verso il 5 novembre

Il centrodestra chiude sul «ticket», al via la corsa per la Regione Sicilia

di Barbara Fiammeri ed Emilia Patta

Gianfranco Miccichè (Ansa)

3' di lettura

La partita siciliana ancora una volta è destinata a diventare il laboratorio della politica che verrà. Manca ormai solo il via libera ufficiale, ma salvo improbabili colpi di scena Nello Musumeci sarà il candidato di tutto il centrodestra. O meglio: tutto il centrodestra - Fdi, Lega, Fi, Udc, Energie per l’Italia- tranne Ap, il partito di Angelino Alfano. A confermarlo ieri è stato anche Gianfranco Micciché, coordinatore regionale di Fi che nelle scorse settimane si era dato un gran da fare per tenere dentro l’alleanza anche i centristi di Ap. Un obiettivo che si è rivelato però non praticabile perchè - contrariamente a quanto avvenuto in Liguria un anno fa o a Genova e la Spezia la scorsa primavera dove Salvini e Meloni alla fine aprirono le porte ai centristi - la battaglia per la conquista dell’assemblea siciliana è una vera e propria prova generale di quanto potrebbe accadere alle politiche qualche mese dopo. Il risultato che uscirà dalle urne è dunque destinato a pesare sulle alleanze e anche sulle possibili ma sempre più improbabili modifiche della legge elettorale. Per Forza Italia e Silvio Berlusconi il rischio è quello di uno schiacciamento a destra. Una prospettiva che non piace al Cavaliere, che punta invece a rilanciare il centrodestra come espressione dei moderati capace di dialogare tanto con Angela Merkel che con il premier ungherese Victor Orban.

Alla fine però è prevalsa la difesa dell’unità della coalizione che si sintetizza nel «ticket» (così l’ha ribattezzato Micciché) tra Musumeci e l’avvocato Gaetano Armao, leader del movimento degli Indignati che il Cavaliere avrebbe voluto inizialmente candidare, e per il quale invece si prevede ora un assessorato di peso in caso di vittoria. Ipotesi che nel centrodestra viene ritenuta tutt’altro che improbabile, nonostante il M5s da tempo abbia cominciato la sua campagna elettorale a sostegno di Giancarlo Cancelleri (si è appena concluso il primo tour sull’isola dei big grillini Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista). La Sicilia viene ritenuta il volano della lunga campagna elettorale che ci porterà, al massimo la prossima primavera, alle urne per il rinnovo del Parlamento nazionale. Per i grillini sarebbe la conferma di essere ormai pronti a conquistare, dopo Palazzo d’Orleans (sede della presidenza regionale), anche Palazzo Chigi. Ma è una conclusione che vale ovviamente anche per gli altri due schieramenti. Un centrodestra vittorioso in Sicilia e per di più senza Alfano, che sull’isola vanta il consenso più significativo, confermerebbe la tendenza di uno spostamento a destra dell’elettorato già emersa nel corso delle ultime due tornate amministrative.

Loading...

Sul fronte opposto la candidatura “civica” del rettore Fabrizio Micari - sponsorizzato dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e appoggiato per ora dal Pd, da “Campo progessista” di Giuliano Pisapia e dal partito centrista di Alfano - sembra nelle ultime ore aver ridato qualche chance al centrosinistra. Soprattutto se, accogliendo la moral suasion di Orlando e Pisapia, i bersaniani di Mdp e Sinistra italiana rinunceranno infine al loro candidato alternativo Claudio Fava. Il partito di Alfano, Alternativa popolare, è quotato dagli istituti di sondaggio tra il 7 e il 12 per cento. Necessario per vincere, insomma, come si spinge a dire il sondaggista Nicola Piepoli. E questo spiega l’impegmo del Pd per raggiungere l’accordo con Alfano, accordo che prevede anche un possibile schema di gioco comune alle prossime elezioni politiche.

Quello che hanno in mente a Largo del Nazareno è un Pd “allargato”, possibilmente da Alfano a Pisapia, in grado di contendere voti al M5S giocando la carta dell’antipopulismo. «Noi pensiamo che il Pd sia il vero argine ai populismi e l’unica forza politica in grado di rappresentare una speranza concreta per milioni di persone», è tornato non a caso a dire ieri il leader democratico Matteo Renzi dopo settimane di silenzio estivo. In Sicilia la partita appare comunque difficilissima: gli istituti di sondaggio più importanti aspettano che si definiscano le candidature (non è irrilevante se il centrosinistra sarà infine unito o se ci saranno candidati di “disturbo”) per testare le intenzioni dei siciliani. Ma l’ultima rilevazione di Ipr marketing, fatta a giugno, può dare un’idea del peso delle forze politiche senza i candidati in campo: M5S attorno al 35%, centrosinistra (senza Alfano) al 24-25%, centrodestra (senza Alfano) tra il 30 e il 32. Come si vede l’accordo con Ap può far risalire, sulla carta, il centrosinistra dal terzo al primo posto. Certo è che arrivare terzi metterebbe in crisi lo schema di gioco di un Pd “allargato” immaginato per le prossime elezioni politiche: sarebbe la prova che l’alleanza con Alfano non aiuta.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti