materie prime

Il caucciù dimentica il rally di inizio anno: ora si teme un surplus

di Sissi Bellomo

(REUTERS)

2' di lettura

L’emergenza caucciù è già finita. Con uno spettacolare capovolgimento delle prospettive, il mercato non solo ha smesso di preoccuparsi per l’offerta ma adesso comincia addirittura a temere un surplus. E i prezzi – che a gennaio avevano guadagnato oltre il 25%, spingendosi ai massimi da 5 anni – hanno ormai cancellato tutto il rialzo di quest’anno, finendo ai minimi da novembre 2016: il contratto benchmark a Tokyo, per consegna settembre, a fine seduta ieri valeva 229,3 yen (2,1 dollari) per kg.

L’ondata di vendite, avvenuta nonostante il recupero del petrolio, è stata favorita dal rafforzamento della valuta giapponese. Anche la speculazione cinese ha smesso di fare da traino: le materie prime in generale sono state colpite da forti ribassi a Shanghai e Dalian. Ma per la gomma il problema è soprattutto nei fondamentali, che in un tempo brevissimo sono cambiati radicalmente, tornando a indebolirsi.

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Le alluvioni che all’inizio dell’anno avevano colpito il Sud della Thailandia hanno in effetti danneggiato la produzione del maggior fornitore mondiale di gomma, ma meno del temuto. E comunque altri Paesi hanno più che compensato le perdite: l’India, ad esempio, ha aumentato l’output di oltre il 30% nei primi due mesi dell’anno.

Per l’Associazione dei Paesi produttori di gomma naturale (Anrpc), che rappresenta il 90% dell’offerta globale, il bilancio del primo trimestre è quindi positivo: la produzione dei suoi 11 membri nel complesso è cresciuta del 2% rispetto a un anno prima, a 2,5 milioni di tonnellate. La tendenza prosegue: per il trimestre in corso l’Anrpc si attende un incremento del 5,8% e per l’intero 2017 del 4,2%, a 11,2 milioni di tonnellate.

La stessa Thailandia, nonostante le alluvioni, quest’anno dovrebbe riuscire ad espandere l’output, grazie al programma di rinnovamento delle piantagioni attuato negli ultimi anni. Gli alberi piantati tra il 2005 e il 2008 sono ai massimi della produttività e quelli piantati nel 2011-2013 cominciano ora a produrre lattice, osserva Lekshmi Nair, responsabile dell’ufficio studi dell’International Rubber Study Group (Irsg).

Lo stesso Nair stima d’altra parte che Bangkok abbia perso solo il 25% dell’output di gennaio, che di solito è intorno a 400-420mila tonnellate. E proprio il Governo thailandese ha contribuito in modo decisivo a raffreddare i prezzi della gomma, rilasciando scorte sul mercato:  le vendite, che proseguiranno fino a maggio, dovrebbero esaurire le riserve statali, di circa 300mila tonnellate.

Di fronte a tale abbondanza di offerta, la domanda comincia intanto a dare qualche segnale di preoccupazione. Le vendite di automobili negli Usa hanno subito un’inattesa battuta di arresto, diminuendo dell’1,6% in marzo, mentre in Cina le scorte di caucciù hanno cominciato ad accumularsi nei magazzini delle borse.

L’Anrpc resta comunque ottimista: il ritiro dei dazi Usa sui pneumatici cinesi per mezzi pesanti ha «migliorato l’outlook», afferma il segretario generale Nguyen Ngoc Bich, mentre una solida crescita del Pil in Europa e Usa «suggerisce che la domanda di gomma possa crescere più velocemente».

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