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Il Consorzio Ecopneus crea la seconda vita dei pneumatici di scarto

di Davide Madeddu

Attività. Lo scorso anno, il 52% degli pneumatici è stato destinato al recupero di energia, mentre il 48% è stato usato nei nei settori applicativi della gomma riciclata

3' di lettura

Non si butta via nulla. L’attività di riciclo della gomma proveniente da pneumatici giunti a fine corsa cresce. Così come crescono gli ambiti di impiego che spaziano dall’edilizia sportiva alla sistemazione delle strade sino alle industrie per produrre nuove ruote.

A certificare questo andamento, indicandolo nel suo rapporto di sostenibilità del 2021, è il consorzio Ecopneus, la società senza scopo di lucro con sede a Milano, costituita per il rintracciamento, raccolta e trattamento degli pneumatici fuori uso, dai principali produttori italiani a cui si sono unite poi aziende di importazione e distribuzione.

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I dati, di una partita che vale oltre 50 milioni di euro l’anno, parlano chiaro: nel 2021 il consorzio ha raccolto complessivamente oltre 200mila tonnellate di pneumatici fuori uso attraverso una rete composta da oltre 20mila gommisti presenti in tutta Italia superando del 20% il target di legge. Un trend, a sentire gli addetti ai lavori, destinato a crescere, soprattutto alla luce dello scenario economico con cui devono fare i conti le attività produttive.

«In questo momento di difficoltà per tutte le imprese Ecopneus è al lavoro per continuare a garantire la tenuta delle aziende della filiera, alle prese con l’aumento dei costi dell’energia con ricadute che potrebbero incidere anche sul mercato della gomma riciclata – commenta Federico Dossena, direttore generale di Ecopneus –. Si tratta di un momento difficile in cui occorre continuare a garantire la gestione di una rifiuto ma soprattutto riconfermare gli obiettivi verso un’economia circolare su cui costruire il futuro del Paese». Una crescita, quindi che per i rappresentanti del Consorzio, deve essere intesa come «risultato del consolidamento del sistema industriale costruito formato da una rete di 100 imprese qualificate su tutto il territorio nazionale».

L’attività del Consorzio non si limita alla raccolta e censimento di quanto prelevato ma va oltre e guarda anche al nuovo utilizzo della gomma che da rifiuto si trasforma in materia prima. A leggere i dati si scopre che lo scorso anno, il 52% degli pneumatici raccolti è stato destinato al recupero di energia, mentre il 48% «è stato avviato al recupero di materia per produrre granuli, polverini di gomma e acciaio impiegati nei settori applicativi della gomma riciclata».

Proprio il 48% del totale si è trasformato in materia prima con un riutilizzo che comprende le applicazioni ludico sportive, i manufatti e le mescole, gli articoli in gomma, gli isolanti acustici per l’edilizia e gli asfalti a bassa rumorosità.

Giusto per fare qualche esempio: si passa dai campi costruiti all’interno del carcere di Bollate sino alla sperimentazione sulla rete stradale Anas per il risanamento acustico delle pavimentazioni, continuando poi con la moda e l’iniziativa promossa l’estate scorsa a Roma o gli impianti sportivi in altri centri d’Italia.

Strettamente legata a questa attività è la ricerca. Non è certo un caso che il consorzio, proprio per spingere su questo ambito, nel 2021 ha investito 2 milioni di euro in progetti R&D. Il tutto seguendo un percorso che viaggia guardando alla sostenibilità. «Il lavoro di Ecopneus va in questa direzione, interpretando al meglio la responsabilità affidata dal Legislatore e garantendo raccolta e recupero del 100% e oltre degli Pneumatici Fuori Uso di sua competenza - scrive Daniele De Ambrogio, presidente di Ecopneus, nel rapporto di sostenibilità -. Il 2021 ha visto infatti una performance di recupero straordinaria del 120% rispetto il target di legge, ma il nostro impegno non si esaurisce qui».

Tra le altre attività, anche «gli impieghi in ambito industriale o i processi di riciclo chimico, che consentirebbero di reintrodurre una quota parte di gomma riciclata anche nel ciclo di produzione di pneumatici nuovi». Propositi ambiziosi che viaggiano in linea con i risultati che il consorzio ha raggiunto nel corso degli ultimi dieci anni. Dal 2011 a oggi, infatti, ha gestito oltre 2,5 milioni di pneumatici fuori uso. E in questa attività rientrano anche le operazioni a sostegno dell’ambiente, come l’intervento straordinario per il prelievo dei pezzi abbandonati nei territori della Terra dei Fuochi «per un totale di oltre 87 mila tonnellate prelevate». L’attività ha permesso di evitare l’emissione di 310 mila tonnellate di CO2 equivalenti, un consumo di acqua di quasi 1,23 milioni di metri cubi e un prelievo di materie prime di 282 mila tonnellate. Benefici a cui si aggiunge il risparmio per il Paese legato alla riduzione delle importazioni di materiale vergine per un valore di 79 milioni di euro.

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