LA MISSIONE EUROPEA

Il capo della missione Sophia: nessuna smobilitazione da parte della Germania

di Gerardo Pelosi


Migranti, a rischio la missione Sophia

3' di lettura

Sono oltre 250 i rappresentanti delle Marine militari delle due sponde del Mediterraneo, organismi internazionali (Ue, Onu) e Ong riuniti oggi a Roma a pochi passi dal Quartier generale della missione Eunavfor Med Sophia per condividere conoscenze e modalità operative di controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale.

Davanti a loro l’ammiraglio italiano, Enrico Credendino, capo di Sophia, snocciola i risultati di una missione che ha contribuito solo l’anno scorso a ridurre di quasi l’80% gli arrivi di migranti sulle nostre coste, ridotto a 1300 i morti in mare, combattuto il traffico di armi e il contrabbando di petrolio, consegnato all’autorità giudiziarie 151 scafisti e neutralizzate 551 imbarcazioni dei trafficanti rendendo efficiente la Guardia costiera libica con l’addestramento in mare e a terra.

Una missione di sicurezza marittima che non ha tra i suoi compiti il salvataggio in alto mare dei migranti anche se dal 2015 ne ha soccorsi 44mila, solo il 9% del totale. Ma dentro la sala Caccia Dominioni e nei corridoi della palazzina dell’aeroporto Francesco Baracca la domanda è una sola: cosa succederà adesso a Sophia dopo la miniproroga che scadrà a fine marzo e, soprattutto, la decisione di ieri dei tedeschi di congelare l’avvicendamento della loro nave Augsburg è un segnale oppure no di disimpegno dalla missione?

Sophia è nata su una nave tedesca
«La Germania – spiega l’ammiraglio Credendino – è uno dei partner principali della missione, Sophia è il nome della bambina nata proprio sulla nave tedesca Schleswig-Holstein, la Germania non si ritira, tutti gli uomini di staff restano, il capo stesso della cellula di pianificazione è e resta tedesco, è stata anche designata la nuova nave che dovrà avvicendare la fregata Augsburg: si tratta della nave ausiliaria da rifornimento Berlin pronta a scendere in Mediterraneo nel giro di due settimane ma proprio l’assenza di una vera emergenza attuale di flussi migratori e gli alti costi di trasferimento e di avvio all’operatività non giustificavano l’arrivo della Berlin per una missione che ha ora una scadenza certa solo fino a marzo». Credendino punta a sottolineare come nel mandato di Sophia non ci sia il salvataggio dei migranti. «Abbiamo altri compiti e i risultati ottenuti parlano chiaro, del resto se avessimo avuto come compito il salvataggio ne avremmo salvati 500mila non 44mila ma, al di là di tutto si tratta di un eccellente esempio di buon coordinamento tra tutti i Paesi europei che dall’inizio sono stati coinvolti nella missione».

Credentino: Sophia ha arginato trafficanti e terrorismo
Credendino non intende commentare in alcun modo le dichiarazioni dell’Alto rappresentante della Politica estera e di difesa europea, Federica Mogherini secondo la quale se l’Italia non vuole più Sophia lo deve dire chiaramente. «Sono un militare e mi attengo al mandato che l’autorità politica deciderà – taglia corto Credendino –. È bene però ricordare che Sophia è attualmente considerata unanimemente l’unico Maritime Security Provider per il Mediterraneo e garantisce la sicurezza in una gran parte del Mediterraneo a tutti i Paesi europei e in particolare all’Italia. Le navi di Sophia hanno rappresentato un elemento di controllo e deterrenza per il traffico di esseri umani, di armi e petrolio e contenuto il rischio di infiltrazioni terroristiche da altri Paesi». Toccherà ora ai ministri della Difesa che si riuniranno a Bucarest a livello informale nei primi giorni di febbraio decidere la sorte della missione dopo la fine di marzo e soprattutto stabilire se vi è accordo sulla proposta italiana per una distribuzione automatica tra tutti i porti europei dei migranti salvati da Sophia.

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