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Il caro energia fa ricco anche lo Stato: ad aprile 3,7 miliardi in più da accise e Iva

In crescita l’Iva sulle importazioni per l’impennata del prezzo del petrolio. Sugli scambi interni pesa l’effetto dell’inflazione

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Marcegaglia: “I problemi dei costi delle materie prime e dell’energia sono cominciati prima della guerra”

2' di lettura

Il caro energia fa ricco anche lo Stato. Nel primi quattro mesi dell’anno l’Erario ha incassato tra Iva e accise sui prodotti energetici qualcosa come 3,7 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2021. A trainare il maggior gettito è soprattutto l’Iva sulle importazioni cresciuta di quasi 2,4 miliardi pari +55,1 per cento. Un incremento che, come spiega il dipartimento delle Finanze, è in gran parte attribuibile alla dinamica del prezzo del petrolio. Nel solo mese di aprile, il greggio ha subito un’impennata tendenziale del 62 per cento. Non da meno le accise , nonostante le azioni di governo per stemperare gli aumenti in bolletta e alla pompa. Sull’energia elettrica e sul gas, ad esempio, le maggiori entrate complessive per lo Stato sono state pari a oltre 1,3 miliardi di euro.

Entrate a quota 148,3 miliardi

Nel primo quadrimestre le entrate tributarie sono state complessivamente di 148,3 miliardi con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2021 di 14,3 miliardi (+10,7%). Va comunque considerato l’effetto distorsivo delle proroghe dei versamenti tributari che erano state disposte durante la pandemia per venire in contro a diverse categorie di contribuenti in difficoltà con restrizioni e lockdown.

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Sull’Iva interna pesa l’effetto inflazione

A giocare un ruolo rilevante sul fronte delle indirette ha giocato un ruolo importante in termini di maggior incassi anche l’inflazione. L’Iva sugli scambi interni, infatti, è letteralmente volata a quasi 5,7 miliardi in più rispetto ai primi 4 mesi del 2021.

In crescita l’imposta sulle plusvalenze

A trainare le imposte dirette sono state anche l’imposta sostitutiva sui redditi di capitale e sulle plusvalenze che ha garantito un maggior gettito di 1,3 miliardi (+165,3%). La ragione va trovata, come spiega la nota del dipartimento Finanze, nell’«andamento favorevole del mercato del risparmio gestito per il 2021 che ha evidenziato sia una crescita consistente della raccolta netta rispetto al 2020, sia una elevata redditività degli investimenti». Positivo anche il bilancio dell’imposta sostitutiva sul valore attivo fondi pensioni per poco più di un miliardo di euro (+102,9%). In questo caso le maggiori entrate sono state sostenute «sia dal positivo andamento delle posizioni in essere a fine 2021, rispetto al 2020, presso le forme pensionistiche complementari sia dai rendimenti».

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