Emergenza Covid

Il caso Lazio e la forzatura nella corsa al richiamo con AstraZeneca

Per gli under 60 seconde dosi anticipate con AZ. L’assessore alla Sanità D'Amato: «L’obiettivo è correre per raggiungere l’immunità di gregge. E le campagne devono essere flessibili in base all'incidenza della curva epidemiologica»

di Andrea Gagliardi

(AFP)

3' di lettura

La corsa ai richiami da anticipare per provare a battere sul tempo la variante Delta rischia di creare un caso nel Lazio, una delle Regioni apripista nelle vaccinazioni a tappeto. A fare esplodere la polemica è stata la decisione della Regione di questi giorni di anticipare le seconde dosi con AstraZeneca per gli under 60. In sostanza il Lazio offre la possibilità ai suoi cittadini di fare il richiamo in anticipo rispetto a quanto finora previsto (a 8 settimane invece che 12), una possibilità sicuramente benvenuta da chi magari sta partendo per le vacanze, ma riservata solo a chi opta come seconda dose, sempre dietro la firma del modulo di consenso informato, per il siero anglo-svedese (che però il Cts ha recentemente raccomandato a uso esclusivo degli over 60); mentre chi ricorre al richiamo “eterologo” con Pfizer o Moderna, raccomandato dal ministero, non può anticipare.

Decisione contestata

Una decisione che qualche esperto considera un azzardo, motivata dalla necessità di smaltire le scorte in magazzino. Accuse respinte dall'assessore del Lazio alla Salute Alessio D'Amato: «Nessuna forzatura - assicura -. L’obiettivo che ci siamo dati è arrivare nel più breve tempo possibile all’immunità di gregge. Puntiamo a raggiungere la copertura al 70% il prossimo 8 di agosto. Siamo la prima regione italiana per vaccinazione con doppia dose. E dobbiamo essere pragmatici. Siamo coperti dalla variante Delta se completamente vaccinati. E noi, consentendo agli under 60 di anticipare il richiamo, ci stiamo muovendo all'interno del quadro regolatorio nazionale ed europeo per mettere in sicurezza la popolazione». La strategia vaccinale di anticipare i richiami «segue le prescrizioni scientifico-sanitarie di Aifa, CTS e del Ministero della Salute».

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Le raccomandazione di Aifa e ministero della Salute

In realtà scorrendo le indicazioni pubblicate sul sito dell'Aifa si legge che anche se «l’autorizzazione provvisoria all'uso di Vaxzevria da parte di EMA e di AIFA prevede la somministrazione della seconda dose del vaccino in un intervallo compreso tra 28 e 84 giorni dalla prima somministrazione» si ritiene «utile indicare la somministrazione della seconda dose del vaccino Vaxzevria di Astrazeneca idealmente nel corso della dodicesima settimana e comunque a una distanza di almeno dieci settimane dalla prima dose». Questo perché la risposta anticorpale sarebbe massima proprio in questo arco temporale. E nella circolare del ministero della Salute del 18 giugno che contempla la possibilità di richiamo con AZ per gli under 60 con consenso informato si ribadisce che è raccomandabile che la seconda dose dello stesso vaccino sia somministarta circa 12 settimane dopo la prima dose per completare il ciclo di vaccinazione».

D’Amato: serve una campagna vaccinale flessibile

«Le campagne vaccinali devono essere flessibili in base all'incidenza della curva epidemiologica- replica D'Amato - Il richiamo con AstraZeneca è autorizzato da Ema e Aifa anche dopo 4 settimane. Così si sta facendo in Germania e se fosse dipeso da me avrei fatto altrettanto». L'assessore assicura che anche gli over 60 vaccinati con prima dose di AstraZeneca sono stati tutti contattati per anticipare il richiamo. E che se qualcuno si è perso per strada può sempre contattare il centralino regionale per ovviare. A chi gli fa notare che è da giorni che non si riesce a parlare con nessuno assicura: «Siamo stati subissati. Ma abbiamo deciso di raddoppiare linee e operatori». Intanto in 50 mila hanno risposto agli sms inviati dalla Regione Lazio per anticipare la seconda dose di AstraZeneca.

Nel Lazio J&J anche agli under 60

Ma la Regione Lazio continua a fare un uso sostenuto per gli under 60 anche del vaccino Johnson & Johnson, tra camper in provincia e una recente “open night” all’ospedale Santo Spirito a Roma. Il Cts raccomanda il vaccino per soggetti di età superiore ai 60 anni, prevedendo la possibilità di utilizzarlo anche in soggetti di età inferiore solo in casi particolari. E il ministero della Salute ha citato nella circolare del 18 giugno «popolazioni non stanziali e/o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa» e, più in generale, per gruppi di popolazione «hard to reach» come i senza fissa dimora. All’open night al Santo Spirito poteva invece presentarsi in teoria chiunque fosse over 18.

Consenso informato necessario

«Sarebbe grave non utilizzare tutti i vaccini in questa fase - replica D’Amato -. J&J, oltre ai vantaggi di essere monodose, è il vaccino con il tasso di reazioni avverse più basso in base a quanto riportato dall’ultimo rapporto di farmacosorveglianza dell’Aifa. E studi recenti parlano di copertura a otto mesi dalla variante Delta. All’open night al Santo Spirito l’80% dei vaccinati erano migranti o senza fissa dimora. Ma c’erano anche giovani romani. «Sì, ma a fronte di un consenso informato e di una anamnesi clinica, non vedo nessun problema - conclude l’assessore - C’è sempre una valutazione medica antecedente. E ricordo che è stata vaccinata con J&J tutta la nazionale femminile di basket che è andata ai Mondiali di Valencia».

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