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Il clima e l’appello del Papa: «È a rischio il futuro dei giovani»

di Vitaliano D'Angerio

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(Ansa)


2' di lettura

Cambiamento climatico. È arrivata oggi la dura presa di posizione di Papa Francesco e la richiesta alle aziende di accelerare sulla transizione energetica. Soprattutto per tutelare i giovani. «Le future generazioni sono in procinto di ereditare un mondo molto rovinato. I nostri figli e nipoti non dovrebbero dover pagare il costo dell’irresponsabilità della nostra generazione»: è quanto ha detto il pontefice nel corso dell’udienza nella Casina Pio IV, a porte chiuse, a cui hanno partecipato i vertici delle grandi compagnie petrolifere mondiali e i big internazionali del risparmio gestito. «La crisi climatica richiede da noi un’azione determinata, qui e ora e la Chiesa è pienamente impegnata a fare la sua parte». E ha aggiunto: «L’odierna crisi ecologica, specialmente il cambiamento climatico, minaccia il futuro stesso della famiglia umana. Per troppo tempo abbiamo collettivamente ignorato i frutti delle analisi scientifiche, e le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia». 

Papa Francesco sente dunque l’urgenza e chiede a tutti di muoversi: «Oggi è necessaria una transizione energetica radicale per salvare la nostra casa comune. C’è ancora speranza e rimane il tempo per evitare i peggiori impatti del cambiamento».

Meeting a porte chiuse e dichiarazioni finali
Al termine dei lavori in Vaticano, i partecipanti hanno sottoscritto due dichiarazioni relative proprio sull’importanza della tariffazione del carbone in vista di una riduzione delle emissioni e sulla necessità che le società forniscano informazioni chiare su strategie, azioni, procedure amministrative e risultati attinenti al cambiamento climatico. In Vaticano, all’udienza vi erano tra gli altri i ceo del settore oil: dall’Eni a ExxonMobil, da Royal Dutch Shell a Total e Bp, per citare soltanto alcune delle grandi compagnie. Al meeting vi erano pure i vertici di grandi gruppi dell’asset management come BlackRock.

Gli investimenti Eni per la transizione energetica
«È la seconda volta che come Eni partecipiamo al dialogo in Vaticano su energia e clima – ha spiegato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni che ha partecipato al meeting in Vaticano –. È uno dei momenti più alti ed importanti di incontro dell’anno perché ci consente di discutere delle sfide e della complessità della transizione energetica con le altre società del settore e con i più grandi fondi di investimento mondiali, oltre a esponenti chiave della comunità scientifica». E a proposito delle attività Eni sul fronte della transizione energetica Descalzi ha aggiunto: «In Eni abbiamo definito una strategia chiara, per realizzare una transizione rapida con le tecnologie esistenti. Maggiore uso del gas, in molti dei Paesi dove operiamo, più efficienza delle operazioni, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’applicazione della economia circolare e la cattura del carbonio tramite le foreste sono leve immediatamente attivabili, mentre continuiamo nella ricerca e sviluppo di nuove fonti o forme di utilizzo». Fra gli obiettivi Eni c’è quello di raggiungere «la neutralità carbonica dal 2030 per le attività upstream come primo passo materiale e concreto di riduzione delle nostre emissioni. Su tutte queste attività abbiamo destinato 3 miliardi di euro di capex nel periodo di piano e 500 milioni di euro per la ricerca e sviluppo».

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