Talenti

Il coach di Vicenza Oro schiera i social media

Daivide Dal Maso, 25 anni, supporta le aziende nell’uso strategico dei social. E ha lanciato durante il lockdown un servizio digitale probono per chi vuole riconvertirsi col digitale

di Alessia Maccaferri

Classe 1995, Davide Dal Maso è social media coach e coordina un team di dieci persone. Vive e lavora tra Trissino (in provincia di Vicenza) e Milano

5' di lettura

Sul comodino della sua casa di Trissino vicino ad Arzignano, Davide Dal Maso ha la biografia di Jack Ma, il fondatore di Alibaba, tra le maggiori piattaforme al mondo di ecommerce. E nel tempo libero, l’esperto di social media segue le lezioni online di cinese dell’Università di Pechino. «Mi mancava qualche stimolo personale», dice sorridendo lui che, a 25 anni, non può certo dire di essere stato con le mani in mano. Tanto che Forbes lo ha inserito nella classifica degli under 30 Leader del Futuro. Da sei anni aiuta le aziende nella loro strategia sui social media.

A cominciare dalla sua zona, il distretto orafo di Vicenza. «Il mio messaggio è chiaro se non comunichi, non ci sei. Ci sono aziende molto ricche di tradizione e con grandi valori ma non lo raccontano. E questo oggi è un problema» racconta lui che viene invitato a parlare da diversi atenei, dalla Bocconi all’università di Padova.

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Il suo lavoro è quello di social media coach, figura che ha preso a prestito dalla Gran Bretagna. In pratica, affianca e supporta il social media team o il responsabile marketing e comunicazione per la parte social. Lo zoccolo duro dei suoi clienti sono aziende orafe. Queste piccole e medie imprese hanno diverse esigenze: «Chi lavorava per i grandi marchi, ora a fronte di un calo di ordini, decide di lanciare propri brand, partendo da un sito web - spiega Dal Maso - . Poi le pmi sono chiamate a internazionalizzarsi di più. Proprio ieri il direttore di Vincenza Oro Marco Carniello mi raccontava che la Cina vale un terzo di tutto l’import mondiale, nel 2025 sarà al 50 per cento. Quindi la prima cosa che le aziende devono fare è tradurre tutto in cinese». Detto fatto: tra le sue collaboratrici c’è una ragazza cinese ventenne cresciuta a Bassano Del Grappa, con competenze di marketing.

Come migliorare la competitività

«Inoltre chi ha già un brand sta pensando a come approcciarsi online all’ecommerce, con un proprio canale. Noi gli stiamo dicendo: o fate una pianificazione oppure non serve. Comprare online un gioiello non è una cosa da poco. Bisogna iniziare un percorso di presenza, vedere quante richieste ci sono e poi eventualmente fare un salto» aggiunge.

Ma la partita maggiore avverrà quando la Cina inizierà a produrre gioielli in maniera significativa. «Sto lavorando per Vicenza Oro affinché si riescano a pensare a soluzioni digitali per supportare i loro espositori a stare sul mercato: bisogna migliorare la competitività. Va comunicato bene il made in Italy e va alimentata la fiducia verso l’artigiano del gioiello. E questo va fatto senza avere magari la possibilità di vederlo di persona o di visitare il laboratorio. Insomma, le aziende devono far capire al potenziale cliente di Dubai che cos’è il gioiello italiano, cosa lo rende diverso dagli altri, qual è il suo valore compresa la sostenibilità».

Consulenze probono per aziende e commercio

Ora la collaborazione con Vicenza Oro si estende grazie ad Aiuto Digitale, un progetto probono che ha lanciato Dal Maso stesso nel marzo scorso per aiutare la riconversione digitale delle aziende colpite dalla crisi, creando un network di professionisti a disposizione in tutta Italia. «Abbiamo già fatto i primi 50 colloqui e ne faremo altri fino a presentare i risultati a Vicenza Oro a marzo». Una delle richieste più frequenti è potenziare l’affluenza allo stand in fiera. «Gli espositori sono consapevoli che la fiera è insostituibile. Una delle soluzioni per attrarre visitatori è la campagna geolocalizzata, riuscendo con i social a raggiungere le persone mentre sono in fiera affinché vadano allo stand».

Con Aiuto Digitale Dal Maso ha aiutato realtà di ogni tipo. Anche due pizzerie del Vicentino, Dai Tosi. Il titolare Mattia Pasquale non voleva licenziare né mettere il personale in Cig. Così in poco tempo ha organizzato un delivery. «È mio coetaneo, l’ho ospitato spesso quando vado a parlare nelle scuole. E i ragazzi della Generazione Z, figlia della crisi finanziaria, gli fanno molte domande. Vogliono sapere come sceglie i collaboratori, come ha lanciato l’idea, come ha fatto a gestire di debiti. Hanno bisogno di costruirsi un futuro di stabilità».

Come valorizzare la relazione

L’aspetto di relazione, umano è un valore nel lavoro di Dal Maso, a dispetto di chi vede nel web solo odio e troll. Per esempio Dal Maso ha suggerito a Domenico Scibetta direttore generale dell’ Ulss6 (Padova Treviso e Rovigo), come raccontare il mondo dell’azienda sanitaria sulla sua pagina Facebook personale, nata apposta per trasmettere fiducia alle persone. «Ogni giorno posta contenuti e ha avuto quasi 12mila like. In questa strategia digitale c’era un forte valore etico. Io gli ho suggerito di raccontare storie positive, di sottolineare il valore del merito che si tramuta in riconoscenza».

Un’empatia naturale quella di Dal Maso che viene coltivata con le letture di psicologia già alle scuole superiori mentre frequenta Ragioneria ad Arzignano. Una tendenza riflessiva e consapevole che si sviluppa a partire dai 16 anni quando, come quasi tutti a quell’età, è dipendente da videogames e smartphone. Poi le cose cambiano. Viene a sapere che una ragazza sua conoscente è stata vittima di cyberbullismo. Non solo. In quegli anni inizia a creare pagine Facebook sulle sue passioni come il calcio e la musica. «Mi seguivano tante persone, gestivo le community, scrivevo contenuti. Questo mi ha permesso di capire meglio i social e il marketing». Un approccio da autodidatta e intrapredente: «Ho fatto la pagina Facebook della biblioteca di zona e quella della palestra, in cambio di un abbonamento. Ho capito che sul web si potevano fare tante cose positive a dispetto dell’immagine prevalentemente negativa che ne davano gli adulti. Si può passare dall’essere passivi a essere utenti proattivi, imparando tante cose, mettendosi in gioco».

Poi, sulla strada dei social cerca un’offerta formativa ad hoc, ma non trova nulla di buono, se non master post universitario. «Io invece volevo andare veloce», ammette. E una volta terminate le superiori vince un concorso europeo e va sei mesi a Cardiff a lavorare in una organizzazione di volontariato ambientalista. «Gestivo 10mila euro di badget al mese per fare pubblicità. Mi sono fatto una grande esperienza social. Ho fatto corsi di Facebook e del governo britannico di marketing. Insomma, una formazione di alto livello».

Quando torna in Italia pensa di iscriversi all’Università di Economia. Ma le aziende lo vanno a cercare per consulenze digitali. «Lì mi sono stupito da quanto mi pagavano. Avevo fatto qualche mese in fabbrica, in conceria e sapevo quanto erano gli stipendi. E poi il lavoro ingranava, e io mi sono buttato...».

Oggi ha dieci tra collaboratori esterni e interni e lavora tra Trissino e Milano, dove ha una sede operativa. Da quattro anni insegna ”Multimedia e social” in un istituto professionale del suo paese. «Metà dei ragazzi che vanno in stage gestiscono i social dell’azienda». E nelle scuole di tutta Italia va a raccontare probono i rischi e le opportunità del web con la non profit che ideato 10 anni fa, Social Warning. Etica e business sembrano indistricabili in questo giovane che smentisce tanti stereotipi sui nativi digitali: «Leggendo la biografia di Ma, ho riflettuto sul fatto che un acquisto online viene fatto in un minuto, la consegna in un giorno. Ma mi chiedo: cosa ne resta del piacere dell’attesa?». Lui va veloce ma sa cosa sia la lentezza.

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