ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe motivazioni

Clan Spada, Cassazione: è la nuova mafia che condiziona territorio ed economia

Una mafia locale che, avvalendosi del potere intimidatorio che nasce dal vincolo associativo, condiziona il territorio in cui opera

di Patrizia Maciocchi

(Agf)

4' di lettura

Il clan Spada, alleato con il clan Fasciani di cui riconosce la primazia, è la “nuova” “piccola” mafia. Una mafia locale che, come quella storica, si avvale della forza che nasce dal vincolo associativo per intimidire l’ambiente in cui opera. Un’evocazione del “prestigio” criminale che può essere diretta sia a minacciare la vita o l’incolumità delle persone sia le essenziali condizioni esistenziali economiche e lavorative di specifiche categorie di soggetti. E quando si manifesta in questo modo la forza del clan, compromette i diritti fondamentali di un numero indeterminato di persone, lede non solo l’ordine pubblico ma anche quello economico e, più in generale, «l’esercizio dei diritti e delle libertà oggetto di tutela della Costituzione». In questo contesto «Correttamente il gruppo Spada è stato annoverato fra le altre associazioni, comunque localmente denominate, che, valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo, perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso, essendo stato individuato nell’articolazione del gruppo criminale il minimo comune denominatore necessario per ritenere costituita e operante l’associazione mafiosa, ossia l’impiego sistemico del metodo mafioso in guisa tale da ingenerare nella platea che con esso si pone in relazione la condizione diffusa dell’assoggettamento omertoso, essendo emersa la capacità della consorteria di dispiegare il metodo intimidatorio promanante dal vincolo».

La nuova mafia

Sono le motivazioni contenute, in 210 pagine, nella sentenza 25991, con la quale con la quale lo scorso 23 gennaio è stata conferma l’associazione a delinquere di stampo mafioso per il clan Spada di Ostia nel maxi processo contro il clan del litorale romano. I supremi giudici avevano disposto anche un nuovo processo d’Appello per il duplice omicidio di due esponenti di un clan rivale, Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, avvenuto il 22 novembre del 2011 nel centro di Ostia. Il processo d’appello bis riguarderà Roberto Spada, già condannato in via definitiva a sei anni per la testata a Ostia al giornalista Daniele Piervincenzi, Ottavio Spada, detto Marco, e Carmine Spada. I ricorsi degli altri imputati erano stati rigettati o dichiarati inammissibili confermando sostanzialmente le pene inflitte. Per il clan Spada, la Corte territoriale ha ritenuto corretta la qualificazione di un gruppo di “nuova” mafia - in quanto non radicata nel patrimonio storico assicurato dal prestigio criminale della tradizione, come nel caso delle «mafie storiche, quali Cosa nostra, o ndrangheta e camorra». E di «piccola mafia – scrivono i supremi giudici - la quale però nel suo ambito ha sviluppato una forza di intimidazione scaturente dal vincolo associativo fino a farne derivare quella tangibile condizione di omertà e assoggettamento di coloro che si siano trovati a rapportarsi con essa (…); ciò nella stessa prospettiva che ha condotto all’accertamento della natura mafiosa del clan Fasciani, consorzio criminale al quale gli Spada hanno fatto esplicito riferimento e con il quale sono state acclarate permanenti condizioni di collaborazione».

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La filiazione con il clan Fasciani

Il controllo sul territorio di Ostia non è un dominio assoluto ma riferito a una parte di quelle zone: gli Spada operavano già in modo incontrastato su una parte «imperniata sulla piazza Gasparri e avevano successivamente ampliato il loro dominio anche su via Forni, una volta eliminata la resistenza del gruppo dei Baficchi, in una progressione accrescitiva della sfera di influenza – si legge nella sentenza- parallelamente al consolidamento dell’alleanza con il clan Fasciani, anche penetrando nella gestione delle attività economiche, comprese quella relativa alle slot machines, ciò senza ammettere la concorrenza di altri gruppi criminali o singoli delinquenti». Non manca la Suprema corte di valorizzare alcuni elementi della storia criminale del clan, indicativi del business del sodalizio criminale: dallo spaccio di stupefacenti, al settore delle estorsioni, all’usura, dal reimpiego di capitali provento di attività illecita, al controllo delle sale giochi. I giudici sottolineano poi come gli appartenenti al clan Spada «abbiano costituito un agglomerato che si è articolato come una sorta di “filiazione” del clan Fasciani, la cui natura di associazione mafiosa è stata acclarata in sede giudiziaria. Emblematico un episodio: «Essendo chiaro che un capo come Carmine Fasciani, principale esponente del clan omonimo, non aveva certo bisogno dell’obolo disposto da Carmine Spada per mantenersi nel corso della detenzione, l’offerta aveva solo un significato simbolico, quello di sottomissione e di conferma dell’alleanza, di tributo a un capo rispettato, di rassicurazione in ordine alla costante presenza sul territorio in stretta collaborazione con chi è detenuto, secondo uno sperimentato codice proprio delle mafie tradizionali ma fatto proprio anche da queste nuove consorterie, ivi incluso il clan Spada». Ancora un elemento considerato dalla Suprema corte è quello dell’intimidazione anche nelle richieste del pizzo «un imprenditore che volesse tutelare in modo concreto i suoi interessi, doveva rispettare nella scelta di protezione le “sfere di competenza” e quindi dare per certo che quella parte del litorale ostiense apparteneva alla competenza degli Spada».

Il maxi processo al clan

Uno spessore criminale che si traduceva anche nell’omertà e nelle mancate denunce delle vittime. Il maxi processo al clan Spada era nato dall’indagine della Dda di Roma, coordinata dai magistrati Michele Prestipino con Ilaria Calò e Mario Palazzi, che aveva portato il 25 gennaio del 2018 all’operazione ''Eclissi'' con gli arresti eseguiti dai carabinieri e dagli agenti della Squadra mobile. Il 12 gennaio dello scorso anno i giudici della Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma avevano confermato l’associazione per delinquere di stampo mafioso e le condanne per i 17 imputati per oltre 150 anni di carcere, tra queste, l’ergastolo per Roberto Spada e per Ottavio Spada, detto Marco, mentre era stata ridotta la condanna per Carmine Spada, dall’ergastolo a 17 anni.

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