RAPPORTI ITALIA-SANTA SEDE

Il Concordato (a rischio, secondo il Vaticano) che mise fine alla “questione Romana”

I “Patti Lateranensi” firmati da Mussolini e il cardinale Gasparri fecero nascere il nuovo Stato del Papa e regolarono i rapporti con il Regno e poi la Repubblica. La Revisione del 1984

di Carlo Marroni

(foto Ansa)

2' di lettura

Dei Patti Lateranensi si parla (in ambienti ristretti) almeno una volta all'anno, quando c'è il ricevimento a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia accreditata Oltretevere. È presente di solito tutto il vertice sia dello Stato italiano che della Chiesa. Meno il Papa, che non va ai ricevimenti. Ogni anno a febbraio si ricorda la firma del 1929 - ma il Concordato fu modificato nel 1984 - che mise fine alla “questione romana” e fece nascere lo Stato Città del Vaticano, minuscolo ma sempre molto influente. E ora anche di nuovo molto attivo nella politica italiana, nonostante la sterzata di Francesco degli anni scorsi. Ora da dentro i Sacri Palazzi con un'iniziativa ufficiale e inedita per modalità si sostiene che il ddl Zan viola il Concordato.

Il Trattato che fa nascere lo Stato (e riconosce un cospicuo risarcimento)

Per capire di cosa parliamo bisogna vedere cosa c'è tra i due Stati, che nel '29 firmarono appunti i cosiddetti Patti Lateranensi, poi come detto sottoposti a revisione nel 1984. I Patti si distinguono in due parti: il Trattato e il Concordato. Il Trattato riconosceva l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede che fondava lo Stato della Città del Vaticano, con un suo territorio e zone extra territoriali. Allegata al Trattato c’era la Convenzione finanziaria, che regolava le questioni sorte dopo le spoliazioni degli enti ecclesiastici. In particolare l'Italia avrebbe versato alla ratifica 750milioni di lire e titoli di Stato per un miliardo. A seguito di questi pagamenti nacque una sezione per gli investimenti della Chiesa, l’Amministrazione Speciale della Santa Sede. Anni dopo verrò creato lo Ior.

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Il Concordato che regola le relazioni civili e religiose tra i due Stati

Il Concordato definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa e il Governo. Tra le altre questioni Il governo italiano acconsentì di rendere le sue leggi sul matrimonio e il divorzio conformi a quelle della Chiesa cattolica di Roma e di rendere il clero esente dal servizio militare. I Patti garantirono alla Chiesa il riconoscimento del cattolicesimo quale religione di Stato in Italia, con importanti conseguenze sul sistema scolastico pubblico, come l’istituzione dell’insegnamento della religione cattolica, già presente dal 1923 e tuttora esistente seppure con modalità diverse. Il capoverso dell’articolo 1 del Concordato riconosceva anche il carattere sacro della città di Roma, sostituito, all’articolo 2.4 degli accordi di villa Madama, dal riconoscimento del «particolare significato che Roma, sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità».

La revisione del 1984 Craxi-Casaroli: nasce l'otto per mille.

Come detto il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto, dopo lunghe trattative, nel 1984, fondamentalmente per rimuovere la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. La revisione che portò al nuovo Concordato venne firmata a Villa Madama, a Roma, il 18 febbraio dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, per lo Stato italiano, e dal cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato, in rappresentanza della Santa Sede. Il negoziato fu portato avanti da diversi esperti e plenipotenziari, tra cui monsignor Achille Silvestrini per il Vaticano e Gennaro Acquaviva per il Governo Italiano. Il nuovo Concordato stabilì che il clero cattolico venisse finanziato da una frazione del gettito totale Irpef, attraverso il meccanismo noto come otto per mille e che la nomina dei vescovi non richiedesse più l’approvazione del governo italiano.


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