Vaccini e disuguaglianze

Il commercio va messo al servizio delle persone

di Ngozi Okonjo-Iweala

(AFP)

3' di lettura

Nel corso degli anni, il commercio e la Wto hanno perso la reputazione di strumenti al servizio delle persone e del pianeta. Il commercio è diventato a poco a poco il testimonial della globalizzazione, accusato della perdita di posti di lavoro, responsabile di disuguaglianze crescenti, la maggior parte delle quali è, in realtà, dovuta ai cambiamenti tecnologici e al fallimento dei governi nell’elaborare politiche attive per il mercato del lavoro, aiutando chi è rimasto indietro.

Il commercio e la politica commerciale possono e devono aiutarci ad affrontare questi problemi, e prepararci al meglio per i rischi e le crisi del futuro. Dobbiamo agire consapevolmente per mettere la politica commerciale al servizio dei beni globali comuni – al servizio della salute, della tutela ambientale e dell’inclusione socioeconomica.

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Nel corso della crisi Covid, ad esempio, il sistema di commercio multilaterale ci ha aiutato a muovere nel mondo cibo e rifornimenti medici, nonostante i lockdown e le restrizioni su viaggi e trasporti. Nel 2020, mentre il valore del commercio globale precipitava del 7,6%, il valore del commercio di prodotti medici saliva del 16 per cento. Nonostante il caos iniziale per le restrizioni alle importazioni e altre barriere, il commercio per i dispositivi di protezione personale sono cresciuti quasi del 50%, e del 480% in mascherine di tessuto.

Supportati dalla collaborazione e dall’investimento nei settori pubblici e privati – e dallo scambio internazionale di idee, dati e tecnologia, gli scienziati hanno sviluppato e testato vaccini anti-Covid in tempi record.

Dato che questi vaccini sono sicuri ed efficaci, le catene di distribuzione si sono unite per fornire input specializzati e beni capitali necessari per la produzione in scala. Catene di distribuzione nazionali non avrebbero potuto fornire le quasi 7 miliardi di dosi somministrate nel mondo.

Queste dosi non sono ancora lontanamente sufficienti per soddisfare il fabbisogno mondiale – ancora di più adesso con le dosi booster a incrementare la domanda globale, con le nazioni ricche ancora una volta in testa alla fila. La disomogeneità nell’accesso al vaccino contro il Covid-19 resta una macchia sulla nostra risposta alla pandemia. Appena il 5% delle popolazioni africane, e meno del 2% delle persone nelle nazioni povere, sono completamente vaccinate – le percentuali più basse fra tutte le categorie geografiche e di ricchezza, contro il 63% delle nazioni sviluppate, e il 55% dei Paesi a medio-alto reddito. Le disuguaglianze sui vaccini non sono soltanto moralmente inaccettabili e rappresentano una minaccia fisica ed economica per le persone di tutto il mondo, anche nelle nazioni dove la vita sembra tornare alla normalità. Uno studio dell’Fmi stima che vaccinare il 40% della popolazione di ogni Paese quest’anno, e il 60% entro metà 2022 contribuirebbe fino a 9mila miliardi all’output economico globale entro il 2025. Non siamo sulla strada giusta per raggiungere questo obiettivo in molte nazioni povere.

La politica commerciale è la politica vaccinale, e la politica vaccinale è politica commerciale ed economica. Al Wto abbiamo lavorato fianco a fianco con tutti i principali produttori di vaccino per identificare e affrontare i colli di bottiglia della catena di distribuzione, incoraggiando a investire su una maggiore produzione, in particolare in mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo. Basata su varie proposte precedentemente analizzate, la Wto sta analizzando una struttura con tre elementi potenziali di intervento. Il primo consiste nel tenere aperte le catene di rifornimento globali. Il secondo riguarda più la cooperazione con altre organizzazioni internazionali per incoraggiare una capacità produttiva vaccinale e farmaceutica decentralizzata. Il terzo elemento riguarda il trasferimento tecnologico e le questioni di proprietà intellettuale per i vaccini, le terapie e le diagnosi anti-Covid.

Stiamo assistendo a dei progressi nella direzione giusta. C’è l’impegno nel cercare di costruire una nuova capacità farmaceutica in Africa, che importi il 99% dei vaccini e oltre il 90% dei prodotti farmaceutici. Stessa cosa per l’America Latina e parti dell’Asia.

Per sostenere ulteriormente il livello di preparazione, l’High Level Panel del G20 ha raccomandato di investire su una rete di supervisione globale, su sistemi sanitari più forti e una governance globale migliorata, attraverso la creazione di un board contro le minacce sanitarie mondiali.

Il commercio riguarda gli individui. Le vite delle persone e il loro benessere sono minacciati da problemi riguardanti i beni comuni globali. Il commercio è parte della soluzione a questi problemi. Quindi, lavoriamo insieme per mettere il commercio al servizio delle persone e del pianeta, e il commercio ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi che sono davvero importanti. Il momento di agire è adesso. Per citare Nelson Mandela: «Dobbiamo usare il nostro tempo saggiamente e capire una volta per tutte che il momento è sempre giusto per fare del bene».

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