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Il clima sulla scheda elettorale: in due scenari cosa cambierà

La mattina del 4 i risultati elettorali saranno attesi anche al numero 8 di Martin-Luther-King-Strasse, a Bonn, nella sede del segretariato dell'UNFCCC, la convenzione quadro ONU sul cambiamento climatico. Perché nel caso dovesse vincere Trump si prenderà atto della conferma dell'uscita definitiva degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi. Se invece il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà Biden in quel caso allora …ecco cosa potrebbe succedere

di Emanuele Bompan

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La mattina del 4 i risultati elettorali saranno attesi anche al numero 8 di Martin-Luther-King-Strasse, a Bonn, nella sede del segretariato dell'UNFCCC, la convenzione quadro ONU sul cambiamento climatico. Perché nel caso dovesse vincere Trump si prenderà atto della conferma dell'uscita definitiva degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi. Se invece il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà Biden in quel caso allora …ecco cosa potrebbe succedere


4' di lettura

Chi tra Donald Trump e Joe Biden sarà il 46° presidente degli Stati Uniti? Il voto del 4 novembre coincide con un'emergenza globale inedita che marca i contorni di un Paese sempre più complesso e dalle contraddizioni a volte poco leggibili, in particolare per noi cittadini del Vecchio Continente. Così abbiamo chiesto ad alcuni osservatori “speciali” di restituirci la loro analisi di quello che sta accadendo per provare a comprendere ciò che è ma soprattutto ciò che sarà. Si tratta di scrittori come nel caso di Ben Lerner, di David James Poissant e di Joe R. Landslale. Di musicisti: Sufjan Stevens. Oppure di un'artista visiva qual è Martha Rosler. Alla loro voce abbiamo aggiunto i nostri approfondimenti a partire da quello sullo stato della sanità americana di Emanuele Bompan che firma anche questo pezzo sul peso nelle urne delle scelte in materia di politica ambientale. O l'analisi di un politologo di fama internazionale come Francis Fukuyama. Un viaggio che come tutti i viaggi è fatto di incontri e di scoperte che si aggiungono chilometro dopo chilometro. Ad ogni tappa un arricchimento.

4 Novembre, ore 4 del mattino. Dopo la riconferma della Florida e del Wisconsin, CNN annuncia la conquista della Pennsylvania da parte di Donald Trump, ultimo step per la riconferma della sua controversa presidenza. Uno stato vinto a suon di pubblicità social indirizzate ai lavoratori del settore dell'Oil&gas. Lo aveva detto Donald, nell'ultimo dibattito: «Joe Biden vuole distruggere il settore petrolifero e la vostra economia», con il suo piano di transizione a sostegno delle risorse rinnovabili. Visti i timori generali sull'economia, in tanti gli hanno creduto. Così in Texas, Florida, Oklahoma.

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A Houston, principale hub petrolifero americano, così come i piccoli proprietari di pozzi di gas naturale della Pennsylvania, brindano al successo. Gioisce la destra ultrareazionaria, negazionisti di ogni sorta e il mondo del suburbio americano, nonostante i contagi giornalieri abbiamo superato le 200mila unità e città come NY e Los Angeles sono in full lockdown.

Intanto al numero 8 di Martin-Luther-King-Strasse, a Bonn, nella sede del segretariato dell'UNFCCC, la convenzione quadro ONU sul cambiamento climatico, si prende atto della conferma dell'uscita definitiva degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi. Firmato nel 2015 quest'accordo stabilisce un quadro globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC.

Trump lo scorso novembre aveva formalmente avviato il processo di uscita dall'Accordo, che secondo le procedure del Segretariato UNFCCC richiede un anno di preavviso prima dell'annullamento effettivo. Alla prossima Conference of Parties, la COP26, che si terrà a Glasgow a fine 2021, in co-presidenza con l'Italia (doveva tenersi nel 2020, rimandata causa COVID) dunque non ci sarà la presenza di un inviato USA, toccherà a Cina ed EU definire un quadro globale per proseguire verso una decarbonizzazione dell'economia al 2050. Secondo il Washington Post, questo risultato elettorale sarebbe «un danno irreparabile per la sfida climatica». Numerosi scenari elaborati dagli scienziati mostrano come potrebbe impattare significativamente sul successo dell'Accordo di Parigi. Partendo innanzitutto dalle mancate risorse finanziarie che gli Usa, grazie all'allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, avevano promesso di esborsare per sostenere i paesi più deboli nella transizione energetica. Per la vice-presidente di Ceres, un'alleanza di corporation orientate alla sostenibilità, Anne Kelly, l'uscita dall'Accordo sarà una tragedia per il l'economia americana. Numerosi esperti di politica estera, come l'ex sottosegretario di Stato Nicholas Burns, affermano che così si potrebbe ostacolare il potere degli Stati Uniti su una serie di questioni diplomatiche, sabotando la leadership globale degli Stati Uniti.

4 Novembre, 8 del mattino (ma forse potrebbe essere anche il 6 Novembre o oltre dato l'elevato numero di schede elettorali consegnate per posta). Joe Biden sorride ai fotografi dalla sua casa a Greenville, Delaware. La sua Pennsylvania non l'ha deluso (Biden è nato a Scranton, PA). Oltre la soglia dei 270 grandi elettori, necessaria per raggiungere la Casa Bianca, l'ex vice di Obama annuncia a pieni polmoni «gli USA rimangono nell'Accordo di Parigi», e ribadisce il suo piano da 2mila miliardi per la decarbonizzazione».

Lo aveva ribadito varie volte che sarebbe stata la prima cosa che avrebbe fatto da Mr. President. Una transizione non certo radicale come il Green New Deal proposto da Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders. Però decisa ad eliminare i sussidi federali al settore oil& gas e investire in una ripresa post Covid sulla linea di Next Generation EU, dunque un piano votato al compromesso, ma in ogni caso orientato alla decarbonizzazione. Si brinda a Martin-Luther-King-Strasse e festeggiano i tanti addetti ai lavori, impegnati nell'implementazione dell'Accordo di Parigi. Giubilo del mondo ambientalista e non solo statunitense. Ora è tempo di fermare tutte le modifiche ai regolamenti ambientali imposti da Trump alla EPA, l'Agenzia per l'Ambiente USA e ripristinare vincoli e sanzioni per il settore petrolifero, a partire dalle trivellazioni in Alaska, nell'Artico e rafforzare i controlli sulle estrazioni di gas e petrolio offshore.

«Il voto americano è importante come non mai per la lotta climatica», spiega Serena Giacomin, presidente dell'Italian Climate Network. «Il 3 novembre sulla scheda elettorale non si vota solo per il futuro degli USA, ma per il futuro del mondo intero: rischiamo di perdere altro tempo prezioso verso quella transizione evolutiva, intelligente e sostenibile per le giovani generazioni».

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