28esima edizione del trieste film festival

Il cinema tra gli spettri dei confini

di Camilla Tagliabue

2' di lettura

Fu chiamata per brevità Mitteleuropa quella che oggi, prosaicamente, si definisce “Europa centro orientale”: è uno spostamento culturale, prima che doganale. Di questo e altri smottamenti si vede alla 28esima edizione del Trieste Film Festival, diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo e nato proprio alla vigilia di un famigerato crollo: quello del muro di Berlino.
Di muri, di migrazioni, di passato che è ancora presente è ricco il programma, in primis quello della sezione più importante: il Concorso internazionale lungometraggi, cui partecipano dieci film in anteprima italiana.

28. Trieste Film Festival

In sala sfilano gli spettri della ex Jugoslavia, i migranti in Grecia, i rimpatriati in Romania e i rincasati in Ungheria, come Szabolcs Hajdu in It’s not the Time of my Life, un sofisticato esperimento di autofiction, ibrido tra mémoire privatissimo e pellicola d’essai. Seguono poi carrozzoni italo-austriaci, incidenti sloveni, corruzione bulgara, violenza polacca e vendetta ceca, ma sarebbe riduttivo confinare queste storie entro perimetri nazionali, perimetri labilissimi e risibili, benché corrano lungo quasi quaranta paesi ospiti della rassegna, dalla Bosnia all’Iran, dalla Finlandia agli Stati Uniti.

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«Il confine è dentro di me. Devo circumnavigarlo», si sente in Beyond Boundaries, doc fuori concorso di Peter Zach, un incantevole roadmovie nell’Europa a rischio estinzione, su testi del poeta Aleš Šteger e con protagonisti famosi e numinosi come Boris Pahor. Tra gli undici documentari in concorso, invece, suscita particolare scalpore A German Life di Christian Krönes, Olaf S. Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer, una glaciale intervista all’altrettanto glaciale Brunhilde Pomsel, ex segretaria di Joseph Goebbels: 106 anni appena compiuti, pochi rimorsi alle spalle e quindi una lunghissima vita tedesca.

Soffia il vento dell’Est
Altro concorso importante è quello dei Cortometraggi, diciotto in tutto, mentre il Focus di quest’anno è rivolto alle Repubbliche baltiche. Si sono rinnovati poi gli appuntamenti con il “Nuovo cinema rumeno” e il “TriesteFF Art&Sound”, che propone sei titoli in anteprima su diversi ambiti artistici: il più atteso è Koudelka Shooting Holy Land, di Gilad Baram, dedicato al celebre fotografo ceco e al suo viaggio in Israele e Palestina, fotografo che si è eccezionalmente regalato una trasferta a Trieste in questi giorni.
La kermesse ospita inoltre il “Premio Corso Salani” (2mila euro per la distribuzione a un film italiano appena completato) e il neonato premio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, assegnato a Fai bei sogni di Marco Bellocchio.

Se l’apertura, il 20 gennaio, è toccata a The Teacher di Jan Hřebejk – tragicomica disavventura di regime nella Cecoslovacchia del 1983 –, la chiusura sarà affidata al maestro Emir Kusturica con On The Milky Road, storia d’amore, su sfondo di guerra, interpretata dal regista con Monica Bellucci.

28. Trieste Film Festival, 20-29 gennaio 2017, www.triestefilm festival.it

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