la sfida

Il Consorzio delle nocciole: non vogliamo Ferrero in Calabria

Per fare la Nutella i frutti sarebbero trasformati lontano dai luoghi di coltivazione, senza creare nessun posto di lavoro per i calabresi

di Micaela Cappellini

Ferrero, in cinque anni tagliate 6.500 tonnellate di plastica

Per fare la Nutella i frutti sarebbero trasformati lontano dai luoghi di coltivazione, senza creare nessun posto di lavoro per i calabresi


2' di lettura

Il Consorzio di valorizzazione e tutela della nocciola di calabria di Torre di Ruggiero dice no a Ferrero: «La Ferrero in Calabria? La nostra produzione di nocciole è incompatibile con una logica globalizzata». Lo ha detto chiaro e tondo il presidente del Consorzio, Giuseppe Rotiroti, che sulla pagina ufficiale Facebook dell’istituto rilancia tutti gli articoli della stampa locale che riportano della sua sfida contro il gigante della Nutella. Che dalla Calabria vorrebbe solo portare via le nocciole, senza favorire l’imprenditoria locale e senza creare posti di lavoro in una regione dove la disoccupazione giovanile è oltre il 50%. Per la Ferrero, un brutto colpo alla vigilia del World Nutella Day.

Da giorni trova spazio la notizia di un arrivo salvifico in Calabria della Ferrero. E il presidente Rotiroti , in una nota, si limita a ribadire cosa rispose alla multinazionale già tre anni fa: «Siamo stati contattati dalla Ferrero che si apprestava a lanciare il progetto Nocciola Italia e già tre anni fa abbiamo risposto no». In primo luogo, sostiene il consorzio, perché gli alberi della nocciola tonda calabrese non hanno le caratteristiche per una produzione intensiva: «Per gli obiettivi della Ferrero - sostiene Rotiroti - di fatto non basterebbe l'intero territorio vocato alla produzione e ricompreso tra i Comuni di Cardinale, Torre di Ruggiero e Simbario. Il progetto della multinazionale richiederebbe grandi distese e una qualità
ridotta, a fronte di una quantità che sarebbe invece enormemente superiore».

Ma la vera ragione del no dei coltivatori calabresi alla Ferrero è soprattutto legata al fatto che le nocciole sarebbero trasformate fuori: «La
nostra scelta - dice ancora il presidente del consorzio - è quella della qualità e di una trasformazione del prodotto che deve avvenire qui, consentendo alle imprese di strutturarsi ed ai territori di mantenere la propria identità. Noi, come consorzio, abbiamo deciso di puntare sul piccolo imprenditore che intende diventare grande attraverso la qualità
del proprio prodotto. Ecco perché, ad esempio, chiediamo da
tempo al Ministro Bellanova la convocazione di un tavolo
nazionale per le nocciole
e condividiamo le valutazioni espresse del
presidente dell’Associazione nazionale città della nocciola, Rosario d'Accunto, secondo cui la corilicoltura non può e non deve essere
abbandonata alle scelte delle multinazionali».

Nel mondo, ogni anno, una nocciola prodotta su tre viene acquistata dalla Ferrero. Da tempo la multinazionale di Alba ha in progetto di allargare le proprie forniture italiane. E lo scorso dicembre dovette fronteggiare l’attacco del segretario della Lega, Matteo Salvini , che durante la campagna elettorale annunciò di non voler consumare più Nutella perché fatta con nocciole provenienti dalla Turchia.

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