modelli culturali da esportazione

Il Centre Pompidou espande il brand

Dopo Metz, Malaga, Shanghai, prossimamente Bruxelles, il museo valorizza il marchio e concede prestiti di opere della ricca collezione alle “succursali”

di Maria Adelaide Marchesoni


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3' di lettura

Il Centre Pompidou-Metz aperto nel 2010 nella cittadina a Nord Est della Francia al confine con il Lussemburgo, è il primo decentramento dell'istituzione culturale francese realizzata in partnership con le autorità locali, che finanziano e garantiscono l'autonomia delle scelte scientifiche e culturali. In questi giorni il museo ha nominato la nuova direttrice, l'italiana Chiara Parisi, storica dell'arte contemporanea, con numerose collaborazioni in Francia. Entrerà in carica il prossimo 28 novembre, succede a Emma Lavigne, divenuta presidente di Palais de Tokyo a Parigi.

La gestione economica
Il Centre Pompidou-Metz ha una gestione autonoma e dal 2016, in seguito alla modifica dello statuto, i contributi annuali sono versati da enti pubblici e nel 2018 sono ammontati a 9,7 milioni di euro. In dettaglio Metz Métropole (5,15 milioni di euro), dalla regione Grand Est (4 milioni di euro) e dalla città di Metz (0,55 milioni di euro) che hanno permesso di coprire i costi del personale fisso, quelli di funzionamento e garantire la programmazione artistica di uno spazio di 5.000 mq che non possiede una collezione permanente. Accanto ai contribuiti pubblici il museo genera risorse proprie per circa 2,3 milioni, di cui 1,15 milioni dalla generosità dei mecenati e 850mila euro dalla biglietteria. A fine 2018 i visitatori sono stati pari a 332.500.

La politica del brand
La strategia di espansione del marchio Centre Pompidou al di fuori della Francia è proseguita nel 2015 a Malaga, anche se agli accordi erano precedenti, con l'apertura del Centre Pompidou Malaga . Nel 2019, proprio in questi giorni vi è stata l'apertura al pubblico del Centre Pompidou x West Bund Museum Project e a Bruxelles sulla base di un accordo siglato nel 2017 con la Région de Bruxelles-Capitale la Fondation KANAL ha in programma la realizzazione entro il 2023 di un nuovo polo culturale e pluridisciplinare, KANAL-Centre Pompidou , nel vecchio garage Citroën.

Centre Pompidou Malaga
L'accordo di Malaga ha impegnato il museo francese per cinque anni sulla base di un contratto, rinnovato per altri cinque anni. Il rinnovo della collaborazione con la città di Malaga ha portato nelle casse del museo francese un milione di euro per l'utilizzo del marchio e delle collezioni e un altro milione (1.070.000 euro) per le spese di trasporto, assicurazione delle opere o consulenza legale. Il museo di Malaga, coronato dalla struttura conosciuta come The Cube dell'artista Daniel Buren, ha finora esposto due collezioni semi-permanenti sull'arte del XX e XXI secolo. La collezione del museo è stata rinnovata lo scorso dicembre con 63 opere di 60 artisti che saranno esposte fino a marzo 2020. Dalla sua apertura ha, inoltre, organizzato sette grandi allestimenti temporanei, cinque spettacoli, sei laboratori rivolti ai giovani e circa 70 eventi all'anno. Nel 2018 ha attirato 667.495 visitatori e dalla sua inaugurazione ha attirato un altro mezzo milione di presenze.

Centre Pompidou Parigi
A fine 2018 i visitatori del Beaubourg sono aumentati del 5% a 3,5 milioni, di cui 1,5 milioni hanno visitato la collezione permanente e 2 milioni le temporanee. Per il solo Centre Pompidou (escluse le organizzazioni associate) la gestione ha registrato un sostanziale pareggio di 277mila euro rispetto alla perdita di 2,2 milioni della gestione 2017. I ricavi sono stati pari a di 151,1 milioni di euro, di cui 90,9 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche (20 milioni di euro destinati alle immobilizzazioni materiali), 40,6 milioni di ricavi propri, in leggero miglioramento rispetto al 2017 (+ 2,2%) per effetto dell'incremento delle risorse provenienti da località estere, una crescita costante dal 2016 dei ricavi da sponsorizzazioni, buoni ricavi da biglietteria e ricavi commerciali (rispettivamente oltre 14 milioni e 6,5 milioni di euro).
L'evoluzione delle spese riflette i principali programmi di lavoro, un certo controllo delle spese operative e un aumento dei costi del personale (che passano a 61 milioni da 58,8 milioni del 2017), in particolare per sostenere progetti in fase di sviluppo all'estero.

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