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McDonald’s, ceo licenziato per una relazione (consensuale) con una dipendente

Steve Easterbrook è stato costretto a lasciare l’incarico per violazione del codice etico dell’azienda e della condotta del dipendente. La trimestrale deludente non c’entra: è solo l’effetto del #Metoo

di Francesco Prisco


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Steve Easterbrook, ceo di McDonald’s dimissionario a causa di una relazione con una dipendente (Ansa)

3' di lettura

Dimenticatevi L’appartamento, film capolavoro di Billy Wilder in cui è tutto un proliferare di relazioni sentimentali tra capi-azienda e ascensoriste. L’America del 2019 non è quella del 1960 e un flirt con una collaboratrice può costarti addirittura l’incarico. È successo in McDonald’s, gigante globale della ristorazione fast food: il ceo Steve Easterbrook, 52 anni, è stato costretto a dimettersi per una relazione con un’altra dipendente del gruppo. Nessuna violenza o costrizione, a quanto pare.
Il passo indietro ha avuto luogo dopo un’indagine interna che ha appurato la violazione del codice etico dell’azienda e di condotta del personale. Il manager ha sottolineato che il rapporto con la dipendente era consensuale, eppure si è detto d’accordo con la decisione del gruppo di sostituirlo. Al suo posto subentra Chris Kempczinski, 51 anni, fino a questo momento presidente di McDonald’s Usa.

Chris Kempczinski, nuovo numero uno di McDonald’s

Una trimestrale negativa
I più sgamati di finanza a stelle e strisce sarebbero portati a puntare il dito contro gli ultimi risultati di McDonald’s: la terza trimestrale del 2019 si è chiusa infatti con un calo del 2% dell’utile netto, gravato dalle politiche di riorganizzazione ed espansione del business delle consegne a domicilio. Il prezzo per azione è sceso del 7,5%, sebbene rispetto all’anno scorso risulti ancora in crescita di 9,2 punti percentuali. Il nuovo corso porta proprio la firma di Easterbrook, entrato in McDonald’s nel 2015, stesso anno del successore Kempczinski che, come presidente della filiale Usa, ha guidato un percorso di rinnovamento che ha coinvolto qualcosa come 14mila ristoranti. In quattro anni Easterbrook è riuscito quasi a raddoppiare il valore del titolo di McDonald’s, grazie a una ristrutturazione che ha puntato soprattutto sull’innovazione tecnologica e sul nuovo mercato delle consegne a domicilio, firmando importanti accordi con aziende leader del settore come Uber Eats e DooDash.

La sfida ai fast food di qualità
L’obiettivo era anche quello di dare al consumatore un prodotto di migliore qualità, per non soccombere nella sfida con i fast food di nuova generazione che propongono menù più salutari che vanno incontro di più ai gusti di una clientela che sta cambiando rapidamente. Nonostante questo, tuttavia, l’affluenza nei punti vendita di McDonald’s continua a stagnare, negli Usa e all’estero. Il colosso californiano con sede a San Bernardino conta attualmente oltre 69 milioni di clienti giornalieri in oltre 100 Paesi dove sono presenti quasi 38 mila ristoranti col suo marchio. Easterbrook di recente ha poi portato a termine alcune acquisizioni di alcune piccole società specializzate nella produzione di apprendimento automatico e intelligenza artificiale. C’entra tutto questo con il licenziamento del manager? A quanto pare no: non c’entra niente. C’entra un codice etico molto stringente, soprattutto a seguito dell’impatto che ha avuto sull’opinione pubblica americana il movimento #Metoo. Un codice che un’azienda da sempre nel mirino degli haters ha voluto con forza per essere, una volta tanto e sul più scivoloso dei campi, al di sopra di ogni sospetto.

Shirley MacLaine e Jack Lemmon in una scena de «L’appartamento» (1960) di Billy Wilder

La pressione del #Metoo
«Altre aziende - sottolinea Carl Tobias, professore di diritto all’Università di Richmond - di fronte a questo tipo di informazioni non sempre si muovono in questo modo, licenziando il ceo». E allora la sensazione è che in McDonald’s «stiano provando a far rispettare una policy particolarmente severa per questo genre di situazioni». Fight for 15$, l’associazione che ha presentato il dossier contro Easterbrook, ha in ogni caso giudicato inadeguata la risposta del gigante degli hamburger: «L’azienda deve essere completamente trasparente a proposito del licenziamento di Easterbrook e di qualsiasi altra uscita di dirigente legata a questo tipo di problematiche». Il ceo uscente, dal canto suo, parla di «un errore» e si dice «d’accordo con il board dell’azienda sul fatto che mi faccia da parte». Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati, si chiedeva Antonello Venditti in pieno edonismo anni Ottanta. Evidentemente non lavorano al McDonald’s. Non nell’America del #Metoo.

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