governance

Il consiglio Generali a favore di Galateri: «Serve continuità»

di Laura Galvagni e Alessandro Graziani


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Gabriele Galateri di Genola (Ansa)

3' di lettura

Il comitato nomine e il consiglio di amministrazione delle Generali, riuniti in sequenza martedì e mercoledì scorso, si sono espressi sostanzialmente per un rinnovo del board . L’auspicio del consiglio uscente, messo nero su bianco nel documento previsto dal codice di autodisciplina e pubblicato ieri in tarda serata insieme all’autovalutazione del board, non è vincolante poiché lo statuto di Generali non prevede che la lista dei nuovi amministratori sia proposta dal cda in scadenza (come avviene invece in public company tipo UniCredit), compito che spetta invece agli azionisti.

Tuttavia, considerato che tutti i principali soci della compagnia sono rappresentati in cda - da Mediobanca a Caltagirone, da Del Vecchio a De Agostini - l’augurio di un certa «continuità» lascia in qualche modo presagire il favore dei soci alla conferma alla presidenza di Gabriele Galateri di Genola, oltre a quella già scontata del ceo Philippe Donnet . «Il livello di esperienze e di competenze professionali che si riscontra nella composizione del consiglio oggi in carica appare adeguato rispetto alla strategia e all’attività della società e del gruppo: la sua continuità appare pertanto importante per l’impegno richiesto per l’attuazione del nuovo piano strategico, approvato nel corso del presente mandato», è scritto nel documento.

La continuità auspicata dal consiglio coinvolge diversi aspetti. Si parte dalla volontà di confermare «l’attuale numero di 13 consiglieri», fino, si sottolinea, alla necessità di preservare l’attuale rapporto tra amministratori esecutivi e non esecutivi con «un sistema di deleghe operative imperniato su un unico ad». Si aggiunge, inoltre, che «le competenze» dell’intero consiglio sono adeguate. Sebbene, «l’attività di ingaggio con gli investitori istituzionali, in particolare esteri, ha fatto emergere la possibilità di rafforzare la già consolidata presenza in cda con esperienze internazionali e con competenze manageriali e tecniche nel settore dell’IT», alla luce della focalizzazione del nuovo piano strategico sul digitale. E in quest’ottica appare cruciale un altro passaggio. In particolare, il documento nelle righe in cui raccomanda «di confermare l’attuale numero di consiglieri (tredici)» suggerisce anche «di valutare eventuali inserimenti di competenze complementari a quelle esistenti». Ecco perché non si può escludere, allo stato, che i soci decidano di innalzare il numero dei membri del board da 13 a 15. Complice il fatto che «il dato medio per gli emittenti del settore finanziario è di 14,7 componenti».

Il parere è stato messo a punto in vista dell’assemblea di bilancio che si terrà nella primavera del 2019 e che sarà chiamata appunto a rinnovare l’organo di governo della compagnia triestina guidato dal tandem Galateri-Donnet. In merito al numero uno, va ricordato che l’inserimento di Galateri lo scorso dicembre nella lista di Vivendi per il rinnovo del consiglio Tim ha generato qualche malumore tra i grandi soci del Leone, ecco perché un suo eventuale passo indietro rispetto all’impegno sulle tlc potrebbe anche essere visto di buon occhio.

Il rinnovo del board Generali, peraltro, questa volta assume un carattere particolare, data la novità dell’assetto azionario che vede i cinque grandi soci italiani sfiorare il 30% del capitale. La tradizione prevede che sia il primo azionista Mediobanca (13%) a presentare la lista di maggioranza, presumibilmente dopo una serie informale di contatti bilaterali con gli altri grandi azionisti. Ma le regole su cui vigila Consob escludono che vi possano essere riunioni collettive tra soci, altrimenti sussisterebbe un concerto che dovrebbe essere codificato in un patto di consultazione da rendere pubblico al mercato. Così come faranno oggi, per la prima volta, le Fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo.

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