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Il capitale umano, la ricchezza dimenticata degli italiani


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2' di lettura

Qual è il capitale umano della famiglia? È possibile, in altre parole, dare un valore alla capacità di produrre, reddito e benessere, da parte degli individui? Mentre è più immediato misurare in termini monetari il valore della ricchezza finanziaria (gli investimenti e la liquidità) e di quella reale (immobili, gioielli, opere d'arte, eccetera), quando dobbiamo giudicare la nostra capacità futura di generare del reddito ci troviamo in difficoltà.
L'Istat ha provato a dare una misura valida del fenomeno per l'intera popolazione: uno studio del 2014 ha definito la cifra di 342mila euro quale quella che rappresentava sei anni prima, per l'italiano medio, il valore di sé stesso come lavoratore o lavoratrice.
I tre pilastri del capitale familiare (finanziario, reale e umano) sono tutti ugualmente importanti per la corretta capacità di pianificazione del futuro sereno di una famiglia. E tutti necessitano di una valutazione di quei rischi che ne possano compromettere la stabilità di lungo periodo.
Sebbene l'approccio finora scelto non sia quello ottimale dal punto di vista della programmazione oculata, il tema è comunque ben presente nella testa, e nei portafogli, dei nostri connazionali. Secondo l'Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani realizzata nel 2018 dal Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, infatti, ben il 43% del campione mette da parte il denaro per fare fronte a imprevisti futuri.
Ma questi risparmi sono adeguati a coprire gli spiacevoli casi inattesi della vita? Il 78% delle famiglie, secondo la ricerca Ipsos e Acri presentata a fine ottobre 2018 in occasione della giornata mondiale del risparmio, è pronta a far fronte a spese impreviste di circa mille euro. Tale quota scende al 36% se il problema richiede 10mila euro. La risposta, nei numeri, è quindi negativa: il capitale accantonato a mala pena basta per far fronte a un problema di modeste dimensioni in due casi su tre.
È un tema di educazione finanziaria, dal momento che circa il 40% della ricchezza netta non reale privata dei cittadini è tenuta liquida secondo i dati di Banca d'Italia, ma non solo. Va considerato infatti che solo il 25% delle famiglie ha ricevuto una reale proposta assicurativa, cosa che si traduce in numeri modesti delle coperture: un'elaborazione Prometeia su dati Istat a Ania e relativa al 2017 mostra come solo il 6% delle persone potenzialmente copribili dal rischio ha sottoscritto una polizza caso morte, il 4% contro la malattia e solo lo 0,5% risulta assicurato in caso di non autosufficienza.
La soluzione è quella di avere una maggiore consapevolezza e un'attenzione particolare alle modalità di risparmio ma soprattutto a quelle di impiego della ricchezza. Una visione complessiva quindi, che passa dall'aiuto di consulenti finanziari che possano tenere conto della valutazione dei rischi, anche di quelli che possano intaccare il capitale umano.
La gestione patrimoniale, per essere veramente efficace e rispondere alle esigenze di tranquillità e crescita della famiglia, deve tenere conto anche di quella assicurativa, permettendo di liberare il capitale tenuto finora liquido alla voce del bilancio familiare “non si sa mai”.

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