CONTRO LO SPRECO

Il cibo che avanza nel piatto al ristorante? Ora si porta a casa con il rimpiattino

di Donata Marrazzo


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2' di lettura

Avete presente le doggy bag, quei sacchetti per impacchettare gli avanzi del ristorante e portarseli a casa? Dal Dan Sampler's Steak Joint di New York alla fine degli anni '40 si diffusero in tutto il mondo. A sdoganarli in Italia (anche se mai fino in fondo) fu Michelle Obama: in occasione del G8 del 2009, accompagnando il marito in Italia, si portò in albergo quella di “Maccheroni”, ristorante romano in via delle Coppelle.

Lo studio della Fipe sullo spreco alimentare
Richiedere una doggy bag crea ancora imbarazzo (55%) o rappresenta una scomodità (19,5%). È quanto risulta da uno studio della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) sullo spreco alimentare in bar e ristoranti. Alcuni clienti sono del tutto indifferenti al problema (18,3%).

“Rimpiattino” al posto delle doggy bag
Ma ora c'è “Rimpiattino”. E dalla confezione sparirà il cane: non serve più nascondersi dietro la ciotola dei nostri amici a 4 zampe per portarsi a casa ciò che resta nel piatto o nel bicchiere. Fipe e Consorzio nazionale per il recupero e riciclo di carta e cartone hanno indetto un concorso: combattere gli sprechi con un'alternativa made in Italy. E fare della versione nostrana della doggy bag una pratica sempre più consolidata. Proprio come indica la legge 166/16, nata con lo scopo di ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera agroalimentare, favorendo il recupero e la donazione dei prodotti in eccedenza. I primi rimpiattini saranno diffusi in Italia in 1000 ristoranti nelle prossime settimane, e già altri 30 mila esercizi sono pronti a partecipare all'iniziativa.

L'idea del Duke's
L'idea vincente è del Duke's di Roma: «Rimpiattino è una scelta che sintetizza perfettamente lo spirito di questa iniziativa e l'impegno messo in campo dal mondo della ristorazione contro lo spreco alimentare», commenta il presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani. Non si tratta solo di un neologismo ma di un concetto nuovo che rimanda alla cultura, tutta italiana, del “rimpiattare”, quel saper rielaborare gli avanzi del giorno precedente. «Perché il cibo non si spreca – continua Stoppani - e non solo per ragioni economiche ma anche per rispetto alla fatica e al lavoro necessari per portarlo in tavola».
Negli ultimi anni è aumentata l'attenzione dell'opinione pubblica e delle attività della ristorazione sul tema degli sprechi e delle eccedenze alimentari. Per l'80% dei ristoratori intervistati da Fipe il problema viene considerato rilevante (50,6% lo considera addirittura molto rilevante). La fase del consumo finale degli alimenti è quella che determina il maggiore spreco (come dichiara il 51,6% dei ristoratori), seguita da quella dell'approvvigionamento e dalla preparazione.
«Ciò che resta del buon cibo e del buon vino ora sarà impacchettato in confezioni di cartoncino riciclabile, create da designer e illustratori – conclude Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco - non solo un'opportunità per poter contribuire alla lotta allo spreco alimentare ma anche oggetti d'autore, riutilizzabili».

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