Intervista

Il ceo Yanai: «Con Uniqlo siamo pronti a espanderci in Italia. Sfidando il fast fashion»

Parla il fondatore e ceo del colosso giapponese Fast Retailing, che prevede di chiudere l'esercizio 2020-21 con ricavi a 17 miliardi (+10%)

di Giulia Crivelli

Uniqlo: sbarco travolgente a Milano

4' di lettura

«La cattiva notizia è che un giorno tutti moriremo. Ho cercato per tutta la vita di usare bene il mio tempo e oggi quello che ho davanti è meno di quello che ho alle spalle. A maggior ragione desidero continuare a dedicarlo a migliorare la vita delle persone, fuori e dentro alla mia azienda e al Giappone».

Una formula per migliorare la vita delle persone

Così parlò Tadashi Yanai, classe 1949, fondatore e ceo di Fast Retailing, la società (quotata a Tokyo) che possiede, tra gli altri, il marchio Uniqlo. Yanai è l'uomo più ricco del suo Paese, con un patrimonio personale stimato da Forbes a nove miliardi di dollari. Il suo sorriso è spontaneo ed enigmatico allo stesso tempo, porta occhiali dall'ovale essenziale e per misurare il tempo, al quale tanto tiene, ha uno Swatch; è il primo ad arrivare in ufficio e l'ultimo a uscire. Nell'anno della pandemia ha preso meno aerei del solito, ma ha viaggiato molto con la mente: «Sono affascinato dalle vite e dai percorsi professionali di ogni business leader – racconta Yanai –. Divoro le loro autobiografie e se posso busso alle loro porte perché mi piace ascoltare i racconti in prima persona di ciò che hanno fatto e della visione del mondo che ha plasmato le scelte che li hanno segnati nel corso degli anni».

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Tadashi Yanai

In qualche modo, ogni stimolo o idea che il fondatore di Fast Retailing raccoglie, lo riporta al centro del suo mondo e della sua missione: offrire prodotti che migliorino la vita delle persone. Tadashi Yanai capisce e parla – sospettiamo – inglese alla perfezione, ma quando incontra giornalisti stranieri preferisce avere con sé un interprete. Intervistandolo l'effetto Lost in translation è inevitabile: le domande sono sempre più lunghe delle risposte, ma nel suo caso (a differenza di quanto accadeva nel film di Sofia Coppola) la ragione è probabilmente la capacità di sintesi di Yanai, non la reticenza. Forse per questo usa spesso la parola empowerment per spiegare quale sia il principio guida di Uniqlo, il più importante e accessibile dei marchi di Fast Retailing, che ha in portafoglio anche, tra gli altri, J Brand, Comptoir des Cotonniers, Princesse Tam Tam, Helmut Lang e Theory.

Un negozio Uniqlo a Shanghai

La sfida e la distanza dal fast fashion: «Veloce è solo la nostra crescita»

Leggenda finanziaria vuole che Tadashi Yanai ambisca a far diventare Fast Retailing il primo player globale del settore, ma il fondatore nega e non gradisce il confronto con i due colossi europei del fast fashion, la svedese H&M e la spagnola Inditex. C'è quasi da scommettere che se tornasse indietro, toglierebbe l'aggettivo fast dal nome della sua creatura. «Di veloce abbiamo solo la crescita – dice –. Siamo la società del Nikkei che negli ultimi 30 anni ha corso di più in termini di fatturato e redditività. Non c'è niente di veloce, invece, nella nostra filosofia e nella nostra moda». Sicuramente non nel senso che diamo al termine fast fashion (definizione che a onor del vero non è mai piaciuta neppure a Margareta van den Bosch, storica direttrice creativa di H&M).

Questo anno ha dato l'opportunità a tutti di riflettere sul presente e prepararsi al futuro. Ci siamo scoperti fragili, ma anche forti

Fast Retailing prevede di chiudere l'anno fiscale 2020-21 con ricavi in crescita del 10% a 2,21 trilioni di yen (circa 17 miliardi di euro), con un margine operativo di 255 miliardi, in aumento del 70,7% sull'esercizio precedente. «Italia ed Europa contribuiranno a questo obiettivo: il negozio Uniqlo aperto nel settembre 2019 a Milano è solo il primo passo del nostro sviluppo nel vostro Paese – conferma Yanai –. È chiaro che la pandemia ha rallentato alcuni piani di breve termine, ma quelli di medio e lungo non cambiano. Anzi, questo anno ha dato l'opportunità a tutti di riflettere sul presente e prepararsi al futuro. Ci siamo scoperti fragili, ma anche forti».

Lo store di Piazza Cordusio a Milano, aperto nel 2019

Prossimi obiettivi Roma e Firenze, ma non solo

Le città dove Uniqlo intende aprire, quando troverà gli spazi adatti (il negozio di piazza Cordusio misura 1.500 mq) sono Roma, Firenze e Torino. Solo per iniziare. Nel frattempo, in Italia e nel mondo, nell'anno della pandemia sono ovviamente cresciute le vendite online. «L'e-commerce non rende il prodotto migliore e neppure, necessariamente, arricchisce l'esperienza di shopping. Abbiamo avuto ovunque rimbalzi perfino superiori alle attese del traffico nei negozi fisici, quando hanno riaperto dopo i lockdown – conclude Yanai –. Migliorare il prodotto significa renderlo più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Nel primo caso, dobbiamo usare sempre meglio e con più cura le risorse, dall'acqua all'energia, dalle materie prime all'organizzazione logistica. La sostenibilità sociale invece la intendo in due modi: il primo è la capacità di offrire ai consumatori una qualità eccellente a un prezzo giusto, e stili per ogni gusto. Per questo non avremo mai un direttore creativo unico, ma progetti a tempo con stilisti e artisti di ogni Paese e settore».

Migliorare il prodotto significa renderlo più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale

Il secondo filone riguarda gli aiuti alle comunità locali in momenti di emergenza, come la pandemia, e di crisi umanitarie. «Progettiamo interventi a favore delle persone meno fortunate con la stessa passione e impegno che mettiamo nel creare collezioni, negozi, nuove fabbriche. Siamo tutti connessi: spero che la pandemia lo abbia insegnato anche a chi, prima, non ci aveva riflettuto».

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