Corte Ue

Il cloud paga l'equo compenso agli autori ma solo se non è individuato l'uploader

I giudici di Lussemburgo hanno per la prima volta omologato la «nuvola» a qualsiasi altro supporto per cui valgono le regole per la copia privata

di Alessandro Galimberti

2' di lettura

Il caricamento in cloud computing di un contenuto protetto da diritto d'autore costituisce una «copia» in senso tecnico e fa scattare l'obbligo di corrispondere un equo compenso al titolare del diritto. Tuttavia non è automatico scaricare tale costo sulla società di servizi cloud, se il danno da copia privata subìto dall'autore/titolare del diritto è già indennizzato per altra via. Con una sentenza articolata nella Causa C-433/20 Austro-Mechana, la Corte di giustizia Ue fissa un ulteriore aggiornamento della Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione degli aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione.

La vicenda

Ad innescare il rinvio pregiudiziale era stato l'Oberlandesgericht Wien (Tribunale superiore del Land di Vienna), dopo che in primo grado il Tribunale commerciale aveva respinto la richiesta di Austro-Mechana – società di gestione collettiva dei diritti d'autore – contro Strato Ag, fornitore di servizi di memorizzazione nel cloud. Secondo i giudici di primo grado, il caricamento nella «nuvola» non rientrerebbe nella nozione di «qualsiasi supporto» prevista dalla Direttiva 2001/29. Quest'ultima stabilisce che l'utilizzo in «copia privata», per esempio di un brano musicale, non può essere vietato a condizione che il titolare del diritto riceva un equo compenso. Nel tempo il concetto di copia privata è stato via via agganciato ai nuovi e diversi device comparsi sul mercato grazie all'evoluzione tecnologica, ma sinora non si era posto il problema della qualificazione giuridica, in questo contesto, della nuvola cloud.

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La decisione

Quesito ora risolto dalla Corte che non ha avuto difficoltà a equiparare il cloud alla nozione di «supporto» per la riproduzione, individuato nel server fisico che incorpora la nuvola e dentro cui qualsiasi utente può caricare contenuti coperti da diritti terzi. Proprio la difficoltà di individuare di volta in volta tale utente può permettere, ma non necessariamente, di spostare il pagamento dell'equo compenso a carico del proprietario del server/fornitore di servizio. In ogni caso le regole nazionali devono prestare attenzione a che l'entità dell'equo compenso remunerato da più fonti non ecceda il valore economico del danno da copia privata patito dal titolare del diritto.

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