Sicurezza e Privacy

Il cloud non risolve tutto: per questo ci serve l'edge computing

di Giancarlo Calzetta


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2' di lettura

Abbiamo passato anni a sentirci dire che il cloud avrebbe risolto tutti i nostri bisogni di potenza, scalabilità e disponibilità in termini di infrastruttura informatica, ma sembra che alla fine non sarà così. Il cloud è una rivoluzione che sta portando e continuerà a portare un profondo cambiamento nel modo di fare business di tutte le aziende, ma questo non vuol dire che resterà l'unico modo per fare infrastruttura.
«Gartner prevede che nei prossimi anni ci sarà una esplosione nei dati generati all'interno delle aziende – dice Cris Cooper, DCG Director MEA Lenovo – e IDC la quantifica in un incremento del 430% entro il 2025. Moltissimi di questi verranno generati da nuovi dispositivi che staranno ‘ai margini' della rete, con altri 20 miliardi di dispositivi che andranno ad aggiungersi a quelli già presenti. Nascerà, quindi, tutta una serie di necessità che costringerà molte aziende a elaborare e gestire in casa questi dati, vicino alle fonti che li generano».
Del resto, il tema della connettività resta ben presente e anche se si fa un gran parlare di 5G in questi mesi, la completa copertura del territorio è ancora molto lontana dall'essere realtà. «Un esempio di applicazione dove l'edge computing sarà vitale” – spiega Cooper – “è quello daelle auto a guida autonoma. Una smart car genera quantità enormi di dati che devono essere elaborati in tempo reale, anche quando l'auto non si trova in una zona coperta da connessione wireless a banda larga».
Ma molte applicazioni si troveranno anche durante la continua informatizzazione degli impianti produttivi, dove le macchine lavorano a ritmi incredibili e una fluttuazione nella latenza porterebbe a risultati disastrosi oppure nel settore medicale, dove ci saranno sempre più dispositivi applicati a pazienti da monitorare e che dovranno avere la potenza di calcolo necessaria ad agire in caso di emergenza.
«C'è da dire – continua Cooper – che il 5G è una tecnologia nata sotto una stella diversa da quelle che hanno caratterizzato la mobilità in passato. Il 3G, per esempio, non era stato ‘richiesto' dal mercato. Semplicemente c'era stato un avanzamento tecnologico che è stato reso disponibile e, una volta lì, le aziende ne hanno tratto vantaggio. Con il 5G è diverso, perché è il mercato che sta chiedendo una soluzione tecnologica a una serie di necessità e quindi la vediamo come una opportunità davvero notevole nel panorama futuro».
Ma oggi l'edge computing lavora anche senza 5G. I prodotti presentati durante il MWC di Barcellona erano tutti pronti per lavorare su Wi-Fi o LTE e iniziare a gestire l'esplosione degli IoT già da oggi, permettendo di piazzare dei mini server lontano dal datacenter aziendale. «Una peculiarità importante dell'edge computing – conclude Cooper – è che i prodotti sono un po' più robusti di quelli che sappiamo che andranno in ambienti protetti. Un server montato su di un'automobile dovrà sopportare temperature e scossoni che macchine aziendali non subiranno mai».
Siamo quindi pronti a ripensare l'infrastruttura aziendale? Forse no, ma sarà necessario farlo quando i dati da gestire inizieranno a esser davvero tanti e infrastrutture miste basate su software open source saranno le scelte migliori per contenere costi e complessità.

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