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Il Comitato del Nord agita la Lega: perché si muove la vecchia guardia

L’iniziativa lanciata da Umberto Bossi potrebbe catalizzare gli umori di una parte degli esponenti impegnati sul territorio tra Lombardia e Veneto

di Nicola Barone

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3' di lettura

La definizione della squadra di governo leghista che dovrebbe entrare nel nuovo esecutivo è in cima all’agenda di Matteo Salvini. Ma il tema interseca la gestione delle tensioni interne al partito, dopo la deludente performance elettorale. Sono ancora in via di chiarificazione i connotati della corrente «nordista» con a capo (almeno sulla carta) Umberto Bossi e che a tutti gli effetti potrebbe diventare il catalizzatore degli umori di una parte dei vertici del partito impegnati sul territorio tra Lombardia e Veneto.

Verso il Consiglio federale

Il segretario è impegnato «affinché la Lega dia all’Italia la squadra di governo migliore possibile». Martedì è previsto un altro Consiglio federale che dovrebbe tenersi a Roma, in vista dell’individuazione dei nomi più adatti per il nuovo esecutivo. Il clima di «grande ottimismo» (la Lega non vede l’ora che questo governo cominci a lavorare», riferisce una nota ufficiale di via Bellerio) ha per contraltare la vecchia guardia di quello che fu il Carroccio pronta a farsi sentire dopo la sortita del Senatur.

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A Ciocca e Grimoldi operatività Comitato Nord

Saranno Angelo Ciocca e Paolo Grimoldi a occuparsi dell’operatività del Comitato del Nord creato da Umberto Bossi. Ciocca, eurodeputato della Lega, si occuperà dei rapporti con i militanti e le istituzioni europee, mentre Grimoldi, ex segretario della Lega lombarda, deputato uscente e non ricandidato della Lega, avrà il compito di gestire le relazioni con i militanti e le istituzioni regionali.

Castelli: vedremo chi c’è dietro

Roberto Castelli, esponente storico della vecchia Lega Nord, chiarisce che «Bossi non è assolutamente un’ombra, è una presenza fondamentale, un vecchio leone che lotterà fino alla fine, ma - precisa - bisogna capire come si sviluppa questa questione. Ho imparato che in ogni iniziativa politica bisogna chiedersi “cui prodest”? Perché le letture possono essere tante». Con una ulteriore avvertenza. «Se il Comitato del Nord parte da una precisa esigenza di portare alla ribalta il dibattito sulla questione settentrionale, assolutamente ben venga. Ma vediamo come si svilupperà e vedremo la vera essenza di questa iniziativa».

Lo spazio per la neonata «corrente»

Nel frattempo Autonomia e libertà, l’associazione fondata dallo stesso Castelli, sabato manderà una sua rappresentanza all’appuntamento previsto a Biassono (Monza e Brianza) per l’incontro «Per il Nord! Riparte la battaglia». È ben più netta la posizione dei rappresentanti veneti. «La proposta di Bossi di un Comitato per il Nord è uno sfogo figlio del malessere che è dato dalla lontananza del partito dal territorio», dice Fabrizio Baron, consigliere regionale .«Siamo in Veneto e non in Lombardia ma da noi, come da loro, tutto è figlio del malessere che c’è da tempo. Da tre anni non si fanno congressi, dopo quattro anni al governo non si è riusciti a fare l’autonomia che è tema fondante della Lega». La proposta di Bossi? «Sono pronto ad aderire, è un ritorno alle origini forse ma soprattutto a ciò per cui abbiamo lottato e lavorato per tanti anni», rilancia un altro veneto doc, Giannantonio Da Re, eurodeputato del partito di Via Bellerio e già sindaco di Vittorio Veneto.

«Temiamo caduta del Nord, non c’è solo il Senatur»

Sulla proposta di Bossi «bisogna capire di cosa si tratta. Il fatto è che comunque è un movimento come altri che stanno nascendo all’interno della Lega e che hanno un’unica spinta: riportare al centro la questione settentrionale», spiega l’assessore leghista veneto allo Sviluppo Roberto Marcato. «Il voto a Giorgia Meloni ha portato il peso di FdI al nord e, sapendo che non è certo un partito attento alla questione settentrionale, si teme che questa scompaia dall’agenda politica». Autonomia, federalismo, lavoro e territorio da questa angolazione non sembrano più essere lo scopo della Lega. «E così c’è chi si smarca e si è cominciato a parlarne all’interno del partito nonostante il segretario sia sempre stata l’espressione unica della linea da seguire, ruolo che oggi non appare più tale». Non vorrebbe essere tanto una critica a Matteo Salvini, «ma piuttosto al cerchio magico che gli sta attorno».

Ancora alto apprezzamento per Draghi

Quello che sta avvenendo «è la naturale reazione alla mancanza di risposte che non fa presagire una fase tranquilla nel partito», sintetizzano ulteriori fonti qualificate della Lega veneta. Non a caso, viene fatto osservare dalle stesse fonti, un sondaggio di Pagnoncelli ha rivelato come il 75% degli elettori del partito di Via Bellerio continui ad apprezzare il governo Draghi, anche dopo la sua caduta.


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