il catalizzatore

Auto Euro 6, tutto quello che c’è da sapere sull’additivo Ad blue

Le auto Euro 6 non sono tutte uguali: quelle post-dieselgate, in vendita da un anno, sono effettivamente «pulite», ma richiedono rifornimenti supplementari di un liquido speciale. Chi ignora la spia della riserva resta a piedi. Così qualcuno offre sistemi illegali per disattivare il dispositivo

di Nicola Giardino


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5' di lettura

Se ne sono accorti in pochi, ma buona parte delle auto diesel targate dall’autunno 2018 richiede un’attenzione in più: rabboccare il liquido del catalizzatore selettivo Scr. Un fastidio e un costo in più. E chi ignora la spia che indica la necessità di provvedere resta a piedi: appena spegne il motore, non può più riavviarlo, se il livello del liquido resta invariato. Salvo ricorrere a scorciatoie illegali, come sta già facendo qualcuno.

Che cosa è cambiato
Tutto è frutto del dieselgate: per ostacolare il più possibile trucchi in fase di omologazione, la Ue ha introdotto gli standard Euro 6D-Temp ed Euro 6D, con rilevazione delle emissioni in test su strada. L’unico modo possibile per restare nei limiti è quello già utilizzato per i mezzi pesanti: aggiungere un ulteriore catalizzatore dedicato agli ossidi di azoto (NOx), chiamato Scr.

Solo così si abbattono drasticamente gli NOx, trasformandoli in innocuo vapore acqueo (H2O) e in gas di azoto (N2) altrettanto innocuo per la nostra salute perché contenuto nel 78% dell’aria che respiriamo. Ma richiede l’uso di una soluzione liquida a base di urea.

Pochi lo sanno
Solo il 20% dei clienti sa che la sua nuova auto ha bisogno anche di questo liquido. Il dato emerge dalle dichiarazioni del personale tecnico di accettazione di alcune concessionarie.

Il prodotto da acquistare
Il reagente utilizzato dal sistema è una soluzione al 32,5% di urea chimica e di 67,5% di acqua deionizzata. Ufficialmente si chiama AUS32 (Aqueos urea solution 32,5%), ma è disponibile sul mercato anche sotto il nome di Ad Blue o Def (Diesel Exhaust Fluid).

Ad Blue è un marchio di proprietà esclusiva della Verband der Automobilindustrie (Vda), l’associazione tedesca dei costruttori di veicoli, che lo concede a pagamento ai produttori che lo desiderano a garanzia della corrispondenza del contenuto delle confezioni al corretto rapporto urea/acqua.

L’Ad Blue è di conseguenza leggermente più costoso anche se più sicuro, ma altri prodotti analoghi sono altrettanto affidabili, a condizione che sulle confezioni sia riportato l’esatto rapporto urea/acqua (32,5/67,5) e i produttori o i venditori non siano occasionali ma rintracciabili in caso di reclami.

Un eccesso di urea nella composizione comporterebbe grossi rischi di danneggiamento per corrosione al sistema, così come una concentrazione inferiore di urea causerebbe un suo anomalo funzionamento fino all’arresto del veicolo.

Prezzi e confezioni
Il prodotto si trova in confezioni da 10 o 20 litri, ma anche in fusti di maggior capienza per flotte o per operatori professionali a prezzi al dettaglio variabili fra 1,5 o 2 euro per uso fai da te.

Presso le stazioni di servizio i costi sono anche superiori, per remunerare il servizio.

Il fai-da-te
Si può anche fare da sé: il liquido è un prodotto di sintesi incolore, non tossico, sicuro da maneggiare benché corrosivo per diversi metalli. Macchia alcuni materiali come i tessuti e ha odore sgradevole.

I consumi
Gli esperti stimano il consumo di soluzione di urea intorno a 800 Km/litro. Considerando che il serbatoio di un’auto contiene 10 o 20 litri (ma la tendenza è di aumentare la portata), con un pieno da 10 litri si possono percorrere circa 8 mila o 16 mila km con una spesa mediamente variabile da 15 a 20 euro.

Il consumo dipende anche dallo stile di guida.

Attenzione alla spia
Tutte le vetture con Scr hanno per legge un segnalatore sul cruscotto o nel navigatore di bordo, per avvisare quando il livello del fluido si abbassa al 20% della capacità del serbatoio.

La normativa europea impone che, a serbatoio completamente vuoto la centralina impedisca il riavvio del motore. E non si può aggirare il blocco versando nella bocchetta di rifornimento acqua o gasolio: si resterebbe sempre fermi, con in più il rischio di creare gravi danni.

Quindi è consigliabile evitare di rimandare il rabbocco e di viaggiare sempre a serbatoio sufficientemente pieno. In alternativa, si può avere un’adeguata scorta nel bagagliaio, facendo però attenzione alle temperature di stoccaggio del fluido in vettura (+25° e -11°).

Ancor meglio conservare la tanica in box o in cantina.

Il rifornimento
La bocchetta di rifornimento normalmente si trova accanto al bocchettone del gasolio. È ben riconoscibile perché più piccola.

In qualche modello il serbatoio è ubicato nel bagagliaio e in tal caso è bene fare attenzione ai rabbocchi per non danneggiarne il rivestimento o addirittura i bagagli.

I trucchi per aggirare il sistema
Tutte queste complicazioni si possono evitare solo in modo illegale. Inizialmente la richiesta proveniva dai trasportatori internazionali che, dal 2015 con il progressivo aumento nella loro flotta dei grossi mezzi con Scr, la giustificavano con veri o presunti problemi di reperimento di soluzione ureica in Paesi dell’Est non comunitari, dove occorre anche stare attenti alla qualità del prodotto (le impurità potrebbero intasare l’iniettore dell’Scr con conseguenti costosi fermi macchina).

Ma i serbatoi di urea dei veicoli pesanti contengono 50-60 litri e nulla vieta, essendo il liquido stabile e non infiammabile, di portarsi una o due confezioni da 20 litri per scorta.

I due problemi veri dei trasportatori sono i costi del fluido per le grandi flotte e l’elevato rischio di congelamento nell’attraversamento di Paesi in cui le temperature sono spesso al di sotto dei temuti -11° del limite di congelamento.

Così i manipolatori di centraline hanno messo a punto i cosiddetti emulatori di urea da installare sui camion da Euro 4 in su per disattivare l’Scr: danno all’elettronica di bordo un segnale come se fosse attivo, facendo sì che il motore continui a funzionare senza perdita di potenza nonostante i sensori di NOx siano fuori uso.

Sono centraline facili da reperire a un costo tra 100 e 500 euro e anche più, a seconda del produttore e dei costi di montaggio. Esistono anche kit fai da te, più economici, completi di istruzioni per il montaggio. Che richiede attenzione, a causa del filtro antiparticolato, che andrebbe disattivato o gestito con una particolare modalità.

Con l’esperienza acquisita sui camion, i manipolatori si sono attrezzati anche per le vetture. I costi sono pressoché uguali a quelli dei camion: occorre più accuratezza e tempo, dati i più limitati spazi a disposizione.

I rischi di affidabilità
Benché meno sofisticati di altre manipolazioni di centraline elettroniche, gli emulatori farebbero comunque decadere la garanzia sul veicolo. Senza neanche dare la possibilità di rivalersi sul manipolatore, perché non c’è una fattura a dimostrare l’acquisto o, se c’è, difficilmente descrive l’emulatore per quello che è davvero.

Si rischia anche per la qualità del materiale elettronico e l’affidabilità del produttore clandestino.

Per questi rischi e per il maggior inquinamento, l’Acea (l’associazione europea delle case automobilistiche) ha chiesto alle autorità di combattere il fenomeno.

Le sanzioni
A differenza di altri Stati comunitari che vietano specificatamente la manomissione del sistema antinquinamento atmosferico, il Codice della strada non ha una norma ad hoc: vale il generico divieto di modificare le caratteristiche tecniche del mezzo senza riportarlo sulla carta di circolazione.

Lo prevede l’articolo 78, che comporta una multa di 431 euro e il ritiro della carta di circolazione, che viene restituita solo quando il veicolo è stato rimesso nelle condizioni originali. Dopo il ritiro, scatta la segnalazione alla Motorizzazione affinché effettui una revisione straordinaria (articolo 80, comma 5), proprio per accertare che tutto è tornato in regola

I casi
Essere beccati non è facile, ma nemmeno impossibile. Almeno nel caso dei mezzi pesanti, ispezionati più di frequente: recentemente la cronaca ha riportato tre casi in Italia (Padova, Bologna e nel Foggiano) e uno in Svizzera.

In uno di essi , quello di San Severo (Foggia) il 26 ottobre, dove è stata ipotizzata anche una violazione penale. Dunque, il condicente e il proprietario del veicolo sono indagati.

Più complesso il caso svizzero: è scattata anche una denuncia all’amministrazione doganale per violazione delle norme sul pedaggio dei veicoli pesanti in quanto la tariffa autostradale è proporzionale alle classi Euro dei veicoli.

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