aspi).

Il fronte giudiziario Il capitolo Madonna del Monte, almeno per ora, sembra destinato ad avviarsi alla chiusura anche dal punto di vista giudiziario. Da Natale tutto è in mano ai periti della Procura, che stanno ancora studiando. Ma dagli elementi che hanno in mano emergerebbe che la frana non abbia fatto cedere la vecchia campata, bensì l’abbia sradicata. Dunque, non conterebbe il grado di resistenza della struttura, basso in rapporto agli standard moderni (tanto che nel tempo si fecero rinforzi). E l’opera sembra comunque rispettare le norme dell’epoca di costruzione.

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Gli standard e i problemi Già da prima della frana, però, era ben chiaro che occorre adeguare agli standard attuali un’autostrada che per la metà più critica ha sessant’anni e per l’altra metà ne ha una quarantina. È il motivo principale per cui oggi su 124 chilometri di tracciato s’incontra una cinquantina di cantieri. Si stima che, entro gli esodi estivi, si riuscirà a chiuderne una trentina. Insomma, i disagi continueranno anche nella stagione di maggior traffico, ma saranno meno diffusi rispetto a questi mesi. I lavori riguardano sia i viadotti sia le gallerie. C’è da recuperare una situazione complessa. Una somma di vetustà (anche di progetto per la carreggiata più vecchia), manutenzione ritardata per le vicende che hanno portato ai cambi di gestione, criticità idrogeologiche del territorio e problemi di degrado causati dalla necessità di impiegare in modo massiccio il sale contro le gelate invernali.

I viadotti Sui ponti, ci sono interventi a vari livelli: dalla risoluzione di singoli problemi alla ristrutturazione che consente di allinearsi agli standard attuali anche sotto il profilo antisismico. Il cronoprogramma delle opere, al momento, viene deciso nel primo scorcio di ogni anno (per il 2020 sarà definito nelle prossime settimane) sulla base dei risultati delle verifiche svolte per legge (trimestrali, oltre quella annuale, più approfondita). Fonti vicine ad Autofiori riferiscono che si tratta di controlli “veri”, per allontanare lo spettro dei report edulcorati emersi nella vicenda Aspi. Un banco di prova arriverà prossimamente, con la seconda tornata di visite di Placido Migliorino, il “superispettore” del ministero delle Infrastrutture (Mit) noto agli indagati come “il mastino”. Al momento, per i lavori non ci sono programmi definiti nei dettagli per un arco di tempo più lungo. Si sa però che per più di un viadotto di prima generazione si valuterà l’opzione della ricostruzione totale: costa un po’ di più, ma poi fa risparmiare in manutenzione.

Le gallerie Ad aprile 2020 dovrebbero finire i lavori per i primi adeguamenti temporanei alla normativa europea antincendio (2004/54), per la quale l’Italia rischia una procedura d'infrazione. C'è l’impegno col Mit di terminare gli adeguamenti definitivi nel 2023. Continuano le verifiche strutturali. Al laser scanner è stato da poco aggiunto il georadar.

Per approfondire:

● Georadar e laser per sondare i rischi di crollo in galleria

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