LOTTA ALLA PANDEMIA

Il colpo di coda di Trump: Congresso bocciato sugli aiuti

Per il presidente uscente. il piano è «una vergogna che lascia briciole ai cittadini»

di Marco Valsania

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Per il presidente uscente. il piano è «una vergogna che lascia briciole ai cittadini»


3' di lettura

Donald Trump getta nello scompiglio i piani di nuovi soccorsi economici varati dal Congresso statunitense contro la crisi da coronavirus. Con un video dalla Casa Bianca che ha lasciato di stucco anche i suoi collaboratori, ha bocciato l’accordo bipartisan da 900 miliardi di dollari come una «vergogna», che offre briciole agli americani mentre spalanca le porte agli sprechi. Camera e Senato, al fine di accelerare i tempi, hanno passato il pacchetto assieme alla finanziaria annuale, che prevede 1.400 miliardi per le regolari operazioni del governo, da aiuti all’estero a fondi per istituzioni culturali. Trump ha ora in particolare chiesto che gli assegni di sostegno ai redditi siano alzati a 2mila dollari a persona, 4mila per le coppie, dai 600 previsti.

L’offensiva di Trump ha reso la partita politica sul pacchetto economico complessa e confusa. Se l’impasse si trascinerà, la prima conseguenza sarà un ritardo di giorni o settimane nel varo di ogni soccorso nonostante l’economia dia segni di pericoloso indebolimento: i redditi familiari sono caduti dell’1,1% e la spesa al consumo dello 0,4% a novembre; le nuove richieste di sussidi settimanali di disoccupazione superano le 800mila e salgono a 1,3 milioni con i programmi straordinari. Quel che Trump ha fatto, in questo clima, è annunciare il rifiuto ad apporre la sua firma sull’intera legislazione. Per decidere su un veto ha in realtà tempo fino a lunedì prossimo a mezzanotte senza rischiare shutdown del governo, che rimane aperto grazie a provvedimenti temporanei di budget. Il veto non sarebbe l’ultima parola.

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Il Congresso ha approvato gli aiuti con super-maggioranze a prova di barricate della Casa Bianca. Ma davanti a uno sgambetto del presidente dovrebbe esprimersi nuovamente per superarlo. Deputati e senatori dovrebbero cioè riunirsi durante le pause di Capodanno e i Repubblicani dovrebbero votare esplicitamente contro un presidente molto popolare nella base del partito. D’altra parte sono stati proprio loro a insistere su compromessi al ribasso, invocando prudenza fiscale. In posizione scomoda sono anzitutto i due senatori del partito al ballottaggio in Georgia il 5 gennaio, determinanti per i futuri equilibri della Camera Alta.

I Democratici, all’apparenza, emergono rafforzati. Hanno fatto leva sulla ribellione di Trump e gli scontri nei ranghi avversari per tornare alla carica su un’agenda progressista: lo speaker della Camera Nancy Pelosi ha ricordato come proprio il suo partito aveva proposto assegni da 2mila dollari. Pelosi ha indicato che porterà al voto della Camera per acclamazione, alla vigilia di Natale, un emendamento a favore di soccorsi più generosi. Di solito, però, la seduta parlamentare del 24 dicembre è una formalità e basta una singola obiezione al voto per acclamazione per farlo fallire. Gli stessi Democratici sono inoltre sotto pressione per un rapido lancio degli aiuti, che consegnino al presidente eletto Joe Biden il 20 gennaio un Paese e un’economia in minore affanno. Biden ha già benedetto l’accordo da 900 miliardi come un «primo passo» al quale intende dar seguito con strategie di risanamento e rilancio della crescita.

La mossa shock di Trump, tornato a indossare il mantello populista, ha potuto far leva su aspetti controversi di una legislazione che pure stanzia fondi per famiglie, disoccupati, piccole aziende, ospedali e vaccini. «Il Congresso ha trovato ampie risorse per nazioni straniere, lobbisti e gruppi d’interesse mentre invia alla popolazione il minimo», ha denunciato. La legge «non ha quasi nulla a che fare con il Covid», ha incalzato. Il progetto che ha unito aiuti e Finanziaria è sicuramente mastodontico: si è gonfiato a 5.593 pagine, che nessuno ha fatto in tempo a esaminare.

Numerose obiezioni del presidente sono difficili da sostenere: prendono di mira la Finanziaria annuale che, per definizione, non ha a che fare direttamente con la pandemia. Altre accendono però i riflettori sul fatto che lo stesso testo anti-crisi ha capitoli spuri, invisi a conservatori o a esponenti di sinistra. Ci sono misure per rendere deducibili spese aziendali effettuate con aiuti pubblici già non tassati, che avvantaggiano i più facoltosi. Arrivano fondi per combattere calabroni assassini, per una commissione sulle corse dei cavalli, per sgravi ai circuiti di gare automobilistiche e per mega-deduzioni di colazioni d’affari. Nasce qui un reato federale contro le offerte illegali di servizi streaming. E la richiesta alla Cia di un rapporto sulle attività di oligarchi dell’Europa dell’Est legati a Vladimir Putin.

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