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Il collezionismo per Pamela Kramlich è questione di studio e prime impressioni

Con oltre 200 opere di video e media art, la collezione Kramlich rappresenta la più vasta raccolta privata dedicata all'audio-video degli ultimi 50 anni. Ma per rimanere contemporanei serve «delineare i propri obiettivi» e «leggere molto»

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

“The Enclave” (2012-2013), di Richard Mosse. (Cleber Bonato. COURTESY Kramlich Collection)

4' di lettura

Una delle più grandi collezioni private al mondo di video e media art è quella di Richard e Pamela Kramlich. Con oltre 200 opere tra film, video e installazioni multimediali dagli anni Sessanta a oggi, è considerata una raccolta pionieristica esemplare, poiché traccia una panoramica completa degli ultimi 50 anni nel campo dell'audio-video e delle Moving Images.

“Attack Piece” (1975), di Dara Birnbaum. (Cleber Bonato. COURTESY Kramlich Collection)

Pamela mi racconta che ha iniziato a collezionare alla fine degli anni Ottanta: da allora legge e studia molto per tenersi aggiornata sulla scena artistica globale, ma, allo stesso tempo, sceglie le opere affidandosi anche all'incanto della prima impressione. Come me, affronta con serietà il suo impegno nel mondo dell'arte e lavora quotidianamente a stretto contatto con il suo team. Quando mi parla della collezione , descrive un'esperienza personale guidata dall'attenzione riservata ad artisti e artiste: quelli che hanno fatto la storia come Vito Acconci, Dara Birnbaum, Dan Graham e Bruce Nauman, fino alle generazioni successive di Matthew Barney, Stan Douglas, Steve McQueen, Mariko Mori e Jeff Wall.

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“Drawing Restraint 9 (sculpture)” (2005), di Matthew Barney. (Cleber Bonato. COURTESY Kramlich Collection)

Qual è stata la tua prima acquisizione? E l'ultima? Tutto è iniziato nel 1987 a documenta 8, a Kassel. Insieme a Jack Lane e John Caldwell, ho visto The Way Things Go di Fischli & Weiss e mi ha totalmente ipnotizzata. Quelle immagini sono rimaste impresse nella mia mente per molto tempo dopo il viaggio. Poi ho chiamato la galleria, ho dettato loro il numero della mia carta di credito e il resto è storia. Recentemente, mi è stato proposto di sostenere la produzione di un lavoro attraverso la gallerista e mia cara amica Barbara Gladstone. Si tratta di La Quinta del Sordo di Philippe Parreno che è stato presentato alla Fondation Beyeler in occasione della mostra di Goya, inaugurata lo scorso ottobre.

“The Way Things Go” (1985-87), di Fischli & Weiss. (Peter Fischli and David Weiss. Cleber Bonato, COURTESY Kramlich Collection)

Come hai iniziato a collezionare arte? Era appunto la fine degli anni Ottanta. Mio marito Dick guardava con interesse alla Silicon Valley e io avevo studiato Storia dell'arte a Berkeley. Quando ho avuto il primo contatto con la video-arte, questa nuova forma d'arte basata sulla tecnologia su cui Dick stava investendo proprio in quel periodo, ho capito che era la strada giusta per me. Soprattutto perché nessun altro la collezionava.

Come si può iniziare a collezionare arte? Puoi darci qualche consiglio? Uno degli aspetti più difficili del diventare collezionista è delineare i propri obiettivi. Cercate gli artisti il cui messaggio susciti in impossibili da dimenticare. Leggete il più possibile per immergervi nel contesto e concedetevi del tempo prima di prendere una decisione.

L'ingresso principale della Residenza Kramlich, nella Napa Valley. (Cleber Bonato, COURTESY Kramlich Collection)

Come scegli le opere? Preferisci comprare o commissionare nuovi lavori? A volte acquisto un'opera anni dopo averla vista; altre volte decido immediatamente. Qualche volta, l'opera giusta mi trova e basta. Nel corso degli anni ho iniziato a comprendere come la nostra collezione sia in profonda relazione con il mondo. Confido che gli artisti siano i visionari che ci garantiscono questo dialogo. In realtà non commissioniamo opere perché gli artisti hanno già creato tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Tre artisti emergenti da tenere d'occhio, e tre trascurati da riscoprire. Non sono esattamente emergenti, ma vorrei nominare: Garrett Bradley, per il suo lavoro sulle narrazioni storiche; Ian Cheng, perché sono curiosa di vedere come utilizzerà le nuove tecnologie e Richard Mosse, perché qualsiasi cosa stia esplorando merita la nostra attenzione. Sarebbe opportuno riscoprire il lavoro di Nalini Malani, Beryl Korot e James Benning, perché rimangono così incredibilmente rilevanti per la nostra esperienza del mondo attuale.

C. Richard e Pamela Kramlich. (Drew Altizer Photography)

Puoi parlarci della Collezione Kramlich e della sua inclinazione pionieristica verso la Media Art? Quando ho iniziato, non avevo in mente la collezione così come è configurata oggi. I primi tempi sono stati quelli della scoperta, della conoscenza di artisti allora emergenti che stavano ancora lavorando per definire la propria ricerca. Dopo un po', è diventato evidente che questo campo dell'arte avrebbe avuto un futuro e che dovevo prestare attenzione. Ho sentito la necessità di avviare delle collaborazioni istituzionali con la Tate di Londra, il MoMA di New York e il SFMOMA di San Francisco, in modo che tutti insieme potessimo sostenere e tutelare queste opere. Insieme abbiamo creato il New Art Trust e un sito web, Matters in Media Art, che documenta le migliori pratiche di media art.

“Sic Transit Gloria Mundi” (2012), di Mircea Cantor. (Cleber Bonato. COURTESY Kramlich Collection)

Potresti dirci di più sulla meravigliosa residenza Kramlich progettata da Herzog & De Meuron? Dick e io amiamo molto la nostra casa. Siamo estremamente grati a Jacques e a Pierre per la visione che hanno avuto quando si sono offerti di disegnare per noi uno spazio dove poter convivere con la nostra collezione. È un percorso durato 20 anni che ci ha sfidati a pensare oltre il possibile. Il risultato è un'architettura che dialoga con la natura, ma che sa anche raccontare l'arte e la tecnologia. È il massimo riflesso della nostra vita insieme.

Puoi suggerire alcuni indirizzi per una vacanza nella Napa Valley? Visitate Solage . Visitate Inglenook di Francis Ford Coppola e Promontory di Bill Harlan per i classici vini californiani. Per una cena stravagante, perdetevi nei vigneti del Cote Deux Mille e passate una serata al French Laundry. Si possono fare nuove amicizie nella Napa Valley Reserve, lunghe passeggiate per le strade di Yountville e St. Helena e fare un'indimenticabile colazione con cappuccino e croissant alle mandorle a The Station.

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