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Il ceo ci mette la faccia per raccontare l’azienda

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di Davide Dal Maso

2' di lettura

Chi sta ai vertici di un'azienda lo sa: la credibilità dell'impresa passa gran parte dalle loro mani. Un aspetto che con i social ha avuto un'amplificazione enorme, un megafono che può dare o togliere credibilità, portare investitori o farli scappare, far sentire orgogliosi i propri collaboratori o farli scappare perché non si sentono rappresentati. Quanto è impattante l'immagine del proprietario, dell'amministratore delegato e dei manager in generale sul web?

Ci sono decine di esempi di chi la cura in modo puntuale ed efficace, dallo startupper che comunica in maniera entusiasta e professionale i risultati raggiunti, a personaggi come Marco Alverà, ex ceo di Snam o Alessandro Benetton, titolare di 21 invest, che tramite la loro comunicazione influenzano fasce diverse di popolazione.

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Facendo un tuffo nel passato, l'immagine del proprietario dell'azienda è stata spesso associata con successo ad aspetti di marketing e promozione dei prodotti, pensiamo a Giovanni Rana o a Giorgio Armani. Ora invece l’accento è sulle risorse umane. Ebbene sì, in Italia si sentono sempre più aziende che dichiarano che quello è il vero “campo di battaglia”. Attirare e trattenere i giovani talenti è sempre più sfidante.

I ragazzi che in questo momento stanno facendo decollare la propria carriera sono principalmente Millennials o Generazione Z. Sono cresciuti con internet e hanno un'attenzione molto alta alla propria immagine perché sanno che questa li presenta a occhi esterni. Ecco quindi che si aspettano che il proprio capo faccia lo stesso, visto che la percezione dell'azienda ricade sulla propria.

Non siamo poi così distanti da Paesi orientali come la Cina dove la reputazione vale tanto, tantissimo. Del resto negli ultimi tempi ci sono state diverse uscite online da parte di qualche titolare che in due righe ha spinto alle dimissioni centinaia di collaboratori, così come episodi conditi da stereotipi in cui l'imprenditore ha fatto notizia in modo negativo.

In Italia non è ancora un tema molto diffuso come in Usa, dove si parla spesso di “Ceo Branding”, anche se in realtà non riguarda solo la figura dell'amministratore delegato, ma vale per tutto il vertice delle aziende, dalle start up alle Pmi, dalle grandi imprese agli enti pubblici. Curare l'immagine e la comunicazione può portare a grandi risultati.

Può anche amplificare i valori dell'azienda, ad esempio rendendo credibili gli obiettivi di sostenibilità o impatto sociale che l’organizzazione vuole perseguire. Farlo male però può scatenare dei boomerang. Una strategia spesso diffusa in Italia è quella di limitarsi a non fare nulla e non occuparsi dell'immagine dei membri del management. Ricordiamoci però il primo assioma della comunicazione, ovvero che anche chi non vuole comunicare, sta comunicando.

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