ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùle elezioni del dopo-maidan

Il comandante in capo, un comico, Yulia: chi salverà l’Ucraina?

di Antonella Scott

Pendolari su un autobus a Vinnytsia, Ucraina centrale

5' di lettura

Il risultato è impossibile da prevedere: in questo, il voto di domenica in Ucraina è una vera vittoria per la democrazia. Saranno inoltre elezioni «più grandi della stessa Ucraina», come ha detto l’ex segretario di Stato americano John Kerry: perché negli ultimi cinque anni questo Paese è stato in prima linea nel confronto tra la Russia e l’Occidente, e la scelta di un nuovo presidente - o la conferma di quello attuale - è un test per il sistema politico nato dal Maidan. Manterrà nel gelo le relazioni tra Kiev e Mosca, confermerà la volontà di avvicinarsi sempre di più all’Europa, oppure segnalerà la possibilità di una svolta, e di conseguenza inciderà anche sul legame tra Mosca e l’Occidente. La posta in gioco è altissima.

Domenica gli elettori ucraini torneranno con il pensiero ai giorni della protesta, sulla piazza dell’Indipendenza di Kiev, alla fuga del filo-russo Viktor Yanukovich nella notte del 20 febbraio 2014 e all’insediamento di un governo filo-occidentale; giudicheranno il colpo di mano russo in Crimea e la perdita delle regioni orientali. Valuteranno le promesse fatte allora da Petro Poroshenko, eletto presidente in maggio, quelle rispettate e quelle tradite: la lotta alla corruzione e alla povertà, sullo sfondo un conflitto che avrebbe dovuto «finire entro due settimane». Oggi lo stato d’animo che sembra prevalere unisce la stanchezza per una guerra che ha causato 13mila morti alla diffidenza verso le istituzioni, alle preoccupazioni economiche. «In questo ultimo mese ho viaggiato un po’ in tutta l’Ucraina - racconta Mykhailo Minakov, Senior Fellow al Woodrow Wilson International Centre for Scholars di Washington -. Ma non avevo mai percepito una tale paura per il futuro. Come se dovesse accadere qualcosa di grave».

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O io o Putin: Petro Poroshenko

Il numero di aspiranti alla presidenza questa volta è da record, 39 candidati incapaci di ascoltarsi, in un’atmosfera tesissima. «I candidati sono molti, ma c’è un solo presidente!» è lo slogan (copiato da Vladimir Putin!) della campagna di Poroshenko, che in effetti negli ultimi mesi è riuscito a risalire nei sondaggi (sta tra il 10 e il 17%) grazie al ruolo di comandante in capo, di garante dell’indipendenza del Paese, della stabilità e dell’avvicinamento all'Europa. Al confronto con la Marina militare russa e al sequestro di tre navi al largo della Crimea, nel novembre scorso, Poroshenko ha risposto introducendo la legge marziale, indossando l’uniforme e alzando i toni contro l’aggressore. «O Poroshenko o Putin», è un altro dei suoi slogan, che gli porterà i voti di chi chiude un occhio sulle riforme mancate e la corruzione imperante purché il presidente tenga testa a Mosca. Dopo aver benedetto il distacco della Chiesa ortodossa ucraina dal Patriarcato di Mosca, Poroshenko, 53 anni, ha fatto inserire nella Costituzione ucraina due grandi obiettivi, l’adesione alla Nato e all’Unione Europea. Sul filo di lana ha poi fatto approvare un aumento delle pensioni e dei salari minimi: poche grivne in più, per un reddito che corrisponde a qualche decina di euro al mese.

VERSO UNA SCHIARITA?

VERSO UNA SCHIARITA?

Il ritorno della principessa del gas: Yulia Tymoshenko

Le difficoltà economiche delle fasce più vulnerabili della popolazione sono state però aggravate dall’aumento delle tariffe del gas, una delle condizioni poste dal Fondo monetario internazionale per assicurare all’Ucraina un prestito di 3,9 miliardi di dollari che servirà a coprire i rimborsi sul debito estero dovuti quest’anno. Yulia Tymoshenko, 58 anni , finita in carcere nell’era Yanukovich per abuso d’ufficio e appropriazione indebita e liberata sull’onda del Maidan, tenta la presidenza per la terza volta: e al centro di un’agenda dai toni fortemente populisti ha messo proprio la difesa dei più poveri, paragonando gli aumenti decretati dal governo a un genocidio, promettendo salari più alti e mutui più accettabili. E avvertendo l’Fmi che in caso di vittoria rivedrà i termini degli accordi e delle riforme richieste: «La gente non ha più soldi per sostenere l’economia», dice. Quanto alla Russia e alla guerra in Donbass, la Tymoshenko esige come quasi tutti gli altri candidati la restituzione delle regioni di Donetsk e Luhansk, ma può giocare una carta in più: l’esperienza al tavolo del negoziato con Putin, le ore a trattare con lui un’intesa sul gas, nel lontano 2009. Putin, probabilmente, potrebbe riconoscerla come un interlocutore preferibile a Poroshenko.

LA CRESCITA DOPO IL MAIDAN

Crescita percentuale annua a confronto. (Nota: *previsioni; Fonte: Fondo monetario internazionale)

LA CRESCITA DOPO IL MAIDAN

La scatola dei sogni: Volodymyr Zelenskiy

Rispetto agli anni in cui è stata premier, Yulia si è sciolta la treccia e ha battezzato “Nuovo corso” la propria campagna elettorale, ma nei sondaggi è in calo da più di 18 a 8%: dopo tanti anni sulla breccia non riesce a presentarsi come una voce di cambiamento, soprattutto di fronte a un candidato come Volodymyr Zelenskiy, vera sorpresa di queste elezioni. Zelenskiy, 41 anni, è tutto tranne che un politico: comico, sceneggiatore, produttore, attore trascinato alla popolarità da uno sceneggiato di cui Netflix, opportunamente, trasmette la terza stagione negli ultimi giorni di campagna elettorale. “Servitore del popolo” è la storia di un umile insegnante che si ritrova presidente sull’onda del trionfo di un video, pubblicato online da uno studente, in cui inveisce contro la corruzione e il malaffare: una lotta che l’onesto professore tenterà di seguire una volta al potere, nel mondo infido degli oligarchi.

IL DOMINIO DEGLI OLIGARCHI SULL'ECONOMIA

Le imprese con “connessioni politiche”, in % sul totale. (Fonte: Banca Mondiale)

IL DOMINIO DEGLI OLIGARCHI SULL'ECONOMIA

Balzato in poche settimane in testa a tutti i sondaggi, unico a superare la soglia del 20%, Zelenskiy è il perfetto risultato di una stagione populista e anti-establishment: simpatico, giovane, il vicino di casa con cui ti identifichi. Parla ancora in russo, a differenza degli altri, si rivolge agli ucraini che vivono nelle regioni sud-orientali, forse ai tanti che non se la sentono di dichiarare apertamente il desiderio di riavvicinarsi a Mosca, se non altro per un beneficio economico. Zelenskiy apre a negoziati diretti con la Russia, pronto «a negoziare con il diavolo pur di dare pace all’Ucraina». È sostenuto finanziariamente, si sospetta, dall’oligarca Ihor Kolomoiskiy, un nazionalista ora in esilio in Israele; parla per slogan, non dà indicazioni precise sul programma, compone la propria piattaforma in crowdfunding ma preoccupa per la mancanza di esperienza. E forse viene votato proprio per questo, da chi è stanco e deluso dai politici sulla scena da anni. Oltre, per ora, non ci si può spingere: il programma elettorale del candidato in testa ai sondaggi non ha niente di concreto. Zelenskiy, come lo definisce Mykhailo Minakov, «è una scatola vuota dove gli ucraini critici verso le istituzioni, i frustrati e gli emarginati, mettono i propri sogni».

Il candidato del Cremlino: Yuriy Boyko

Se Mosca potesse esprimere apertamente una preferenza indicherebbe Yuriy Boyko, 60 anni, ex alleato e vicepremier di Yanukovich da cui ha ereditato un partito che ora fa parte del Blocco di Opposizione. Al quarto posto nei sondaggi, è intorno al 10% dei consensi anche se non può contare sul 16% di elettori esclusi da voto, in Crimea e nelle regioni di Luhansk e Donetsk. Boyko parla di pace con la Russia e di rilancio del potenziale industriale dell’Ucraina. Anche lui corteggia gli elettori promettendo la retromarcia sugli aumenti del gas, e in teoria può farlo a ragion veduta. Il 22 marzo scorso Boyko è stato ricevuto dal premier russo Dmitrij Medvedev, insieme all’uomo di Putin in Ucraina, Viktor Medvedchuk, e ad Aleksej Miller, capo di Gazprom. Medvedev e Miller hanno proposto di riprendere forniture dirette di gas a prezzi scontati, come ai vecchi tempi. Il modo più efficace da parte del Cremlino di rientrare in partita, di riacquistare influenza, riavvicinare l’Ucraina. Tra qui e le elezioni parlamentari di ottobre.

IL PICCO DEL DEBITO UCRAINO

Tra il 2019 e il 2020 vengono in scadenza debiti ristrutturati per 17 miliardi di $. In miliardi di $, interessi inclusi. (Fonte: Bne Intellinews)

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