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Il Congo accende nuove tensioni sui prezzi del cobalto

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

La diffusione delle auto elettriche rischia di essere frenata da un’ulteriore impennata del costo dei materiali usati nelle batterie. Il prezzo del cobalto – già quasi triplicato negli ultimi due anni – potrebbe salire ancora a causa di un forte aumento delle tasse nella Repubblica democratica del Congo, da cui proviene circa il 60% del metallo.

La riforma del settore estrattivo, duramente contestata da Glencore e dalle altre minerarie che operano nel Paese, sarà presto legge: il presidente Joseph Kabila non si è lasciato convincere a correggere il tiro e ha annunciato che firmerà «a breve» per promulgare il testo, che è già stato approvato dai due rami del Parlamento, salvo discutere «caso per caso» eventuali deroghe, una volta che sarà entrato in vigore.

La nuova legge avrà un forte impatto sulle attività estrattive nel Paese africano, che è ricco non solo di cobalto, ma anche di rame e oro. È previsto un aumento generalizzato delle royalties sull’estrazione di metalli, che nel caso del cobalto potrebbero raddoppiare al 10%, se – come probabile – verrà classificato come «strategico» dal Governo. Ci sarà inoltre un tassa del 50% sui profitti extra, generati quando il prezzo di una materia prima sale di oltre il 25% rispetto al periodo in cui è stata concessa la licenza. Infine viene abolito il periodo di grazia di 10 anni, in cui i partner stranieri vengono esonerati da qualunque variazione delle normative, fiscali e non.

È proprio quest’ultimo l’aspetto che ha infiammato maggiormente gli animi, spingendo diverse minerarie a minacciare ricorsi all’arbitrato internazionale.

I numeri uno delle società che operano in Congo erano volati a Kinshasa mercoledì, per un tentativo in extremis di strappare qualche concessione. Ma dopo quasi sei ore di discussione con Kabila hanno dovuto arrendersi. Tra i partecipanti all’incontro c’era Ivan Glasenberg, ceo di Glencore, responsabile del 40% del cobalto estratto nel Paese, in cui espandere fortemente la produzione. Presenti anche il ceo di Randgold, Mark Bristow, e il presidente di Ivanhoe Mines, Robert Friedland, le cui società stanno sviluppando miniere d’oro, nonché i rappresentanti di gruppi cinesi, tra cui China Molybdenum (che controlla il maxi-deposito di rame e cobalto Tenke Fungurume), MMG e Zijin Mining.

Il comunicato diffuso al termine della riunione lascia aperto qualche spiraglio per chi spera di ottenere trattamenti di favore. «Il presidente assicura che gli operatori minerari sono partener economici della Repubblica democratica del Congo e che dopo l’approvazione della legge si terrà conto delle loro preoccupazioni attraverso un dialogo costruttivo col Governo, nell’ottica di cercare un compromesso».

Randgold conferma che c’è un accordo per proseguire il dialogo fin dalla settimana prossima, in vista dell’emanazione dei regolamenti applicativi. Il ceo di MMG, Jerry Jiao, ha riferito che c’è un’apertura a discutere su quello che è «il punto chiave per tutti», ossia la cosiddetta clausola di stabilità, che congela il quadro normativo nei 10 anni successivi alla firma dei contratti con le minerarie.

Le nuove normative rischiano comunque di fomentare ulteriori rincari del cobalto e dunque delle batterie. «Ci aspettiamo che le minerarie tentino di trasmettere l’aumento dei costi ai consumatori, visto che il mercato oggi è molto tirato», commenta Colin Hamilton, analista di Bmo. I futuri investimenti in Congo rischiano inoltre di essere scoraggiati, aggiunge Matthew Hassom, di Numis: «Nel lungo termine questo potrebbe favorire rincari del cobalto, poiché saranno sviluppati meno progetti minerari».

Il cobalto nella maggior parte dei casi viene estratto insieme al rame o al nickel ed è molto meno diffuso sulla crosta terrestre rispetto al litio, altro metallo chiave per le batterie.

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