venice vr expanded

Il cinema «aumentato» con la realtà virtuale fa breccia al Festival di Venezia

Diversificati e di qualità i contenuti presentati alla Mostra del Cinema: forte presenza degli asiatici, ma anche l’Europa (e l’Italia) cresce

di Simone Arcagni

4' di lettura

Va dato atto alla Mostra del Cinema di Venezia di essere stato il primo dei grandi festival del cinema a offrire uno spazio concreto alla realtà virtuale (Vr). Un progetto iniziato ben tre anni fa con l’istituzione di una sezione specifica, che da quest'anno cambia nome, e soprattutto amplia i suoi confini: Venice VR Expanded.

Iniziamo col dire che Venezia ha deciso, nonostante i limiti imposti dall'emergenza COVID, di non rinunciare, nella sua 77ima edizione, alla realtà virtuale: ha solo cambiato la location, traslocando online tramite il sostegno di Htc Viveport, Facebook's Oculus, VR Chat e VRrOOm. Va anche detto che qualche problemino lo si è registrato, soprattutto nell'andare a rintracciare le piattaforme, abilitarle e ricevere in una buona qualità.

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Ma lo sforzo è stato intenso e ha comunque portato a casa un risultato che per molti era insperato. Inoltre, proprio per lo specifico della VR, si è potuto provare un modello misto in cui si sono affiancati all'online alcuni spazi in prestigiose sedi nazionali e internazionali dove poter vedere le esperienze selezionate.

Ma eccoci al nocciolo della questione, la selezione, per l'appunto: 44 progetti, di cui 31 in concorso, nove fuori concorso – Best of VR e quattro sviluppati da Biennale College Cinema – VR.Diciamolo subito, un numero piuttosto cospicuo e, in generale, di ottimi contenuti, alla faccia di chi dà già per spacciati i contenuti “cinematici” (dalla fiction al documentario all'animazione).

Si tratta di una produzione che esiste, produce cose di qualità e trova anche proprie forme di distribuzione e di visibilità.

Proposte di qualità

Proviamo allora a scorrere qualche titolo per poter dare un'idea di quanto avviene. Baba Yaga, innanzitutto, la favola nera firmata dallo studio Baobab (ormai una sicurezza) che si muove con grazia in un coacervo di diversi stili di animazione, a partire dalle ombre cinesi per arrivare alla Cgi.

L'animazione si è ormai ritagliata una posizione centrale nella produzione di contenuti Vr. E infatti possiamo anche segnalare Goodbye Mister Octopus, una favola adolescenziale, anch'essa con uno stile che rimanda a diverse identità grafiche (l'animazione sta riscoprendo nella Vr il suo lato più vario e artistico, e questo è un dato di fatto).

Gnomes & Goblins

Anche Gnomes and Goblins è un'animazione ma si ascrive più specificatamente nel mondo dei videogame o delle esperienze espressamente interattive (mentre in Baba Yaga gli interventi richiesti sono ridotti al minimo).Penggantian (Replacementes) è un documentario in animazione che percorre la storia sociale, politica e culturale dell'Indonesia dal 1980 a oggi.

Il valore del documentario

E sul documentario andrebbe fatto un discorso a parte. Se l'animazione ambisce a un ruolo centrale nella Vr, il documentario ha già dimostrato di essere il genere che più si confà a questa tecnologia. E anche quest'anno si possono annoverare alcune piccole gemme in questo senso. Interessante Wo Sheng Ming Zhng De 60 Miao (One More Minute), film collettivo sul Covid: 124 autori (alcuni professionisti, altri no) che hanno registrato a 360° le loro personali immagini dell'emergenza virus in Cina. Ognuno ha realizzato un minuto e tutti hanno girato nello stesso minuto: alle ore 10 del 20 febbraio 2020.

First Step – From Earth to the Moon è invece un documentario sulla conquista della Luna. Emozionante, soprattutto perché riesce a farci stare proprio lì, con gli astronauti… nella piccolissima capsula, sulle dune lunari. Peccato la colonna sonora davvero invasiva e trionfale che sovrasta l'emozione del silenzio spaziale!

African Space Makers è invece una serie colorata e rutilante che getta lo sguardo su un'Africa diversa e sorprendente: diversi collettivi alla ricerca di spazi creativi tra città e discariche, luoghi più o meno strambi, ma tutti rivisti attraverso nuovi occhi… sorprendente!

African Space Makers

E ancora… Jiou Jia (Home), una produzione di Taiwan, paese che per la VR sta divenendo un punto di riferimento, che traccia una storia famigliare attraverso gli spazi di una casa. E una casa è anche protagonista del bellissimo Here: una casa per l'appunto, attraversata da vari ospiti in diversi periodi storici. Straordinario e coinvolgente come lo spettatore sia trascinato in continue sovrapposizioni spazio/temporali.

Meet Mortaza documenta, invece, la fuga perigliosa del protagonista dall'Afghanistan all'Europa per sfuggire a una condanna a morte.Ho trovato particolarmente ben riuscito anche Om Devi: Sheroes Revolution, documentario a 360° su tre donne in India e le loro lotte per l'emancipazione femminile. Si tratta dell'unico italiano in concorso (la produzione è italiana e indiana, e il regista è Claudio Casale), anche se la compagine italiana è arricchita da altri due contenuti presenti in Biennale College Cinema – Vr: Vajont di Iolanda Di Bonaventura e Il dubbio (episodio 1) di Matteo Lonardi.

Cina, Giappone e Taiwan in evidenza

Se l'Asia si candida a divenire uno dei punti nevralgici della produzione Vr - la Cina, il Giappone e sorprendentemente Taiwan -, l'America si riconferma, e l'Europa sembra muoversi in ordine sparso con la Francia a trainare e la Germania che prova a ritagliarsi un ruolo di primo piano. L'Italia c'è e lo dimostra anche la presenza a Venezia di Rai Cinema Channel – VR.

First Step - From Earth to the Moon

Un'ultima riflessione va fatta sulle tecnologie: Vive e Oculus la fanno da padroni quasi incontrastati. Riguardo, invece, alle piattaforme, Viveport è diventata imprescindibile per chi cerca contenuti di qualità e di generi diversi; mentre VR Chat (che ospita la selezione online) è uno spazio virtuale condiviso che si sta affermando sempre più come il luogo dove creativi, sviluppatori e produttori scambiano idee e magari realizzano network. Nel 2020 ha varato anche una sezione di conferenza, mercato e festival. Tutto in remoto, tutto in immersivo.

Se è innegabile che il mercato dei visori non abbia registrato il successo sperato, è altrettanto vero che questo mondo è vivo e vivace, è capace di raccontare storie, di emozionare e di muoversi su registri diversi e con modi differenti (interattivo, lineare, 360°).

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