TOUR OPERATOR

«Il cliente? Diventerà partner»

Gabriele Burgio, ad di Alpitour

di Lucilla Incorvati


2' di lettura

«Oggi c’è spazio per tutti nel turismo grazie ad una domanda crescente e continua. Il vero problema è l’overtourism». A parlare così è Gabriele Burgio, amministratore delegato di Alpitour, la più importante e poliedrica realtà turistica italiana.

Come è cambiato il business con l’avvento del web?

Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad alcuni cambiamenti significativi. Partite dalla vendita diretta sul web di biglietti aerei, le compagnie low cost e altri operatori sono passati alla locazione di case vacanze e di camere fino al noleggio dell’auto e ad altri servizi. Insomma, oggi tutti vendono tutti. Ma se alcuni utenti corrono dietro al prezzo, altri cercano qualità e assistenza.

In che cosa vi differenziate?

Grazie ad un’organizzazione sul territorio che verifica continuamente le strutture, conosciamo bene quello che vendiamo e siamo in grado di risolvere i possibili problemi (ritardo del volo, disservizi a terra, etc). Insomma, per il cliente il tour operator è un vero partner di viaggio. Chi si rivolge al web spesso compra su un market place solo servizi. Ma se la disintermedizione si è fatta spazio, non ha tolto mercato perché c’è una domanda continua e in crescita.

Insomma, nell’industria del turismo c’è spazio per tutti?

Direi proprio di sì. L’avanzata di internet non ci ha impedito di crescere. Alpitour in sette anni ha raddoppiato i volumi. Nel 2019 faremo 2 miliardi di fatturato. Una parte è legata a nuove acquisizioni ma la gran parte è crescita organica. Una crescita destinata a continuare perché si prevede che nei prossimi 7 anni i viaggi nel mondo sono destinati a raddoppiare.

Da chi arriva questa domanda?

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito anche all’arrivo di un nuovo consumatore. Pensiamo ai nuovi ricchi (dagli indiani che si sposano nelle masserie pugliesi ai cinesi che trascorrono settimane nei wine resort della Toscana) per i quali l’offerta è in aumento. Ad esempio, il nostro segmento lusso è sempre cresciuto del 10/15% l’anno. Ma anche in Europa si continua a spendere nei viaggi. E tra i millennials cresce il desiderio di fare esperienze, molto di più che possedere oggetti e questo libera risorse per viaggiare.

Quindi, tutto bene?

Direi di no. Questa domanda, se consente a tutti gli operatori di crescere, sta creando problemi enormi perché in molti luoghi c’è il cosiddetto overtourism. Troppa gente a Dubrovnik, sulla Torre di Pisa, a Venezia, nelle piccole isole e capacità non ampliabili in molti aereoporti. In molti luoghi si sta a lavorando sul come far transitare i passeggeri il prima possibile oppure su come destagionalizzare gli arrivi per proteggere i luoghi. Ma qualunque criterio ipotizzato diventa discriminante rispetto ai soggetti o ai contesti presi in esame. Questa è una delle sfide del nostro tempo.

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