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La vera anima del collezionista è comprare soltanto ciò che si ama

Conoscere gli artisti, supportare visioni coraggiose. Simon Mordant, dalla sua prima acquisizione a 17 anni, non si è mai separato da una sola opera.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Uno degli “Arc” di Bernar Venet nella casa italiana dei Mordant, in Umbria. © Simon Mordant.

5' di lettura

Qualche settimana fa, a Torino, durante una cena tra amiche e amici collezionisti internazionali, ho conversato con Simon Mordant, investitore finanziario, filantropo e appassionato collezionista di arte contemporanea. È cresciuto a Londra, ha studiato Economia e dal 1983 vive in Australia. Nel 1999 ha cofondato la banca d'investimento Caliburn Partnership, venduta nel 2010 e poi ricostituita con un nuovo assetto nel 2015 come Luminis Partners. Mi racconta con entusiasmo di aver acquistato numerose opere senza mai venderne neanche una per oltre quarant'anni. Negli ultimi trenta, la sua presenza nel mondo dell'arte è sempre stata propositiva, in particolare all'interno di consigli e board di istituzioni a livello globale.

Qual è stata la tua prima acquisizione? E l'ultima? 

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Ho acquistato la mia prima opera quando avevo 17 anni alla mostra estiva della Royal Academy e mi è costata una settimana di stipendio. Quel lavoro mi attraeva, ma non lo capivo davvero, così ho chiesto all'artista e la sua risposta è scritta sul verso del dipinto, tuttora esposto sulla parete davanti alla mia scrivania. Una delle ultime opere acquisite è un Mobile di Alexander Calder, tra le sue creazioni conclusive. Mi sono innamorato dei suoi lavori da quando li ho visti per la prima volta allo Storm King trent'anni fa. Alla fine dello scorso anno, con mia moglie, abbiamo acquisito ad Artissima alcune opere di artisti indiani emergenti e alcuni lavori video di Richard Bell dopo il suo solo project al Castello di Rivoli.

Un interno della casa di Simon e Catriona Mordant a Sydney. Si notano, sulla destra, “Grandmother Clock”, di Maarten Baas e, sullo sfondo un dipinto della serie “First Home”, di Jenny Watson. ©Matt Lowden.

Qualche consiglio per iniziare a collezionare 

Ho sempre collezionato insieme a mia moglie e il nostro modo di farlo si basa su un unico principio: comprare solo cose che si amano. Ci concentriamo sull'arte contemporanea perché ci piace incontrare gli artisti e capire da loro cosa avessero davvero in mente nel momento della creazione. Nella nostra casa in Umbria abbiamo molte sculture di grandi dimensioni, installate nel grande giardino che la circonda. Nell'appartamento di New York esponiamo principalmente fotografia, anche perché nei suoi ambienti abbiamo la possibilità di regolare la luce. Nella casa sulla spiaggia a Sydney mostriamo la parte di collezione costituita da video e installazioni. L'abbiamo costruita opera per opera, per rispecchiare la varietà architettonica della nostra residenza australiana. Per molti anni abbiamo visto video alle biennali e alle fiere, domandandoci come ci si potesse convivere. Poi, circa vent'anni fa, abbiamo avuto entrambi un momento di illuminazione: ci siamo appassionati al video e abbiamo iniziato a collezionarne. Non abbiamo mai acquistato un'opera perché ci è stato detto che quel dato artista mancava nella collezione. Abbiamo sostenuto alcuni artisti per decenni e abbiamo scelto le opere nelle loro primissime mostre. Altri, abbiamo imparato a scoprirli con il tempo.

Un ritratto di Simon e Catriona Mordant nel 2015, all'apertura del nuovo Padiglione dell'Australia nei Giardini della Biennale di Venezia, progettato dallo studio Denton Corker Marshall. ©Angus Mordant.

Preferite acquistare o commissionare opere? Dove comprate principalmente?

Di solito acquistiamo attraverso le gallerie, perché crediamo che siano attori essenziali nell'ecosistema dell'arte e, il più delle volte, dal gallerista principale; occasionalmente abbiamo commissionato scultura e raramente abbiamo comprato all'asta. A volte ci siamo avvalsi di un advisor per accedere a un'opera che desideravamo in modo particolare, ma normalmente non ci appoggiamo a consulenti. Abbiamo un archivista che documenta i nostri acquisti, segue i prestiti ai musei e si occupa delle valutazioni.

Tre artisti emergenti da tenere d'occhio e tre da riscoprire 

Preferiamo non fare nomi perché acquistiamo solo lavori che ci colpiscono davvero. Di recente, alla Biennale di Sydney, abbiamo scoperto Qavavau Manumie, un artista inuit, e siamo stati rapiti dai suoi lavori.

Una vista del living della casa di Sydney dei Mordant, con un'opera di Linde Ivimay, sulla seduta. ©Matt Lowden.

Che cosa pensi del ruolo del collezionista/mecenate al giorno d'oggi? 

Non sono mai stati così importanti come dopo la pandemia, che ha messo in crisi le istituzioni e colpito in modo consistente l'economia di chi l'arte la crea e produce. Sosteniamo istituzioni a livello globale quando crediamo nelle ambizioni di chi le dirige e, soprattutto, quando possiamo aiutare a concretizzarle. Le stesse motivazioni ci hanno mossi a supportare molti artisti e artiste in questi tempi difficili.

Puoi raccontarci qualcosa di più sulla riqualificazione del Museum of Contemporary Art Australia? 

Abbiamo iniziato a occuparci del Museum of Contemporary Art Australia prima della sua apertura, alla fi ne degli anni Ottanta, e da allora lo abbiamo sempre sostenuto. Inaugurato nel 1991, si trova in una posizione straordinaria, di fronte all'Opera House, sul porto di Sydney. Nel 1999 ho fatto parte del Consiglio di Amministrazione e ho partecipato all'assunzione di Liz Ann Macgregor (come direttrice del Museo, ndr); all'epoca l'istituzione era finanziariamente in difficoltà e il numero di visitatori piuttosto basso. Liz Ann fece un lavoro straordinario, ma il Museo soffriva per l'assenza di spazi dedicati all'educazione. Abbiamo lavorato in sinergia per immaginare un ampliamento. Dopo una lunga campagna di raccolta fondi, il Museo ampliato è stato inaugurato nei tempi e secondo i costi previsti. Nel 2019 le visite sono cresciute esponenzialmente e il MCA è stato riconosciuto come il museo d'arte contemporanea più visitato al mondo. Ho amato ogni momento dei miei dieci anni come presidente del suo Consiglio, e ora sono ambasciatore del museo.

Un altro particolare dell'abitazione australiana dei Mordant. ©Matt Lowden.

Vuoi parlarci dei tuoi ultimi progetti? 

Al termine dell'ampliamento del MCA ho rivolto la mia attenzione al Padiglione dell'Australia alla Biennale di Venezia. Nel 1988 all'Australia è stato concesso uno degli ultimi siti ai Giardini ed è stato eretto velocemente un padiglione temporaneo che ha funzionato per molti anni, ma poi ha smesso di essere adatto allo scopo. In collaborazione con l'Australia Council for the Arts, abbiamo ottenuto l'autorizzazione a riqualificare il sito e indetto un concorso che ha portato alla nomina dello studio di architettura Denton Corker Marshall. Ho guidato la campagna di raccolta fondi e ho contribuito con la donazione principale; il padiglione è straordinario ed è il primo edificio del XXI secolo ai Giardini. Ora lavoro con Kate Fowle al MoMA PS1, di cui sono vicepresidente, e sono coinvolto come trustee e membro del comitato esecutivo dell'American Academy a Roma. Faccio parte di numerosi comitati artistici e consultivi a livello globale; è un impegno che adoro.

Un pezzo dell'artista Yinka Shonibare CBE. ©Matt Lowden.

Ci puoi suggerire le migliori cose da vedere e da fare a Sydney? 

La Biennale di Sydney è una visita imprescindibile: è la terza più antica del mondo, distribuita in più sedi in città. Attraversate l'Harbour Bridge e andate a vedere uno spettacolo all'Opera House e uno della Sydney Dance Company. Prendete un traghetto per Manly e passeggiate lungo la spiaggia o da Bondi a Bronte nella periferia orientale. Mangiate da Sean's Panorama a Bondi Beach e da Catalina a Rose Bay e soggiornate al Park Hyatt. Assicuratevi anche di scendere a Hobart per vedere le splendide dune del MONA.

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