Ambiente & industria

Il carbonio, frontiere e sfide globali per l’Europa

di Gerassimos Thomas

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3' di lettura

La lotta ai cambiamenti climatici è il compito fondamentale della nostra generazione. L’Europa ha già assunto il ruolo di portabandiera della crociata climatica. La lotta ai cambiamenti climatici richiede tuttavia un’azione globale: l’Ue può avere le più grandi ambizioni, ma senza un impegno corrispondente da parte dei nostri partner sarà solo una fatica di Sisifo.

Il 14 luglio la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure per trasformare l’economia dell’Ue in modo da soddisfare le ambizioni climatiche. Le misure proposte, che spaziano dall’energia alla riforma dello scambio di quote di emissione (ETS), dall’uso del suolo alla tassazione, costituiscono un pacchetto ambizioso, e ciascuna proposta è coerente e complementare alle altre.

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Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) fa parte di questo pacchetto. Ha due obiettivi principali: (1) di ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di CO2 per l’industria europea; la legislazione dell’Ue riconosce 63 settori industriali a rischio; (2) di impedire un aumento delle emissioni globali a causa della sostituzione di prodotti Ue con importazioni a maggiore intensità di carbonio, o che le imprese dell’Ue trasferiscano la loro produzione all’estero, man mano che le disposizioni sulle emissioni diventano più rigorose.

Abbiamo progettato il CBAM in modo che rispetti pienamente le norme del WTO. La compatibilità con le norme commerciali internazionali è di fondamentale importanza. Il meccanismo sarà applicato in modo equo, senza alcuna discriminazione arbitraria nei confronti dei produttori di Paesi terzi e senza restrizioni ingiustificate al commercio. I produttori nei Paesi terzi dovranno pagare lo stesso prezzo del carbonio pagato dalle imprese dell’Ue e non saranno trattati in modo meno favorevole dei nostri. Il suo funzionamento si baserà sulle emissioni reali di ciascun produttore di Paesi terzi e il prezzo pagato rifletterà qualsiasi riduzione delle emissioni intrinseche: verranno premiati gli sforzi compiuti da ciascun produttore per ridurre la propria impronta di carbonio. CBAM si applicherà inizialmente a un numero limitato di prodotti: cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti ed elettricità, che sono responsabili del 45% delle emissioni di CO2 dei settori a rischio di rilocalizzazione. Per l'Italia le importazioni in questi settori rappresentano il 6,5% di tutte le importazioni rispetto a una media UE del 2,3%. In questi settori l'Italia e anche un esportatore importante. A partire dal 2023 inizierà un periodo transitorio di 3 anni, durante il quale gli importatori dovranno unicamente comunicare le emissioni contenute nelle loro merci, senza pagare un adeguamento finanziario. Il meccanismo verrà riesaminato nel 2025 e tra il 2026 e il 2035 entrerà gradualmente in vigore il pagamento degli obblighi finanziari. L’introduzione graduale garantisce alle imprese Ue e altri un percorso prevedibile e “senza sorprese” per prepararsi e adattarsi. Un maggior numero di settori sarà integrato dopo il 2030.

La riforma e l’estensione del sistema di scambio di quote di emissione, in combinazione con il CBAM, aiuteranno l’industria a raggiungere i nuovi ambiziosi obiettivi. Il Fondo per l’innovazione offrirà all’industria finanziamenti per nuovi investimenti in tecnologie a basse emissioni che contribuiscano alla transizione. E attraverso il dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza stiamo garantendo negli Stati membri investimenti verdi senza precedenti, che andranno a vantaggio di tutte le imprese dell’Ue.

Ovviamente il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di CO2 non riguarda solo l’Ue. Il G7 a giugno e il G20 – sotto presidenza italiana – a luglio hanno esplicitamente riconosciuto tale rischio e tutte le parti si sono impegnate a collaborare per affrontarlo. La presidenza italiana del G20 e l’Ue si impegneranno pienamente con i partner internazionali del G20 in vista del COP26 a novembre per trovare soluzioni che si rafforzino reciprocamente allo scopo di sostenere le più alte ambizioni globali per il clima.

Nei settori della prima fase del CBAM i flussi commerciali con i produttori dei Paesi meno sviluppati sono minimi. Allo stesso tempo, la politica di partenariato internazionale dell’Ue dedica notevoli risorse alla lotta contro i cambiamenti climatici, in modo da garantire che i produttori dei Paesi meno sviluppati abbiano a disposizione finanziamenti e tempo adeguati per effettuare gli investimenti necessari per mantenersi al passo con i produttori
dei Paesi sviluppati.

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