Asia e Oceania

Il cardinale Amato: “Il beato samurai Ukon, esempio cristiano”. E ora il Giappone aspetta Papa Francesco

dal nostro inviato Stefano Carrer

La messa di ringraziamento per la beatificazione del samurai Ukon (AFP Photo)

2' di lettura

OSAKA - Nella cattedrale di Osaka si e' svolta la messa di ringraziamento per la prima beatificazione di un samurai: il laico Takayama Ukon, un nobile guerriero e feudatario che abbandono' tutti gli onori e averi per non rinunciare alla fede e mori' in esilio forzato a Manila nel 1615. La sua statua e' davanti alla cattedrale.
La beatificazione era avvenuta il giorno prima alla Osakajo Hall, all'ombra del castello di Hideyoshi, l'”uomo forte” che avvio' le persecuzioni del cristianesimo nel tardo '500. Con la testimonianza della sua vita, il primo samurai beato reca un messaggio ai cristiani di oggi , dice il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha presieduto la cerimonia. “Un messaggio universale. E' un laico che da nobile riusci' a essere evangelizzatore del suo popolo. Ed e' anche una figura carismatica, esemplare nella fedeltà al Battesimo”.

Il cardinale Amato: «Il beato Ukon, esempio cristiano»

Le vicende dei cristiani perseguitati sono diventate recentemente più note a un vasto pubblico grazie al film “Silence” di Martin Scorsese, tratto dal romanzo del tormentato scrittore cattolico Shusaku Endo. Ma Ukon pare un esempio di serenità - oltre che di grande determinazione - nel vivere la fede, sottolinea il cardinale, senza tutti quei tormenti sulla dialettica con l'identità giapponese che caratterizzano le opere di Endo. “Takayama Ukon, laico, sposato con figli, e' un uomo sereno nella sua realtà cattolica: non c'e' il dramma in lui, mentre Endo e' un continuo dramma. Ha mantenuto la sua serenita fino alla fine. A dimostrazione che l'essere giapponese non e' refrattario alla realtà del cristianesimo”. Takayama Ukon fu anche un esperto della cerimonia del te', allievo del grande maestro Sen-no-Rikyu. “Trasformo' la stessa cerimonia del te' in maniera cristiana - prosegue il cardinale - Metteva intorno delle immagini sacre. E questo momento di condivisione e fraternità lo rendeva un momento di carità e di interscambio spirituale”.

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La messa in cattedrale e‘ stata presieduta dal presidente della Conferenza episcopale giapponese: l'arcivescovo di Nagasaki Joseph Mitsuaki Takami. Il prelato spera che Papa Francesco venga presto in Giappone per ravvivare la comunità dei fedeli e diffondere con la sua autorevolezza un messaggio di pace e fratellanza, magari proprio dalla citta'-martire dell'atomica Nagasaki.
Nei giorni scorsi il premier giapponese Shinzo Abe, incontrando l'arcivescovo Paul Gallagher, ha rinnovato l'invito al Papa per una visita in Giappone, che già gli aveva fatto durante un incontro in Vaticano. Dice il cardinale Amato: “Il Santo Padre darebbe una scossa straordinaria alla presenza del vangelo in Giappone. Come tutte le culture, il Giappone ha bisogno di Vangelo. Della sua parola di pace, di riconciliazione, fraternità e generosità”.

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