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Il caso NordLb archivia il bail in e apre la corsa ai bond At1

Le motivazioni della Commissione Ue sul salvataggio tedesco: non è aiuto di Stato. Secondo Mediobanca, «si esce dal caos del burden sharing a favore del pragmatismo»

di Alessandro Graziani


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AFP

3' di lettura

Le modalità del salvataggio pubblico della banca tedesca Nord Lb segnano «l’uscita dal regime del bail-in, del burden sharing e del caos a favore del pragmatismo». Così commentano i sector analist di Mediobanca securities, riflettendo l’opinione di alcuni investitori contattati da Il Sole 24 Ore, le motivazioni con cui la commissione Ue ha autorizzato il salvataggio di Nord Lb. La conseguenza più interessante per il mercato, oltre all’archiviazione del rischio bail-in che ormai di fatto resta solo nelle “sacre scritture” di Bruxelles, è la corsa all’acquisto di bond di classe Additional Tier 1 (AT1) che le banche europee hanno iniziato a emettere e che sempre più numerosi saranno offerti sul mercato. Probabilmente a rendimenti inferiori rispetto al passato dato che la loro rischiosità, essendo sfumata l’ipotesi di essere coinvolti a vario titolo in procedure di bail-in.

Addio al bail in?
Il punto di partenza delle osservazioni degli analisti riguarda l’ok europeo al terzo salvataggio pubblico in dieci anni della banca tedesca Nord Lb che, secondo le motivazioni ufficiali rese note dalla Ue, «non costituisce aiuto di Stato. Per ricapitolare la storia: la Norddeutsche Landesbank Girozentrale (Nord Lb) è una banca universale della Germania del Nord con circa 150 miliardi di attività e una dimensione rilevante in un mercato frammentato come e' quello tedesco. Nell’ultimo decennio Nord Lb ha avuto ripetuti problemi di tenuta dei ratios patrimoniali a causa della grande esposizione creditizia allo shipping. E, dopo l’ennesima crisi, a inizio 2019 la banca - come ricordano da Mediobanca Securities - «ha presentato alla Ue un piano di salvataggio da 3,5 miliardi di nuovo capitale, di cui 1,2 miliardi dalle Sparkassen, 1,5 miliardi dal Governo della Bassa Sassonia e il resto da una serie di garanzie di Stato».

La decisione Ue
Nelle 38 pagine di documentazione, la Ue ha deciso che non si tratta di aiuti di Stato e ha avallato il piano avallando una cura drastica che prevede la riduzione di un terzo degli assets e il dimezzamento dei costi, ipotizzando che così nel 2024 la banca arrivi ad avere un Roe del 7% e un Cet1 del 15%. «Il Roe futuro di Nord Lb è paragonato a due diversi bechmark che calcolano i Roe delle banche tedesche e di quelle europee: il primo fissa i ritorni, rispettivamente, al 2,8 e al 7,1%, il secondo al 4 e al 6%». Di conseguenza, il Roe prospettico di Nord Lb risulterebbe paragonabile con quello dei competitor domestici ed europei. Sulla base di queste valutazioni, secondo Mediobanca, «la commissione Ue ha accettato lo scenario propsettato dalla Germania, sia sulla prospettiva di redditività che sulle valutazioni, concludendo che lo stesso investimento sarebbe stato fatto un privato, se fosse stato disponibile».

La corsa alle emissioni
Se l'idea che lo spauracchio del bail in è tramontata diventerà maggioritaria tra gli investitori, si aprono grandi spazi di mercato per l'emissione da parte delle banche di bond At1 e Tier2 a tassi più contenuti rispetto agli ultimi due anni. Il cambiamento di traiettoria dei policy making/regulators europei in sede di salvataggi va di pari passo con l'annunciata revisione della Vigilanza Bce in materia di richieste sul capitale in vista di Basilea4. La cosiddetta «forbearance» è ormai stata ufficializzata da Francoforte, consentendo alle banche di rafforzare il patrimonio non solo attraverso l'emissione di capitale primario ma anche attraverso bond At1 e Tier2. I primi collocamenti sono già iniziati, altri ne arriveranno.

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