ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla saga della nave colpita dal virus

Il caso Roosevelt manda in crisi il Pentagono, si dimette il segretario alla Marina militare

Il ministro della Marina militare Modly si dimette dopo il siluramento e le critiche al capitano della portaerei che aveva chiesto di soccorrere l’equipaggio

di Marco Valsania

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La portaerei americana Theodore Roosevelt al suo arrivo nel porto vietnamita di Da Nang il 5 marzo

Il ministro della Marina militare Modly si dimette dopo il siluramento e le critiche al capitano della portaerei che aveva chiesto di soccorrere l’equipaggio


4' di lettura

NEW YORK - Ingenuo. Stupido. E forse peggio, intenzionato a danneggiare Donald Trump. Il Ministro della marina militare Thomas Modly, la massima autorità civile della Navy, ha rassegnato le dimissioni davanti alla bufera scatenata dalle sue parole. Parole con cui aveva apostrofato il capitano - o meglio ex capitano, perchè già rimosso dall'incarico dallo stesso Modly - della colossale portaerei nucleare Theodore Roosevelt. La colpa del capitano Brett Crozier? Aver chiesto al Pentagono soccorso urgente, in una lettera non riservata e diventata di dominio pubblico, contro il grave focolaio di coronavirus esploso sul vascello.

Portaerei e leadership
La conclusione della saga della Roosevelt, una delle navi più prestigiose della marina americana tenuta a battesimo nel 1981, è diventata il simbolo più eclatante della confusione e delle polemiche che scuotono la leadership della Casa Bianca durante la crisi della pandemia. Lo spettro di crescenti rappresaglie contro critici, interni ed esterni, da parte dell'amministrazione e della Casa Bianca solleva forti preoccupazioni in Congresso tra i rappresentanti dell'opposizione democratica, ancor più nel pieno di un’emergenza che richiede trasparenza, cooperazione e capacità di ammettere e correggere gli errori.

Trump difende Modly
Trump è a sua volta intervenuto nella controversia e lo ha fatto per difendere soprattutto Modly - ha specificato di non avergli chiesto di lasciare e che il suo gesto rappresentava un atto di grande abnegazione. Ha anche criticato lui stesso Crozier, sottolineando che il capitano aveva avuto una “brutta giornata”, che avrebbe dovuto rispettare la gerarchia militare non «imitare Hemingway» inviando quella «terribile» lettera. Pur ammettendo che Crozier ha alle spalle una carriera esemplare e illustre.

Un presidente in guerra con i critici
Nelle stesse ore del disastro d’immagine alla Roosevelt, il Presidente ha fatto scattare altri interventi d’autorità che hanno fatto discutere: ha dichiarato una sorta di guerra interna agli ispettori generali nel governo, istituti indipendenti nei ministeri con compiti di supervisione. Prima ha cacciato l’ispettore dell’Intelligence, Michael Atkinson, una esplicita vendetta perchè mesi or sono aveva trasmesso al Congresso il caso Ucrainagate per eventuali indagini come previsto dalla legge. Poi ha licenziato l’ispettore del Dipartimento della Difesa, il veterano Glenn Fine, che era stato appena designato dai colleghi quale supervisore inter-agenzie del piano di soccorso economico da duemila miliardi di dollari per famiglie e aziende. Al suo posto ha installato un fedelissimo, l’ispettore dell’Agenza per la Protezione Ambientale Sean O’Donnell.

A bordo della Roosevelt
Il caso della Roosevelt ha però dominato l’attenzione. Modly aveva viaggiato ottomila miglia, fino a Guam dove la nave è adesso ancorata, per portare di persona il suo messaggio, la sua invettiva contro Crozier - volgarità comprese - all’equipaggio del vascello. Un messaggio affidato al sistema di altoparlanti della Roosevelt e che ha lasciato di stucco le migliaia di marinai. «What the f….(che c….)», si sente la reazione d’istinto di un anonimo militare nella registrazione del discorso compiuta dagli stessi marinai. Crozier è lui stesso risultato positivo al virus e l’equipaggio gli aveva tributato una autentica ovazione al momento della sua forzata partenza dalla nave dopo il licenziamento.

La lettera di Crozier
La sua cacciata ha fatto discutere, anche tra gli ex ufficiali. Se è vero che ha violato la cosiddetta “chain of command” inviando la sua lettera a venti superiori e funzionari del governo, la situazione sul vascello stava precipitando. Le infezioni si stavano moltiplicando, ad oggi sono oltre 170, dopo che la nave aveva attraccato in Vietnam ed era stato ordinato il suo ancoraggio, appunto, a Guam in attesa del da farsi. Nella missiva, Crozier lanciava un estremo appello affinchè venissero rotti gli indugi e la salute e la vita dell’equipaggio, quasi cinquemila marinai, venisse salvaguardata, con lo sbarco e la quarantena di gran parte del personale a bordo. Ricordava che le forze armate non si trovavano nel mezzo di un conflitto che imponesse l’estremo sacrificio. «Non siamo in guerra. Non è necessario che i marinai muoiano. Se non agiamo subito, manchiamo di prenderci cura del nostro asset più prezioso, i nostri marinai».

Il licenziamento del capitano
Quella accorata lettera, non classificata come top secret, trovò a fine marzo la strada delle pagine del San Francisco Chronicle, che la pubblicò generando imbarazzo ai vertici, del Pentagono e dell’amministrazione.

Quasi immediata la risposta di Modly, che pochi giorni dopo, il 2 aprile senza alcuna indagine come al più previsto dalle forze armate, annunciava la cacciata del capitano per aver agito in maniera «non professionale», con «pessimo senso di responsabilità» e per non essersi assicurato che la lettera «non trapelasse». Aveva sollevato «un allarme non necessario». Davanti al saluto dell’equipaggio all’ufficiale, che ai loro occhi aveva messo la loro salvaguardia davanti alla propria carriera, Modly aveva deciso di insistere programmando la sua visita di persona al vascello ferito per la sua arringa lunedì 6 aprile. Crozier «era troppo naïf o troppo stupido per essere al comando di una nave come questa», aveva sentenziato. Nelle ore successive si era poi scusato per «qualunque offesa le mie parole abbiamo recato» ma ormai la débâcle era irreversibile, con il moltiplicarsi di richieste di una sua uscita di scena anche da parte di numerosi ex alti ufficiali del Pentagono.

Caduta di un fedelissimo
Modly era un fedelissimo di Trump e avrebbe agito, secondo gli avversari, in uno stile da epurazione di chi contraddice o imbarazza la Casa Bianca. Sulla poltrona di Segretario della Marina militare era arrivato in circostanze già controverse. Aveva sostituito un predecessore, Richard Spencer, silurato da Trump lo scorso novembre per la sua opposizione alla decisione del Presidente di perdonare e concedere ogni onore a un fante d’assalto della marina, Eddie Gallagher, che era stato accusato di crimini di guerra dai suoi stessi commilitoni in Iraq e condannato dalla giustizia militare per essersi fatto fotografare, come fosse un trofeo, sul cadavere di un adolescente militante dell’Isis che aveva appena ucciso.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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