lotta al contante

Il cashback moltiplica gli incentivi sugli acquisti. In campo le aziende private

Al via tra un mese il piano dei rimborsi di Stato per chi paga in negozio con carte e app. Alcuni operatori pensano di cavalcarne l’effetto offrendo bonus aggiuntivi sugli acquisti

di Dario Aquaro

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(oatawa - stock.adobe.com)

Al via tra un mese il piano dei rimborsi di Stato per chi paga in negozio con carte e app. Alcuni operatori pensano di cavalcarne l’effetto offrendo bonus aggiuntivi sugli acquisti


4' di lettura

Con l’incognita delle ulteriori restrizioni contro l’ondata dei contagi, gli operatori dei pagamenti si preparano alla partenza del cashback di Stato che il governo ha voluto anticipare al 1° dicembre per intercettare i consumi natalizi. E ragionano già su altri incentivi “privati” – tagli alle commissioni o cashback aggiuntivi – per mettersi in scia alle misure pubbliche che sollecitano l’uso degli strumenti elettronici di pagamento.

Lo schema di decreto attuativo è già nero su bianco: chi eseguirà almeno 50 acquisti in un semestre, pagando in negozio senza usare il contante, riceverà un rimborso pari al 10% di una spesa fino a 1.500 euro. Potrà quindi ricevere fino a 150 euro ogni sei mesi, 300 euro in un anno. Tenendo conto «delle transazioni fino ad un valore massimo di 150 euro per singola transazione»: in altri termini (come anticipato dal Sole 24 Ore), il rimborso per singola operazione non potrà superare i 15 euro, anche per i pagamenti oltre 150 euro.

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Tra poco più di un mese partirà il “periodo sperimentale”: a dicembre, per ottenere il cashback, basteranno dieci operazioni (ferme restando le altre regole). I rimborsi di questa prima fase arriveranno a febbraio 2021; mentre quelli successivi saranno erogati, per ciascun semestre, nei mesi di luglio 2021, gennaio 2022 e luglio 2022. In queste stesse finestre saranno distribuiti anche i premi del super cashback: il «rimborso speciale» di 1.500 euro concesso ai 100mila aderenti che effettueranno più transazioni cashless nei tre semestri di riferimento.

Ad accreditare le somme sarà sempre la Consap, che verserà direttamente sull’Iban indicato in fase di registrazione (o dopo) sull’app «Io», dove bisogna indicare il proprio codice fiscale e gli strumenti di pagamento elettronici che si intende usare.

L’integrazione nelle app

Tutto ruota intorno all’app «Io», dunque. Ma il regolamento consente di registrarsi anche «nei sistemi messi a disposizione da un issuer convenzionato» (cioè gli operatori che forniscono gli strumenti di pagamento, carta o app).

«Visto che si lascia ai prodotti digitali la possibilità di gestire in modalità Api (application programming interface, ndr), stiamo lavorando all’integrazione del meccanismo del cashback su BancomatPay», racconta Alessandro Zollo, ad di Bancomat. Secondo cui il piano cashless del governo - emergenza contagi permettendo - va nella giusta direzione e potrà cavalcare anche la maggior propensione ai pagamenti elettronici dovuta alla pandemia. «Il circuito PagoBancomat, ad esempio, ha già visto aumentare le transazioni del 15% rispetto al 2019, grazie soprattutto all’implementazione dei pagamenti contactless, che – dice Zollo – sono il principale driver di crescita».

Sul fronte delle app di mobile payment, anche l’indipendente Satispay è pronta a sfruttare l’onda. «Siamo impegnati all’integrazione con le Api di PagoPa messe a disposizione di tutti gli issuer. Vogliamo che i nostri utenti abbiano la visione chiara e completa di quanto i pagamenti effettuati con qualsiasi strumento elettronico stiano portando in termini di cashback», spiega il ceo di Satispay, Alberto Dalmasso. «Nel nostro caso – prosegue – le Api ci permetteranno di fornire a chi vorrà controllare il cashback di Stato tramite Satispay una serie di informazioni aggiuntive, come l’importo del cashback già goduto, il numero della transazioni effettuate (anche con gli altri strumenti eventualmente collegati) e la posizione in classifica per capire se si rientra tra i 100mila cittadini che riceveranno il supercashback».

Doppi rimborsi e tagli ai costi

Tra le altre strategie cui stanno pensando i diversi operatori, c’è la proposta di un cashback aggiuntivo, da sommare a quello di Stato. Ci sta pensando certamente Satispay (che sul sistema del cashback ha fondato la propria crescita), ma anche qualche banca.

Più difficile, invece, che i player possano accordarsi per azzerare le commissioni Pos sugli acquisti fino a 5 euro, come chiesto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Troppi ostacoli, di natura economica e normativa. Più facile che qualcuno decida di muoversi in autonomia, con un taglio dei costi. Su questo aspetto, le app sono in vantaggio: Satispay, ad esempio, non prevede commissioni sotto i 10 euro (20 centesimi per quelle superiori). E anche il circuito BancomatPay ha azzerato da tempo la commissione pagata dalle banche per le transazioni fino a 15 euro.
Mentre Nexi ha realizzato un’offerta (Nexi Welcome, partita oltre tre mesi fa) che prevede il rimborso delle commissioni per tutti i pagamenti inferiori ai 10 euro fino alla fine dell’anno (oltre al mobile Pos a canone zero, e la possibilità di accettare tutti i pagamenti con una commissione unica sulle carte europee).

Le finanze e l’economia emersa

Per i rimborsi del “periodo sperimentale” di dicembre sono disponibili 227,9 milioni di euro. Ci sono invece poco più di 1,3 miliardi per ciascuno dei tre semestri successivi. Se le risorse non consentono il pagamento integrale dei rimborsi spettanti - si legge nel Dm - «gli stessi sono proporzionalmente ridotti». I limiti, però, «possono essere integrati con le eventuali maggiori entrate derivanti dall’emersione di base imponibile conseguente all’applicazione del programma».

L’intero piano “Italia cashless” (dalle detrazioni del 19% solo per alcune spese tracciabili fino alla lotteria degli scontrini) potrà portare in aggiunta, fino al 2025, «una riduzione annua del sommerso di 0,7 miliardi di euro e un recupero Iva di 0,8 miliardi» sottolinea Lorenzo Tavazzi, responsabile della Community cashless di The European House-Ambrosetti. L’Italia, che è ancora indietro anche nell’uso delle carte, «ha oggi uno dei set di misure più completo d’Europa – osserva Tavazzi –. E il solo cashback potrà dare una spinta importante all’economia, aumentando i consumi tracciabili di 46 miliardi al 2025».

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