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Il ceo Venturini: «Digitale, nuovi mercati, sostenibilità: così porteremo Valentino nel futuro»

Il vertice della maison condivide per la prima volta la sua visione: «Cresceremo se sapremo far crescere la nostra cultura e creatività»

di Chiara Beghelli

Jacopo Venturini, ceo Valentino (photo: Michael Bailey Gates)

4' di lettura

Lusso fluido»: forse così Zygmunt Bauman avrebbe definito questo tempo in cui i passaggi di proprietà si rincorrono anche nell’industria dell’alto di gamma, complice la pandemia che ha riscritto i conti e i destini di molte aziende. Periodicamente anche su Valentino si affollano voci di cessione (sempre smentite) da parte del fondo qatarino Mayhoola, che l’ha rilevato per 710 milioni di euro nel 2012, o di quotazione.

Un ritorno a numeri positivi dopo un 2020 pesante

L’atmosfera che si respira nella storica sede romana di Palazzo Mignanelli esprime tutt’altro: fiducia, progettualità. Seduto su un divanetto di una sala affacciata sulla piazza, il ceo Jacopo Venturini condivide la sua visione su Valentino, per la prima volta dopo 15 mesi dal suo insediamento, arrivo che è in realtà un ritorno, il terzo, dopo i passaggi nel management di Prada e Gucci. «Siamo molto positivi per il futuro - spiega -, anche grazie a un primo semestre 2021 chiuso con ricavi in aumento del 64% rispetto allo stesso periodo 2020. Siamo anche vicini al pareggio con il 2019, il nostro anno migliore».

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Se due anni fa Valentino aveva raggiunto 1,22 miliardi di ricavi, il 2020 del Covid si era chiuso con un calo del 28%. Ma proprio questo anno è servito a Venturini per mettere a punto la strategia per la maison che verrà: «Valentino è la casa di moda italiana più affermata al mondo, ed è proprio sul concetto di maison de couture che vogliamo dar forma al futuro - prosegue il ceo -. Un approccio su misura, centrato sul cliente, con cui stabilire un rapporto intenso, intimo. Un rapporto che inizia prima che il cliente entri in negozio, quando ci conosce attraverso tutti i nostri molteplici punti di contatto, soprattutto quelli digitali».

Il digitale deve essere umano

Digitale che ha permesso all’industria del lusso di superare i momenti più duri della pandemia: «La penetrazione dell’e-commerce è passata dal 5% del 2019 al 15% del 2020. Ma il digitale non serve solo per vendere, la tecnologia necessita di un tocco umano. I progetti digitali lanciati sul sito di Valentino, come Valentino Insight, hanno fatto aumentare il tempo di visita del 55%. Lo streaming della nostra sfilata Des Ateliers di Venezia e l’arrivo su Tik Tok ci hanno permesso di raggiungere in luglio i 30 milioni di earned media value, in crescita del 65% rispetto a un anno fa».

Un ambizioso piano retail, con Stati Uniti e Cina in primo piano

Tuttavia, quasi per paradosso, il digitale ha anche ribadito quanto la cura, il contatto fisico con il cliente sia cruciale. Ed è per questo che la crescita di Valentino passerà anche da convinti investimenti nella rete di negozi, oggi 225 in 139 location, soprattutto in Europa e Cina: «Le nostre vendite sono distribuite al 55% nei nostri negozi e al 45% nel wholesale, ma entro i prossimi cinque anni il rapporto sarà 70 e 30% - prosegue Venturini -. Stiamo lavorando anche alla nuova architettura dei negozi. Abbiamo in programma nuove aperture in città dove ancora non siamo presenti, come Ginevra e Venezia. Puntiamo soprattutto sugli Stati Uniti, uno dei nostri mercati più importanti dopo il Medio Oriente, dove il negozio appena aperto a Soho, New York, sta già andando molto bene, e dove apriremo a Miami e nel New Jersey nel 2022. Per la Mainland China abbiamo programmato importanti aperture, come a Shenzhen e Guangzhou. Il nostro approccio a quel mercato è stato troppo prudente in passato, ma abbiamo molte potenzialità e dobbiamo farci conoscere meglio». Raccontare Valentino è stato l’obiettivo di “Re-Signify”, mostra organizzata a Shanghai lo scorso dicembre e che a ottobre farà tappa a Pechino, prima di partire per altri Paesi.

Le diverse facce della sostenibilità: materiali green e restituzione delle risorse

«Puntiamo a crescere, ma in modo solido e stabile. Una crescita che non coinvolga solo i conti, ma anche la nostra cultura». Per questo ha senso la scelta di raccogliere la produzione Valentino sotto un’unica etichetta, che porterà alla chiusura della linea RedValentino a partire dal 2023. E di questo percorso fa parte anche il tema della sostenibilità: «Non è un dato molto noto, ma Valentino già nel 2013 ha sottoscritto due programmi con Greenpeace, uno per eliminare i componenti chimici dannosi dalla nostra filiera, l’altro legato alla protezione delle foreste pluviali: nel primo, abbiamo già raggiunto il 63% degli obiettivi», aggiunge Venturini -. Stiamo poi per lanciare una versione speciale della nostra sneaker iconica Open, Open for a Change, composta da materiali riciclabili e abbiamo reso il nostro packaging riciclabile al 55%. Ma sostenibilità è anche restituire le risorse che si sono prese: per questo siamo impegnati anche in un piano di piantumazione di alberi nelle città in cui siamo presenti».

Valentino si è di recente aggiunto alla lunga lista di aziende “fur free”, che dunque non usano pellicce animali nelle loro collezioni: la prima sarà la primavera-estate 2022, che fra pochi giorni sarà presentata a Parigi, dopo la “pausa” del calendario milanese. Questa scelta comporta, però, la chiusura della manifattura di Pioltello, a Milano, con i suoi 46 dipendenti: «Stiamo cercando una soluzione, per reinserirli, ci stiamo lavorando», dice a proposito il ceo.

«Gioielli e home collection? Vedremo»

Venturini, però, non esclude che il brand possa un giorno estendersi ad altre categorie, come l’alta gioielleria o l’arredo, che stanno attirando sempre più numerosi marchi di moda: «Vedremo, l’importante è restare coerenti con la nostra visione. Per ora la collezione make up (lanciata in collaborazione con L’Oréal e appena arrivata nei negozi, ndr) ha già superato le aspettative». Il primo negozio Valentino Beauty, peraltro, è stato appena inaugurato a Hong Kong, e un altro ne seguirà presto ad Hainan.

La collezione Valentino make up

Un nuovo management

Per perseguire il suo piano Venturini ha anche riorganizzato il management dell’azienda: la nuova responsabile delle risorse umana è Rosa Santamaria Maurizio, mentre Marco Giacometti, chief commercial officer, si occupa già dall’aprile del 2020 dell’evoluzione del retail, e nuovi profili sono stati creati, come quello di Enzo Quarenghi, “chief client officer and digital acquisition” che riporta quotidianamente a Venturini sulla vita digitale del marchio, la sua reputazione, per derivarne orientamenti e idee. «Uno dei fattori più importanti della nostra crescita - nota il ceo - è la crescita della creatività».

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