Il governo ammette la frenata del pil

Il Consiglio dei ministri approva il Def. Flat tax al via e Pil 2019 allo 0,2%

di Nicola Barone


Def, calendario di fuoco per i conti pubblici italiani

4' di lettura

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in una riunione durata circa mezz'ora, il Documento di economia e finanza (Def). Il Cdm è stato preceduto da un lungo vertice di governo per trovare la quadra sui numeri del documento e sulla flat tax. «Confermati i programmi di governo, nessuna nuova tassa e nessuna manovra correttiva» si legge in una nota di Palazzo Chigi nella quale viene sottolineato che il documento è in linea «con i programmi di governo della legge di bilancio e il rispetto degli obiettivi fissati dalla commissione Ue».

Il governo intende ribadire gli obiettivi «fondamentali della sua azione» e cioè ridurre progressivamente il gap di crescita con la media europea e, al contempo, il rapporto debito/Pil.

La crescita del Pil nello scenario programmatico «è superiore a quella dello scenario tendenziale ad eccezione dell'anno finale, attestandosi allo 0,2 per cento per il 2019 per poi aumentare allo 0,8 per cento nei tre anni successivi». Per quanto riguarda i principali indicatori economici e di finanza pubblica «il 2018 si è chiuso con un incremento del Pil reale dello 0,9 per cento. Come conseguenza delle mutate condizioni interne ed esterne, la proiezione di crescita tendenziale per il 2019 è stata rivista, passando dall'1 allo 0,1 per cento».

Nel 2019 il deficit sale al 2,4% del Pil. «In termini strutturali questo risultato darebbe luogo a una variazione dell'indebitamento di solo -0,1 punti percentuali. Tenendo conto della flessibilità concordata con la Commissione, il risultato di quest'anno rientrerebbe quindi nei limiti del Patto di stabilità e crescita». Per gli anni successivi, il Def traccia un sentiero di finanza pubblica che riduce gradualmente il deficit fino all'1,5 per cento nel 2022, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali all'anno, che determina un miglioramento quasi equivalente del saldo strutturale. Secondo le nuove proiezioni, il deficit strutturale scenderebbe dall'1,6 per cento del Pil di quest'anno allo 0,8 per cento nel 2022, in linea con una graduale convergenza verso il pareggio strutturale.

Tra le misure previste per sostenere la crescita economica allo 0,2% il Mef cita come stimolo agli investimenti privati il potenziamento della Nuova Sabatini, la reintroduzione del cosiddetto superammortamento e l'istituzione di un fondo di garanzia per le medie imprese. Ancora, vengono introdotti il rifinanziamento del fondo di garanzia per la prima casa e l'estensione del sisma bonus per i soggetti incapienti, mentre arrivano incentivi alla rigenerazione urbana. Il ministero guidato da Tria sottolinea come queste misure «in concerto con quelle previste dal dl sblocca-cantieri, sono in grado di dare una spinta al Pil per l'anno in corso quantificabile in 0,1 punti percentuali».

Previsti inoltre il rifinanziamento del fondo di garanzia per la prima casa e l'estensione del sisma bonus per i soggetti incapienti, mentre arrivano incentivi alla rigenerazione urbana. In aggiunta il governo predisporrà delle strategie nazionali per l'intelligenza artificiale e per la blockchain. «Risorse significative saranno investite nella diffusione della banda larga e si promuoverà lo sviluppo della rete 5G». Nel programma, aggiunge il Mef, rientrano anche «il rilancio della politica industriale, con l'obiettivo non solo di rivitalizzare settori in crisi, come il trasporto aereo, ma anche quello di spostarsi verso nuovi modelli, come la produzione di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale».

Serviranno tre anni affinchè il debito pubblico scenda sotto il 130% del prodotto interno lordo. Secondo quanto riporta la tavola con gli indicatori di finanza pubblica del quadro programmatico il debito si attesterà quest'anno al 132,6% (132,8 tendenziale) salendo dal 132,2% dello scorso anno, per poi scendere a quota 131,3 nel 2020, a 130,2 nel 2021 e, finalmente, a 128,9 nel 2022.

Alla fine è «positivo» il giudizio del vicepremier Matteo Salvini, secondo cui «la flat tax si farà, nel documento se ne parla in due passaggi. Non si torna indietro su quota 100, nessun aumento dell'Iva».

«L'azione di riforma fiscale in progressiva attuazione di un sistema di flat tax come componente importante di un modello di crescita più bilanciato». Questo è quanto ribadisce il governo nella nota di Palazzo Chigi, l'unica citazione che compare nel comunicato stampa sulla flat tax. Nelle bozze del Def e del Pnr la flat tax è citata, ma il passaggio con l'indicazione delle aliquote, già indicato come provvisorio, sarebbe saltato. Per Luigi Di Maio «con l'inserimento della flat tax nel Def indirizzata al ceto medio come avevamo chiesto, e non solo ai ricchi, vince il buonsenso. Sono molto soddisfatto. Andiamo avanti così, facendo ripartire il Paese, spingendo sulla crescita e sostenendo le famiglie che hanno veramente bisogno, senza sventolare false promesse come è stato fatto in passato». Dal canto suo Giulia Bongiorno, ministro per la Pa, evidenzia il «turnover al 100% nelle pubbliche amministrazioni» e nessun taglio previsto per i prossimi mesi. «Mai nessun governo ha investito nella Pubblica amministrazione, sia centrale che locale, come quello attuale», fa notare Bongiorno.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...